ROBERT McCAMMON.
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TENEBRE.
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Titolo originale: Swan Song. 1987.
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Parte 4.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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45.
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Nel Nebraska, sotto una tempesta di polvere, dopo avere seguito per tre
giorni le rotaie della ferrovia, Swan e Josh trovarono i rottami del treno.
Li videro solo quando andarono quasi a sbatterci contro. Carri ferroviari
sparsi dappertutto, alcuni addosso ad altri. Gran parte dei carri era a pezzi,
tranne il vagone del personale viaggiante e un paio di merci. Swan smont
da cavallo e segu Josh che si avvicinava con prudenza ai rottami. Attenta
ai chiodi l'ammon Josh e lei annu. Killer, color del gesso per la polvere,
precedette Josh, annusando cautamente le assi scheggiate su cui posava le
zampe.
Josh si scherm gli occhi e guard la fiancata di un carro merci. La tem-
pesta aveva graffiato via quasi tutta la vernice, ma si distingueva ancora
una scena di pagliacci, leoni e tre piste sotto un grande tendone. Lettere
rosse, ornate di svolazzi, dicevano: CIRCO RYDELL.
 il treno di un circo! esclam. Probabilmente andavano a piantare il
tendone da qualche parte, quando il treno  stato sbattuto fuori delle ro-
taie. Indic il vagone di servizio. Vediamo cosa c' li dentro. Nelle ul-
time tre notti avevano dormito in fienili e in fattorie abbandonate; le rotaie
li avevano condotti alla periferia di una cittadina di medie dimensioni... ma
il vento portava un tale lezzo di putrefazione che non avevano osato entra-
re in paese. Dopo un largo giro, avevano ripreso a seguire le rotaie nella
pianura aperta.
La porta del vagone di servizio non era chiusa a catenaccio. L'interno era
buio, ma almeno costituiva un riparo. Josh si disse che il cavallo e il terrier
avrebbero saputo arrangiarsi ed entr. Swan lo segu e si chiuse la porta al-
le spalle.
Josh urt contro un tavolino, provocando un tintinnio di boccette e di
vasetti. Man mano che avanzava, l'aria era pi calda; a destra Josh distinse
i contorni di una branda. Con le dita sfior metallo caldo... una stufa di
ghisa. C'era qualcuno disse. E se n' andato da poco, anche. Trov la
grata, l'apr. Fra la cenere, un pezzetto di brace splendeva come occhio di
tigre.
Continu a esplorare a tentoni il vagone di servizio, quasi inciamp in
un fagotto di coperte in un angolo, torn al tavolino. Cominciava ad abi-
tuare gli occhi alla luce fioca e giallastra che entrava dalle finestrelle; sco-
pr un mozzicone di candela incollato a un piattino e una scatola di fiam-
miferi da cucina. Accese la candela e la luce illumin il vagone. Swan vide
sul ripiano quelli che ritenne matite colorate e rossetti. Una parrucca rossa
e riccia era posata sull'apposito sostegno. Davanti alla sedia pieghevole
c'era una cassa di legno, grossa pi o meno quanto una scatola da scarpe,
decorata con complicati intagli a forma di lucertola. Gli occhi di vetro
sfaccettato brillavano alla luce della candela.
Accanto alla branda Josh trov una scatola aperta di cibo per cani Gravy
Train e un contenitore in plastica che mand rumore d'acqua quando lo ur-
t con il piede.
Swan si accost alla stufa. Nell'attaccapanni a parete c'erano abiti dai co-
lori vistosi, con lustrini, bottoni pi grandi del normale, risvolti flosci. Per
terra, un mucchio di giornali, pezzi di legno e di carbone pronti per il fuo-
co. Swan guard il mucchio di coperte nell'angolo lontano. C'era anche u-
n'altra cosa, l... una cosa che sporgeva in parte. Josh? E quello che co-
s'?
Lui avvicin la candela. La luce colp il sorriso rigido di una faccia da
clown.
Sulle prime Josh rimase sorpreso, ma poi cap. Un fantoccio!  un fan-
toccio a grandezza naturale! Il clown, in posizione seduta, aveva il cerone
sul viso e labbra d'un rosso brillante. Portava una parrucca verde e teneva
gli occhi chiusi. Josh si chin a toccargli la spalla. Si sent mancare il cuo-
re.
Con cautela tocc la guancia del clown, tolse un poco di cerone. Sotto,
c'era pelle giallastra.
Il cadavere era freddo e irrigidito: il clown era morto da almeno due
giorni.
Alle loro spalle la porta si spalanc all'improvviso, lasciando entrare un
turbine di polvere.
Josh si gir di scatto, si mise davanti a Swan per proteggerla da chiun-
que - o da qualsiasi cosa - entrasse. Nel vano era ferma una figura, ma
lui era accecato dalla polvere negli occhi.
La figura esit. In mano reggeva un badile. Ci fu un lungo silenzio cari-
co di tensione, poi l'uomo sulla porta disse: Salve, con l'inflessione stra-
scicata degli stati dell'ovest. Siete qui da tanto? Chiuse la porta. Sotto gli
occhi diffidenti di Josh, attravers il locale facendo risuonare sull'impianti-
to di legno gli stivali da cowboy. Appoggi il badile contro la parete e si
tolse il fazzoletto dai colori vivaci che gli copriva naso e bocca. Ebbene?
Parlate inglese oppure devo pensare da solo alla conversazione? Rimase
in silenzio per un attimo, poi si rispose da solo, con voce acuta e beffarda:
Sissignore, certo che parliamo inglese, ma gli occhi ci stanno per schizza-
re dalla testa e se muoviamo la lingua voleranno via come uova in cami-
cia.
Sappiamo parlare disse Josh. Solo che... ci ha sorpresi.
Lo credo. Ma l'ultima volta che ho varcato quella porta, qui c'era solo
Leroy, quindi anch'io sono un po' sorpreso. Si tolse il cappello da cowboy
e lo sbatt contro la gamba dei jeans, sollevando una nuvoletta di polvere.
Indic il clown nell'angolo. Quello  Leroy. Leroy Satterwaite. Morto un
paio di notti fa. Era l'ultimo. Sono stato fuori a scavargli la fossa.
L'ultimo? lo sollecit Josh.
Gi. L'ultimo della gente del circo. Uno dei migliori clown mai visti.
Amico, avrebbe fatto sorridere una pietra. Sospir e scroll le spalle.
Be', ormai  morto. Era l'ultimo... a parte me, voglio dire.
Josh mosse un passo verso l'uomo e sollev il piattino con la candela per
illuminargli il viso.
L'uomo era magro e allampanato. Il viso dalla barba ispida e brizzolata
era lungo e stretto come se fosse stato compresso da una morsa. I capelli
ricci, castano chiaro, gli ricadevano sulla fronte alta e gli arrivavano quasi
alle folte sopracciglia scure; gli occhi erano grandi e lucenti, di un colore
fra il nocciola e il giallo topazio. Il naso era lungo e sottile, in carattere con
il resto, ma la bocca era il tratto saliente del viso: labbra grosse, mobili e
carnose, fatte per atteggiarsi a grugni e ghigni. Josh non aveva pi visto
labbra simili da quando in un ristorante della Georgia gli avevano servito
un pesce persico. L'uomo indossava una giacca di tela di jeans, chiaramen-
te fin troppo usata, camicia di flanella blu scuro, calzoni di tela. Mosse gli
occhi vivaci ed espressivi da Josh a Swan, si sofferm qualche secondo
sulla bambina, li riport su Josh. Mi chiamo Rusty Weathers disse. E
voi chi diavolo siete? E come siete capitati qui?
Josh Hutchins. E Swan Prescott. Da tre giorni non tocchiamo acqua e
cibo. Pu aiutarci?
Rusty Weathers indic il contenitore di plastica. Servitevi.  acqua d'un
ruscello a duecento metri dalla ferrovia. Non so quanto sia pulita, ma la
bevo da circa... Corrug la fronte, si avvicin alla parete e pass il dito
sulle tacche incise con il temperino. Quarantun giorni, a occhio e croce.
Josh apr il contenitore, annus l'acqua e prov a bere un sorso. A parte
il gusto oleoso, sembrava normale. Bevve di nuovo e pass il contenitore a
Swan.
Come cibo ho solo Gravy Train disse Rusty. Un mio amico e sua
moglie facevano una scenetta con i cani. Barboncini che saltavano i cerchi
e cose del genere. Gett il cappello da cowboy sopra la parrucca rossa, ti-
r a s la sedia pieghevole, la gir, si sedette incrociando le braccia sullo
schienale. Ce la siamo vista brutta, credetemi. Il treno procedeva tranquil-
lamente, quando a un tratto il cielo divenne buio come un pozzo di miniera
e il vento cominci a spingere via dai binari i vagoni. Abbiamo provato le
trombe d'aria, in Oklahoma; ma quel maledetto tornado era di un'altra ca-
tegoria! Scosse la testa per liberarsi dei ricordi. Ha delle sigarette?
No, mi spiace.
Maledizione! Amico, ne mangerei una stecca, in questo momento!
Socchiuse gli occhi, esamin in silenzio Josh e Swan. Voi due avete l'a-
spetto di chi  stato calpestato da una mandria di tori Brahma. Non sentite
dolore?
Ora non pi disse Josh.
Cosa succede, nel mondo? Lungo questa ferrovia non passano treni da
quarantun giorni. Soffia polvere e basta. Cos' successo?
Guerra atomica. Credo che siano cadute bombe dappertutto. Prima sul-
le citt, probabilmente. Da quel che abbiamo visto finora, mi sa che non 
rimasto molto.
Gi. Rusty annu, lo sguardo vacuo. Immaginavo una cosa del ge-
nere. Qualche giorno dopo il disastro, io e alcuni altri ci siamo messi in
cammino per cercare aiuto. Be', allora la polvere era pi fitta e il vento pi
intenso: siamo stati costretti a tornare indietro dopo venti metri. Abbiamo
aspettato. Ma la tempesta non  cessata e non  venuto nessuno. Fiss il
finestrino. Nicky Rinaldi... il domatore di leoni... e Stan Tembrello deci-
sero di seguire i binari. Questo, un mese fa. Leroy aveva ferite interne, cos
sono rimasto con lui e con Roger... eravamo i clown, i Tre Moschettieri.
Oh, era un gran bel numero! Facevamo ridere davvero! All'improvviso
gli si inumidirono gli occhi e ci volle un momento prima che riuscisse a
continuare.
Be' riprese infine con i superstiti cominciai a scavare fosse. Il di-
sastro uccise subito un mucchio di gente e da tutte le parti c'erano animali
morti. Pi avanti sui binari c' la carcassa d'un elefante, ma ormai  tutta
rinsecchita. Amico, non puoi credere che tanfo faceva! Ma chi ha la forza
di scavare la fossa a un elefante? C' un regolare cimitero da circo, poco
distante da qui. Accenn vagamente a destra. Il terriccio  pi morbido,
lontano dai binari. Ritrovai un po' della mia roba e mi trasferii qui dentro
con Leroy, Roger, e alcuni altri. Ritrovai la cassetta per il trucco. Tocc
la scatola di legno con le lucertole intagliate. Trovai anche la mia giacca
magica. Indic l'attaccapanni. Non ero ferito gravemente. Solo lividi su
lividi; e questo. Alz il labbrone superiore per mostrare il vuoto lasciato
da un incisivo. Ma stavo bene. Poi... tutti cominciarono a morire.
Fiss la candela. Fu la cosa peggiore disse. Gente che fino al giorno
prima stava benissimo, il giorno dopo era morta. Una notte...Gli occhi si
velarono come uno stagno ghiacciato e lui fu di nuovo preda dei ricordi.
Una notte mi svegliai tremando di freddo. La stufa era accesa, qui dentro
faceva caldo... ma io tremavo. E, giuro su Dio, capii che l'ombra della
Morte era entrata, passava da persona a persona, studiava chi prendere.
Qualsiasi cosa fosse, mi pass tanto vicino da gelarmi le ossa... e and ol-
tre. L'indomani, Roger era morto... e solo il giorno prima raccontava bar-
zellette. Sa cosa disse Leroy? Disse: "Rusty, mettiamogli una faccia alle-
gra, al figlio di puttana, prima di mandarlo via!" Allora lo truccai, ma non
per mancargli di rispetto, oh, no! Rusty scosse la testa. Gli volevamo
bene, al vecchio briccone. Gli avevamo solo dato la faccia nella quale si
trovava meglio. Poi io ed Eddie Roscoe siamo usciti a sappellirlo. Avr
scavato cento fosse nel giro d'una settimana, finch non restammo solo io e
Leroy. Sorrise debolmente, guardando nell'angolo, al di l di Swan e di
Josh. Hai una bella cera, vecchio mio! Diavolo, pensavo che sarei stato il
primo a piantarvi!
Non c' pi nessuno, a parte lei? domand Swan.
Solo io. L'ultimo del Circo Rydell. Guard Josh. Chi ha vinto?
Chi ha vinto cosa?
La guerra. Chi ha vinto la guerra? Noi o i russi?
Non so. Se la Russia  ridotta come quel che Swan e io abbiamo visto...
Dio aiuti anche quei poveracci.
Be', occorre combattere il fuoco col fuoco disse Rusty. Mia madre
me lo diceva sempre. Combattere il fuoco col fuoco. Perci forse c' una
cosa buona: forse ognuno ha lanciato tutte le bombe e tutti i missili, e non
ne restano pi. I fuochi si sono estinti a vicenda... e il vecchio mondo esi-
ste ancora, no?
Gi disse Josh. Il mondo c' ancora. E noi pure.
Penso per che il mondo sia un po' cambiato. Cio, se dappertutto 
come qui, i lussi della vita ne avranno sofferto un poco.
Dimentichi i lussi. Questo vagone e questa stufa sono gi un lusso,
amico mio.
Rusty sogghign, mostrando il foro del dente mancante. Gi, ho un ve-
ro palazzo, no? Guard Swan per qualche attimo; si alz, prese dalla
gruccia una giacca di velluto nero. Strizz l'occhio alla bambina, si tolse la
giacca di jeans e indoss quella di velluto. Nel taschino c'era un fazzoletto
bianco. Ti mostrer cosa c' ancora... una cosa che non cambier mai,
piccola signora. La magia. Tu credi alla magia, tesoro?
S rispose Swan.
Bene! Tolse con un gesto rapido il fazzoletto bianco dal taschino e al-
l'improvviso ebbe in mano un mazzolino di fiori di carta dai colori vivaci.
Li offr a Swan. Una signora come te gradir di sicuro qualche fiore. Ov-
viamente, bisogna bagnarli. Senz'acqua, potrebbero appassire! Spinse a-
vanti l'altra mano, mosse di scatto il polso a mezz'aria, e si trov in mano
una piccola brocca di plastica rossa. La inclin sui fiori; anzich acqua, ne
usc una cascatella di polvere gialla che cadde lentamente a terra. Ah
disse Rusty, fingendosi deluso. Poi s'illumin in viso. Be', forse  polvere
magica, piccola signora. Certo! La polvere magica manterr in vita i fiori,
proprio come l'acqua! Cosa ne pensi?
Anche se il cadavere nell'angolo le dava i brividi, Swan fu costretta a
sorridere. Certo disse. Scommetto di s.
Rusty mosse la mano davanti al viso di Swan. All'improvviso una palla
rossa comparve tra il primo e il secondo dito e un'altra palla parve spuntare
fra pollice e indice. Rusty cominci a lanciarle in aria da una mano all'al-
tra.
Mi pare che manchi qualcosa, non credi? Mentre le palle erano a mez-
z'aria, allung la destra verso l'orecchio di Swan. Plop! La mano si ritrasse
reggendo una terza palla rossa. Rusty continu a farle girare in aria. Cos
va bene. Sapevo che da qualche parte l'avrei trovata.
Swan si tocc l'orecchio. Come ha fatto?
Magia spieg Rusty. Si cacci in bocca una palla, poi la seconda e la
terza. Le mani vuote carezzarono l'aria e il pomo d'Adamo and su e gi
mentre Rusty deglutiva. Buonissime disse. Vuoi assaggiare? Tese il
palmo verso di lei; sopra c'erano le tre palle rosse.
Ho visto che le mangiava! esclam Swan.
S, certo. Queste sono altre tre. Mi sono nutrito di queste, sai. Gravy
Train e palle magiche. Il sorriso vacill, si affievol. Rusty lanci una ra-
pida occhiata al cadavere, mise in tasca le tre palle. Be', credo che questa
magia basti, per oggi.
 molto bravo disse Josh. Cos, lei  clown, mago e prestigiatore.
Cos'altro sa fare?
Oh, montavo cavalli selvaggi nei rodei. Si tolse la giacca di velluto e
l'appese con cura, come se mettesse a letto un vecchio amico. Ho fatto il
clown da rodeo. Il cuoco in un luna park. Il bovaro in un ranch, una volta.
Buono a tutti i mestieri, esperto in nessuno. Ma la magia mi  sempre pia-
ciuta. Un mago ungherese, che si faceva chiamare Fabrioso, mi prese sotto
la sua ala, quando avevo sedici anni, e m'insegn l'arte, mentre ancora tira-
vo avanti nel luna park. Diceva che ho mani adatte a ripulire le tasche o a
far spuntare cose dall'aria. Gli occhi di Rusty danzarono di luce. Quel
Fabrioso era uno spettacolo, credetemi. Parlava agli spiriti... e loro gli ri-
spondevano davvero e gli ubbidivano anche!
Anche questa  magica? Swan tocc la scatola di legno con le lu-
certole.
Era la scatola dei trucchi di Fabrioso. Ora ci tengo i cosmetici e altra
roba. Fabrioso la ebbe da un mago di Istanbul. Sai dov'? In Turchia. E
quel mago turco la ebbe da un mago cinese, per cui mi pare che abbia una
sorta di storia.
Come Crybaby disse Swan e mostr la bacchetta da rabdomante.
Crybaby? La chiami cos?
Una signora .. Josh esit. La perdita di Leona Skelton era ancora trop-
po recente. Una signora davvero speciale l'ha regalata a Swan.
Fabrioso le ha dato anche la giacca magica? domand Swan.
No. L'ho comprata in un negozio d'oggetti magici, a Oklahpma City.
Ma mi ha dato la cassetta, e un'altra cosa. Apr la cassetta intagliata. Den-
tro c'erano barattoli, matite, stracci sporchi di mille colori. Frug in fondo.
Fabrioso disse che faceva il paio con la cassetta, per cui era giusto che la
seguisse. Eccolo qui.
Era un semplice specchio ovale, incorniciato di nero, con il manico nero
consumato. Aveva un unico ornamento: nel punto in cui il manico si con-
giungeva allo specchio, c'erano due piccole facce simili a maschere, che
guardavano in direzioni opposte. Il vetro era color fumo, rigato e macchia-
to.
Fabrioso lo usava per truccarsi. Nella voce di Rusty c'era una nota di
stupore reverenziale. Diceva che mostrava un'immagine pi vera di ogni
altro specchio. Io per non lo uso... lo specchio  troppo opaco. Lo porse
a Swan, che lo resse per il manico. Lo specchio era leggero come una sfo-
gliatella.
Fabrioso mor a novant'anni e mi disse che da pi di settanta aveva lo
specchio. Giurerei che ha almeno due secoli.
Un oggetto cos antico superava la comprensione di Swan. La bambina
scrut nel vetro, ma vide solo confusamente la propria faccia, come attra-
verso un velo di nebbia. Anche cos, i segni delle ustioni le imbnittivano il
viso, talmente impolverato da sembrare quello d'un clown. E non si sareb-
be mai abituata alla mancanza di capelli. Guard pi attentamente. Sulla
fronte aveva altre due di quelle bizzarre escrescenze simili a verruche che
aveva gi notato a casa di Leona; c'erano gi, o erano spuntate di recente?
Penso che Fabrioso avesse una certa dose di vanit ammise Rusty.
Lo sorprendevo sempre a guardarsi in questo specchio... a parte il fatto
che di solito lo reggeva a braccio teso, cos. Tese il braccio davanti a s,
come se si guardasse nel palmo della mano.
Swan allung il braccio. Lo specchio puntava sul lato sinistro del suo vi-
so e sulla spalla sinistra. Ora la testa era solo un contorno, nel vetro. Non
riesco a vedermi come...
C'era un movimento, nello specchio. Un movimento rapido. E non era
lei a muoversi.
Una faccia con un occhio nel centro della fronte, con una bocca spa-
lancata dove avrebbe dovuto esserci il naso, con la pelle gialla come per-
gamena rinsecchita, si alz da dietro la spalla, simile a una luna lebbrosa.
Swan lasci cadere lo specchio, che tintinn per terra. Si gir di scatto.
Non c'era nessuno. Naturalmente.
Swan? Rusty si era alzato. Cosa succede?
Josh pos piattino e candela, mise la mano sulla spalla di Swan. La
bambina si strinse a lui, con il cuore che batteva forte forte. Era atterrita.
Josh si chin a raccogliere lo specchio, aspettandosi di trovarlo in mille
pezzi, ma il vetro era ancora intatto. Guard con un senso di ribrezzo la
propria immagine, quanto bastava a notare che sul mento aveva quattro
verruche nuove. Restitu lo specchio a Rusty. Meno male che non s' rot-
to. Sarebbero stati sette anni di sfortuna.
Ho visto un mucchio di volte Fabrioso lasciarlo cadere. Una volta lo
scagli con forza per terra. Non si  neppure crepato. Mi diceva pure che
questo specchio  magico... ma che in realt non lo capiva; perci non mi
ha mai spiegato perch lo riteneva magico. Rusty scroll le spalle. A me
sembra solo un vecchio vetro color fumo; ma fa il paio con la cassetta, per
questo lo conservo. Si rivolse a Swan, che ancora fissava a disagio lo
specchio. Non preoccuparti. Come ho detto, quest'affare non si rompe.
Diavolo,  pi resistente della plastica! Pos lo specchio sul piano del ta-
volo.
Tutto a posto? le chiese Josh.
Swan annu. Qualunque cosa fosse il mostro visto nello specchio, non ci
teneva a vederlo di nuovo. Di chi era, quella faccia nelle profondit del ve-
tro?
Rusty accese il fuoco nella stufa, poi Josh lo aiut a portare il cadavere
nel cimitero del circo. Killer li segu abbaiando.
E mentre erano fuori, Swan si avvicin di nuovo allo specchio. L'oggetto
la chiamava, come i tarocchi, a casa di Leona.
Lentamente lo tenne a braccio teso, inclinato verso la spalla sinistra, co-
me aveva fatto prima.
Ma la faccia mostruosa non c'era. Non c'era niente.
Swan spost lo specchio verso destra. Niente di nuovo.
Sentiva moltissimo la mancanza di Leona. Pens al Diavolo dei tarocchi.
Quella faccia, con l'orribile occhio in mezzo alla fronte e la bocca che
sembrava un portale dell'inferno, le aveva rammentato il disegno di quella
carta.
Oh, Leona mormor. Perch hai dovuto lasciarci?
Nello specchio ci fu un rapido luccichio rosso, solo un lampo subito
svanito.
Swan si guard alle spalle. Dietro di lei, nella stufa, le fiamme rossastre
crepitavano dietro la grata.
Scrut di nuovo lo specchio. Era scuro. Ma non era rivolto verso la stu-
fa.
Un puntino di luce rossa tremol e crebbe lentamente.
Balenarono altri colori simili a fulmini lontani: verde smeraldo, bianco
purissimo, blu notte. I colori si rafforzarono, si unirono in un piccolo cer-
chio di luce pulsante che sulle prime Swan ritenne librato a mezz'aria. Ma
l'attimo dopo credette di scorgere una figura nebulosa e indistinta che reg-
geva il cerchio di luce, non sapeva se uomo o donna. Non si gir, perch
sapeva che alle sue spalle non c'era niente, tranne la parete. No, quella sce-
na esisteva solo nello specchio magico... ma che cosa significava?
Le parve che la figura camminasse, stancamente, ma con determina-
zione, come se lui, o lei, avesse un lungo viaggio da compiere. Si trovava,
intu, molto lontano... forse addirittura in un altro stato. Ma per un secondo
era riuscita a distinguerne i lineamenti: forse era la faccia dura d'una don-
na. Poi l'immagine si confuse di nuovo e Swan non fu sicura di quel che
aveva visto. Le parve che la figura cercasse qualcosa, reggendo un cerchio
pi luminoso delle lucciole; e dietro di lei forse c'erano altri in cerca, ma
Swan non riusciva a distinguerli nella nebbia.
La prima figura e il cerchio lucente di mille colori cominciarono ad af-
fievolirsi; Swan continu a guardare, finch non si ridussero a puntino di
luce simile a un'ardente punta di candela. Poi il puntino tremol come una
stella cadente e svan.
Torna mormor Swan. Ti prego, torna.
Ma la visione non torn. Swan spost lo specchio a sinistra.
E dietro la sua spalla, lo scheletro d'un cavallo s'impenn; e su quel ca-
vallo c'era un cavaliere fatto di ossa e gocciolante sangue; nelle sue braccia
scheletriche una falce si alzava per vibrare un fendente mortale...
Swan si gir.
Era sola. Completamente sola.
Tremava. Pos lo specchio sul tavolo. Aveva visto tanta magia da ba-
stare per un pezzo.
Ricord le parole di Leona: "Tutto  cambiato, ora. Quel che c'era un
tempo, ora  morto. Forse il mondo intero  come Sullivan: distrutto,
cambiato, mutato in qualcosa di diverso".
Le occorreva l'aiuto di Leona, per mettere al loro posto queste nuove
tessere del puzzle; ma Leona era morta. Restavano solo lei e Josh... e
Rusty Weathers, anche, se decideva di andare con loro.
Ma che cosa significavano, le immagini viste nello specchio magico?
Erano avvenimenti che si sarebbero verificati, o solo eventi possibili?
Decise di tenere tutto per s, finch non avesse riflettuto meglio. Ancora
non conosceva bene Rusty Weathers, anche se sembrava una brava perso-
na.
Quando Josh e Rusty tornarono, Josh chiese all'altro se potevano fermar-
si l qualche giorno e approfittare dell'acqua e del Gravy Train... e Swan
arricci il naso, ma lo stomaco brontolava.
Voi due dove contate di andare? domand Rusty.
Ancora non lo so. Abbiamo un cavallo resistente e il bastardino pi co-
raggioso che si sia mai visto; continueremo a camminare, penso, finch
non troveremo un posto dove fermarci.
Pu darsi che ci voglia un mucchio di tempo. Non sapete cosa c' fuo-
ri.
So cosa c' dietro di noi. Quel che c' davanti non sar certo peggiore.
Per meglio dire, se lo augura precis Rusty.
Gi. Josh lanci un'occhiata a Swan. Proteggi la bambina, pens. Ce
l'avrebbe messa tutta, non solo per ubbidire all'ordine, ma perch voleva
bene a Swan e avrebbe fatto il possibile perch sopravvivesse a qualsiasi
cosa il futuro teneva in serbo. Ma forse sarebbe stato come camminare nel-
l'inferno stesso.
Mi sa che verr con voi, se non vi spiace decise infine Rusty. Pos-
siedo solo i vestiti che ho addosso, la giacca magica, la cassetta e lo spec-
chio. Non promettono un gran futuro, vero?
Non direi rispose Josh.
Rusty guard da un finestrino impolverato. Signore, mi auguro di vive-
re quanto basta a vedere il sole spuntare di nuovo. E allora mi uccider a
furia di sigarette.
Josh non riusc a trattenere una risata e anche Rusty ridacchi.
Swan sorrise, ma il suo sorriso impallid in fretta.
Si sentiva molto pi matura dalla bambina che era entrata con la madre
nella drogheria di PawPaw Briggs. Avrebbe compiuto dieci anni il tredici
di novembre, ma in quel momento si sentiva vecchia davvero... trent'anni,
almeno. E non sapeva niente di niente! Prima di quel brutto giorno, la sua
vita era trascorsa in motel, roulotte e stanze d'affitto. Com'era stato, il resto
del mondo? E ora che il brutto giorno era venuto e passato, che cosa rima-
neva?
"Il mondo continuer a girare" aveva detto Leona. "Oh, Dio gli ha dato
una bella spinta, eccome! E ha dato a un mucchio di persone una mente e
un'anima resistenti, anche... a persone come te, forse."
Ricord PawPaw Briggs che si sollevava a parlare. Era un episodio a cui
non aveva voluto pensare molto, ma ora desiderava saperne il significato.
Non si sentiva speciale in nessun modo, solo stanca, esausta, impolverata;
e quando lasci vagare i pensieri verso sua mamma, desider solo lasciarsi
andare e piangere. Ma tenne duro.
Swan voleva sapere pi cose, in tutti i campi... imparare a leggere me-
glio, se avesse trovato dei libri; fare domande e imparare ad ascoltare, a ri-
flettere e a ragionare. Ma non voleva crescere fino in fondo, perch temeva
il mondo degli adulti; era un bullo con la pancia e la bocca cattiva, che
calpestava i giardini prima che avessero la possibilit di crescere.
No, decise Swan. Voglio essere quella che sono e nessuno mi calpe-
ster... e se ci provano, forse si ritroveranno loro sotto i piedi.
Rusty aveva continuato a osservare la bambina, mentre preparava la ce-
na a base di cibo per cani; vide che era profondamente assorta. Un soldi-
no per i tuoi pensieri le disse; e schiocc le dita della destra, reggendo fra
indice e pollice la moneta che aveva gi preparato. La lanci a Swan, che
l'afferr al volo.
Non era un soldino. Era un gettone della grandezza d'un quarto di dolla-
ro, con la scritta Circo Rydell sopra una sorridente faccia di clown.
Swan esit, guard Josh, poi di nuovo Rusty. Poi si decise a dire: Pen-
so... a domani.
E Josh si sedette con la schiena contro la parete, ad ascoltare il gemito
acuto del vento; e si augur che in qualche modo sopravvivessero alla spa-
ventosa serie di domani che li aspettava.
46
La palestra della scuola superiore di Homewood era diventata un ospe-
dale; il personale della Croce Rossa e dell'esercito aveva riparato alcuni
generatori e c'era l'elettricit. Un allampanato medico della Croce Rossa,
certo Eichelbaum, condusse Sister e Paul Thorson attraverso un labirinto
di persone stese su brande e su materassi per terra. Sister teneva stretta la
sacca da viaggio; non l'aveva mai persa di vista, nei tre giorni trascorsi da
quando le sentinelle avevano udito i loro spari.
Dopo un pasto caldo a base di granturco, riso e caff fumante, che le era
parso squisitezza da buongustai, era stata accompagnata in uno stanzino di
un edificio con il cartello ACCETTAZIONE, dove un'infermiera in abito
bianco e mascherina l'aveva spogliata e le aveva passato su tutto il corpo
un contatore Geiger. L'infermiera aveva fatto un balzo indietro di tre metri,
quando l'ago del contatore era quasi schizzato dal quadrante. Aveva ripuli-
to Sister, usando una polvere bianca e granulosa, ma il contatore continua-
va a chiocciare come gallina in calore. Dopo altri cinque o sei lavaggi, il
Geiger aveva segnato un valore accettabile; ma quando l'infermiera aveva
detto: Questa bisogna buttarla via e aveva allungato la mano verso la
sacca, Sister aveva afferrato la donna per il collo e le aveva chiesto se ci
teneva a vivere.
Due medici della Croce Rossa e un paio d'ufficiali dell'esercito, con l'a-
ria da boy scout, a parte le livide cicatrici da ustioni sul viso, non erano
riusciti a strapparle la sacca; e alla fine il dottor Eichelbaum aveva alzato
le braccia al cielo. E allora gratti via la merda da quella maledetta borsa!
aveva gridato.
La sacca era stata ripulita diverse volte e la polvere bianca era stata
spruzzata in abbondanza sul suo contenuto. Cerchi solo di tenere chiusa
la maledetta borsa, signora! aveva sbraitato Eichelbaum. Un lato del suo
viso era coperto di ustioni livide e un occhio era cieco. Se la scopro ad
aprirla una volta sola, finisce nell'inceneritore!
Sister e Paul Thorson avevano ricevuto un'ampia tuta bianca, come quel-
le indossate da gran parte della gente, che calzava anche stivali di gomma;
ma il dottor Eichelbaum li aveva informati che gi da qualche giorno ave-
vano terminato le "calzature antiradiazione".
Il medico aveva spalmato sulle ustioni di Sister una sostanza simile alla
vaselina e aveva esaminato attentamente una chiazza di pelle ispessita, ap-
pena sotto il mento, che sembrava una crosta contornata da quattro piccole
escrescenze simili a verruche. Aveva trovato altre due verruche all'attacca-
tura della mascella, sotto l'orecchio sinistro, e una all'angolo dell'occhio si-
nistro. Le aveva detto che circa il settanta per cento dei superstiti aveva se-
gni analoghi... si trattava quasi sicuramente di cancro della pelle, e non a-
veva modo di curarlo. Se asportata col bisturi, aveva detto, quella sorta di
verruche ricresceva: mostr il segno infiammato simile a una crosta nera
che gli spuntava proprio sulla punta del mento. La cosa pi bizzarra era
che quei segni comparivano solo sul viso o nelle immediate vicinanze; non
ne aveva mai visti al di sotto del collo, n sulle braccia, sulle gambe, su al-
tre zone del corpo esposte alle radiazioni.
L'ospedale di fortuna era pieno di vittime di ustioni, di gente con la nau-
sea da avvelenamento radioattivo, di gente in stato di shock e di de-
pressione. I casi pi gravi erano ricoverati nell'auditorio della scuola e l'in-
dice di mortalit sfiorava il novantanove per cento. Anche il suicidio era
un problema grave; con il passare dei giorni, pareva che la gente capisse
meglio la portata del disastro e di conseguenza aumentava il numero di in-
dividui trovati a penzolare da un albero.
Il giorno precedente, Sister era andata alla biblioteca pubblica di Home-
wood e aveva scoperto che l'edificio era abbandonato; gran parte dei libri
era stata usata come combustibile per i fal che mantenevano in vita la
gente. Gli scaffali erano stati strappati via; i tavoli e le sedie, fatti a pezzi
per essere bruciati. Sister aveva trovato uno dei pochi corridoi in cui rima-
nevano ancora dei libri e si era ritrovata a fissare le calzature antiradiazio-
ne di una donna impiccata al lampadario.
Ma aveva trovato quel che cercava, fra una pila di enciclopedie, libri di
storia americana, copie dell'Almanacco del contadino e altre pubblicazioni
risparmiate. E l'aveva consultato da sola.
 qui disse il dottor Eichelbaum, indicando una delle ultime brande.
Artie Wisco, appoggiato al guanciale, un vassoio fra la sua branda e quella
vicina, era intento a giocare a poker con un giovanotto nero la cui faccia
era coperta da ustioni bianche, triangolari, cos precise da sembrare stam-
pate sulla pelle.
Salve! disse Artie, sorridendo a Sister e a Paul. Scopr le carte e ag-
giunse: Full! Il nero protest: Merda! Tu bari, amico! Ma sbors al-
cuni stuzzicadenti presi dal mucchietto che aveva davanti a s.
Guardate questo! Artie scost il lenzuolo e mostr lo spesso nastro
adesivo applicato a croce sull'addome. Robot vuole giocare a filetto sulla
mia pancia!
Robot? si stup Sister. Il giovanotto nero si port il dito alla tesa d'un
immaginario cappello.
Oggi come si sente? domand il medico ad Artie. L'infermiera le ha
preso un campione delle urine?
Certo! disse Robot, e mand un fischio. Lo scemotto ha un uccello
che arriva da qui a Philly!
Non c' molta intimit, qui spieg Artie a Sister, cercando di man-
tenere un certo contegno. Devono prendere i campioni davanti a Dio e a
chiunque.
Se le donne che girano qui intorno vedono cosa ti ritrovi, sciocco, ti
vengono a pregare in ginocchio, credimi!
Oddio! Artie si ritrasse, imbarazzato. Vuoi chiudere il becco?
Hai un aspetto molto migliore disse Sister. Le pelle non era pi grigia
e malata; il viso era una confusione di cerotti e di livide ustioni scarlatte -
cheloidi, le chiamava il dottor Eichelbaum - ma le guance avevano un co-
lorito sano.
Oh, s, divento sempre pi bello! Un giorno o l'altro mi guarder allo
specchio e vedr l'immagine di Cary Grant.
Non ci sono specchi in giro, sciocco gli ramment Robot. Si sono
rotti tutti.
Artie risponde molto bene alla penicillina che gli abbiamo pompato
dentro disse il dottor Eichelbaum. Grazie a Dio ne abbiamo, altrimenti
la maggior parte della gente qui sarebbe morta d'infezione. Deve mangiar-
ne, di pagnotte, prima di togliersi dalla bagna. Ma credo che si riprender.
E il ragazzo, Buchanan? E Mona Ramsey? domand Paul.
Dovrei controllare l'elenco, ma non mi pare che nessuno dei due sia in
condizioni critiche. Diede un'occhiata alla palestra e scosse il capo. Ce
n' troppi, non riesco a stare dietro a tutti. Si rivolse a Paul. Se avessimo
il vaccino, vi farei l'antirabbica... ma non ce l'ho. Vi conviene sperare che
quei lupi non avessero la rabbia.
Ehi, Doc? disse Artie. Quando pensa che potr uscire di qui?
Fra cinque giorni come minimo. Perch? Dove vuole andare?
A Detroit rispose Artie senza esitare.
Il medico pieg la testa di lato, in modo da puntare su Artie l'occhio
buono. Detroit ripet. Ho sentito dire che Detroit  stata una delle pri-
me a essere colpita. Mi spiace, ma non credo che esista ancora, Detroit.
Forse no. Ma  li che vado. La mia casa  l, e anche mia moglie. Ges,
ci sono cresciuto, a Detroit! Colpita o no, devo andarci, devo vedere cosa
resta.
Sar lo stesso di Philly disse piano Robot. Amico, a Philly non resta
nemmeno cenere!
Devo andare a casa insist Artie, risoluto. C' mia moglie, l. Guar-
d Sister. L'ho vista, sai. L'ho vista nel cerchio di vetro, sembrava proprio
com'era a vent'anni. Forse significa qualcosa... che devo avere fede e anda-
re a Detroit, continuare a cercarla. Forse la trover... forse no, ma devo an-
dare. E tu verrai con me, vero?
Sister esit. Poi sorrise debolmente e disse: No, Artie. Non posso. Io
devo andare altrove.
Lui corrug la fronte. Dove?
Anch'io ho visto qualcosa nel cerchio di vetro e devo scoprire cosa si-
gnifica. Devo scoprirlo, proprio come tu devi andare a Detroit.
Non so di che diavolo parla disse il dottor Eichelbaum ma dove cre-
de di andare?
Nel Kansas. L'unico occhio del medico batt le palpebre. In una cit-
tadina che si chiama Matheson.  segnata, nell'atlante stradale Rand
McNally. Aveva disubbidito all'ordine del medico e aveva aperto la sacca
quanto bastava a infilarvi l'atlante stradale, accanto al cerchio di vetro co-
perto di polvere bianca.
Ma lo sa quant' lontano, il Kansas? Come ci arriver? A piedi?
Esattamente.
Pare che lei non capisca la situazione disse il medico, calmo; Sister ri-
conobbe il tono: quello che le infermiere usavano nei confronti delle mala-
te di mente, nella casa di cura. La prima ondata di missili nucleari ha col-
pito tutte le principali citt spieg lui. La seconda, le basi dell'aviazione
e della marina. La terza, le citt pi piccole e le industrie rurali. E poi, la
quarta ondata ha colpito qualsiasi altra maledetta cosa che gi non brucias-
se. Da quel che ho sentito dire, c' un deserto desolato a est e a ovest, in un
raggio di circa settantacinque chilometri da qui. Solo macerie, gente gi
morta e gente che vorrebbe essere morta. E lei ha intenzione di andare a
piedi fino nel Kansas? Le radiazioni la ucciderebbero prima che abbia per-
corso centocinquanta chilometri.
Sono sopravvissuta all'esplosione di Manhattan. E anche Artie. Come
mai le radiazioni non ci hanno gi uccisi?
Pare che alcune persone siano pi resistenti delle altre. Un colpo di for-
tuna. Ma non significa che lei possa continuare ad assorbire radiazioni e
fregarsene.
Dottore, se ero destinata a morire, a quest'ora sarei un mucchietto d'os-
sa. E comunque l'aria  piena di quella merda... lo sa bene quanto me. Le
radiazioni sono dappertutto.
Il vento le ha diffuse, certo ammise il medico. Ma lei vuole andare in
una zona ultracontaminata! Ora, non so quali siano le ragioni che la spin-
gono a...
No, lei non sa replic Sister. E non pu sapere. Perci, risparmi il
fiato; mi riposer qui per un poco, poi me ne andr.
Il dottor Eichelbaum inizi a protestare ancora; poi not la determi-
nazione nello sguardo della donna e cap che non c'era altro da dire. Tutta-
via era nella sua natura avere l'ultima parola. Lei  pazza. Si gir e si al-
lontan: aveva di meglio da fare, che tentare d'impedire a un'altra svitata di
suicidarsi.
Il Kansas disse piano Artie Wisco. Un mucchio di strada, da qui.
Gi. Mi servir un buon paio di scarpe.
Di colpo gli occhi di Artie si riempirono di lacrime. L'uomo strinse la
mano di Sister, se la premette contro la guancia. Dio ti benedica disse.
Oh... Dio ti benedica.
Sister si chin ad abbracciarlo e lui la baci sulla guancia. Sister sent
l'umido di una lacrima e prov una stretta al cuore per Artie.
Sei la donna pi fantastica che abbia mai conosciuto disse Artie. Do-
po mia moglie, cio.
Sister lo baci e si rialz. Aveva gli occhi umidi e sapeva che nei giorni
a venire l'avrebbe ricordato molte volte e nel suo cuore avrebbe detto una
preghiera per lui. Vai a Detroit gli disse. Trovala. Hai sentito?
S, ho sentito. Annu, con occhi lucenti come monete fior di conio.
Sister si gir e Paul Thorson la segu. Dietro di lei, Robot disse: Amico,
avevo uno zio, a Detroit. Quasi quasi pensavo di...
Sister attravers l'ospedale e usc. Si ferm a guardare il campo da foo-
tball, pieno di tende, di auto, di camion. Il cielo era color grigio smorto,
gonfio di nuvole. Sulla destra, davanti alla scuola superiore e sotto un lun-
go tendone rosso, c'era un'ampia bacheca in cui la gente affiggeva messag-
gi e richieste. La bacheca era sempre piena. Sister vi era passata davanti, il
giorno prima, guardando i messaggi scritti su pezzi di carta: "Cerco mia fi-
glia, Becky Rollins, quattordici anni. Dispersa nell'area di Shenandoah il
17 luglio..."; "Chiunque abbia notizie della famiglia DiBattista, di Scran-
ton,  pregato di lasciare..."; "Cerco il reverendo Bowden, Prima Chiesa
Presbiteriana di Hazleton, per urgente necessit di riti..."
Sister and al recinto che circondava il campo da football, pos a terra la
sacca, strinse le dita nelle maglie della rete metallica. Da dietro le giunsero
i gemiti d'una donna ferma davanti alla bacheca. Oh, Dio, pens, che cosa
abbiamo fatto?
Kansas, eh? Perch diavolo vuoi andare fin l?
Paul Thorson era accanto a lei, appoggiato alla rete metallica. Una stecca
gli bloccava il naso rotto. Cosa c', nel Kansas? continu.
Una cittadina che si chiama Matheson. L'ho vista nel cerchio di vetro e
l'ho trovata nell'atlante stradale.  la mia destinazione.
Gi, ma perch? Si alz il colletto della malandata giacca di cuoio, per
proteggersi dal freddo; aveva lottato per tenersi quella giacca, con la stessa
caparbiet con cui Sister aveva lottato per la sacca, e la indossava sopra la
tuta pulita.
Perch... Sister esit, poi decise di dirgli quel che pensava da quando
aveva trovato l'atlante stradale. Perch mi sento guidata verso qualcosa...
o qualcuno. Ormai sono convinta che tutto quel che ho visto nel cerchio di
vetro  reale. Nel sogno ho percorso luoghi che esistono davvero. Non so
perch, n come. Forse il cerchio  simile a... non so, un'antenna, o un ra-
dar, o alla chiave d'una porta di cui ignoravo perfino l'esistenza. Credo di
essere guidata per un motivo preciso, e devo andare.
Ecco che parli come la donna che ha visto il mostro dagli occhi bal-
lerini.
Non m'aspetto che tu capisca. Non m'aspetto che t'importi, non t'ho
chiesto niente. E poi, perch mi ronzi intorno? Non t'hanno assegnato una
tenda?
S, certo. La divido con altri tre. Uno piange in continuazione, un altro
non la pianta un secondo di parlare di baseball. Odio il baseball.
Cos' che non odii, signor Thorson?
Paul alz le spalle e sofferm lo sguardo su un uomo e una donna an-
ziani, con il viso segnato dalle cheloidi, che si sorreggevano a vicenda al-
lontanandosi a passo malfermo dalla bacheca. Non odio stare da solo ri-
spose alla fine. Non odio dipendere da me stesso... anche se a volte non
mi piaccio molto. Non odio bere.  quasi tutto.
Buon per te. Allora, ti ringrazio d'avermi salvato la vita, e anche quella
di Artie. Ti sei preso cura di noi e l'apprezzo molto. Perci... Tese la ma-
no.
Ma lui non la strinse. In quella sacca hai qualcosa di valore? do-
mand.
Per farne?
Paul accenn ai veicoli parcheggiati nel campo. Guardava una vecchia
jeep dell'esercito, tutta ammaccata, con il tettuccio di tela rattoppato, dipin-
to a colori mimetici. Scambiarlo con una jeep.
No. Non... E poi ricord che in fondo alla sacca c'erano i grumi di ve-
tro incrostati di gemme, raccolti fra le macerie di Steuben e di Tiffany. Li
aveva dimenticati.
Ti occorre un mezzo di trasporto disse Paul. Non puoi andare a piedi
da qui al Kansas. E come ti procurerai benzina, cibo, acqua? Ti occorre un
fucile, fiammiferi, una buona torcia elettrica, abiti caldi. Come t'ho detto,
signora, quel che c' l fuori sar come Dodge City e l'inferno dantesco
messi insieme.
Pu darsi. Ma perch ti preoccupi tanto?
Non mi preoccupo. Cerco solo di metterti in guardia.
So badare a me stessa.
Gi, mi ci gioco la testa. Scommetto che eri la peste del vicinato.
Ehi! chiam una voce. Ehi, cercavo proprio lei, signora!
Si avvicinava l'uomo alto con la giacca foderata di pelliccia e il berretto
della birra Stroh, quello che era di sentinella e aveva udito gli spari. La
cercavo ripet, masticando un paio di chewing-gum. Eichelbaum ha det-
to che era da queste parti.
Mi ha trovato. Ebbene?
Be' disse lui m'era parso di riconoscerla, quando l'ho vista. Ha detto
che portava una grossa borsa di pelle, per; e forse  questo che mi ha
messo fuori strada.
Ma di cosa parla?
Due o tre giorni prima che il vostro gruppo venisse qui. Un tizio  arri-
vato per la S-80 come se fosse in gita domenicale, a cavallo di una biciclet-
ta da corsa di quelle a manubrio basso. Lo ricordo benissimo, perch ero di
vedetta sul campanile, con il vecchio Bobby Oates, e lui mi d una gomita-
ta e mi dice: "Cleve, guarda che roba!" Quando l'ho vista, non ci credevo!
Amico, parla chiaro! intervenne Paul, brusco. Cos'era?
Oh, era un uomo. Pedalava in bici sulla S-80. Ma lo strano  che aveva
una quarantina di lupi quasi alle calcagna. Lo scortavano solo. Subito pri-
ma d'arrivare in cima alla collina, questo tale smonta dalla bici e si gira... e
i lupi si ritraggono impauriti come davanti a Dio in persona. Poi si danno
alla fuga e lui arriva sulla collina portando la bici a mano. Cleve scroll
le spalle, una ruga di perplessit sulla faccia bovina. Be', uscimmo ad ac-
coglierlo. Un tipo grande e grosso. Robusto. Difficile dargli un'et, per.
Capelli bianchi, ma viso giovanile. Comunque, portava giacca e cravatta,
impermeabile grigio. Non sembrava minimamente ferito. Scarpe bicolori.
Lo ricordo molto bene. Scarpe bicolori. Cleve grugn, scosse la testa, fis-
s Sister. Ha chiesto di lei, signora. Ha chiesto se avevamo visto una
donna con una grossa borsa di pelle. Ha detto che lei era una sua parente e
che doveva trovarla. Sembrava davvero ansioso e interessato, anche. Ma
Bobby e io non sapevamo niente di lei,  ovvio; e questo tale ha chiesto al-
le altre sentinelle, ma neppure loro la conoscevano. Abbiamo detto che l'a-
vremmo portato a Homewood, gli avremmo dato da mangiare e da dormi-
re, e gli uomini della Croce Rossa l'avrebbero visitato.
Il cuore di Sister cominciava a battere forte. La donna si sent raggelare.
Che... che fine ha fatto?
Oh, ha continuato. Ci ha gentilmente ringraziati e ha detto che aveva
ancora un po' di chilometri da fare. Ci ha salutati e si  allontanato peda-
lando, diretto a ovest.
Come sai che quel tale cercava proprio lei? domand Paul. Avrebbe
potuto cercare qualsiasi altra donna con una borsa di pelle!
Oh, no rispose Cleve, con un sorriso. Ha descritto la signora cos be-
ne che mi sembrava di vederne il viso nella mia testa. Proprio come una
fotografia. Ecco perch m'era sembrato di riconoscerla, la prima volta che
l'ho vista, ma solo stamattina ho fatto due pi due. Vede, m'ha confuso il
fatto che lei non aveva borse di pelle. Guard Sister. Lo conosce, signo-
ra?
S rispose lei. Oh, s, lo conosco. Le ha detto... il suo nome?
Hallmark. Darryl, Dal, Dave... un nome del genere. Be',  andato a o-
vest. Non so cosa trover, l fuori. Peccato, per: non vi siete incontrati
per un pelo.
Gi. Sister sentiva fasce di ferro stringerle il petto. Peccato davvero.
Cleve si port due dita al berretto e se ne and per gli affari suoi. Sister
si sent sul punto di svenire e fu costretta a sorreggersi alla rete metallica.
Chi era? domand Paul... ma il tono della voce diceva che aveva pau-
ra di saperlo.
Devo andare nel Kansas dichiar Sister. Devo seguire quel che ho
visto nel cerchio di vetro. Non la smetter mai di cercarmi, perch anche
lui lo vuole. Lo vuole per distruggerlo. Non posso lasciargli mettere le ma-
ni sopra... altrimenti non sapr mai cosa dovrei trovare. E chi cerco!
Avrai bisogno di un fucile. Paul era rimasto spaventato sia dalla storia
di Cleve, sia dal terrore che vedeva negli occhi di Sister. Nessun essere
umano poteva passare senza un graffio in mezzo a quel branco di lupi. E
poi, in sella a una bici da corsa? Possibile che tutto quel che Sister gli ave-
va raccontato fosse vero? Un fucile bello grosso aggiunse.
Non ne esiste uno abbastanza grosso. Raccolse la sacca e si allontan
dalla scuola, su per la collina, verso la tenda assegnatale.
Paul rimase a guardarla. Merda, pens, quella donna ha coraggio da
vendere, ma andr a farsi ammazzare sulla vecchia S-80. Ha tante pro-
babilit di arrivare nel Kansas quante un cristiano in Cadillac ne ha d'entra-
re in paradiso. Guard le centinaia di tende sulle colline alberate, i piccoli
fuochi di bivacco, le lanterne accese intorno a Homewood e rabbrivid.
In questa maledetta citt c' gi troppa gente, pens. Non sopportava di
vivere in una tenda con altre tre persone. L, da qualsiasi parte si girasse,
c'era gente. Prima o poi avrebbe dovuto andarsene, per non impazzire. Al-
lora, perch non il Kansas?
Perch, si rispose, non ci arriveremo mai.
E allora? Contavi di vvere per sempre?
Non posso lasciarla andare da sola, decise. Cristo, non posso proprio!
Ehi! le grid dietro; ma Sister continu a camminare, non si gir
nemmeno. Ehi, forse posso aiutarti a trovare una jeep! Ma non aspettarti
altro!
Sister continu a camminare, sotto il peso dei pensieri.
E va bene, ti aiuter anche a procurarti un po' di cibo e d'acqua! Ma
dovrai cavartela da sola, per il fucile e la benzina!
Un passo alla volta, pensava Sister. Un passo, e il passo successivo ti
porta dove volevi andare. E, Signore Iddio, ho tanto di quella strada...
D'accordo, maledizione. Ti aiuter!
Finalmente Sister lo ud. Si gir verso Paul. Cos'hai detto?
Ho detto che t'aiuter! Scroll le spalle e si diresse verso di lei. Tan-
to vale aggiungere un altro strato, alla torta di merda! No?
Gi disse lei. E un sorriso le aleggi agli angoli della bocca. Non 
che cambi molto.
Scese il buio e un vento gelido spazz Homewood. Nei boschi, i lupi u-
lulavano; il vento soffiava radiazioni sulla terra; il mondo girava verso un
nuovo giorno.
47
Le gomme della bicicletta cantavano nel buio. Di tanto in tanto colpi-
vano con un tonfo sordo un cadavere o sterzavano intorno alla carcassa di
un'automobile, ma le gambe che le spingevano avevano una destinazione.
Scarpe bicolori sui pedali, l'uomo chino sul manubrio pedalava lungo la
Statale 80, una ventina di chilometri a est del confine con l'Ohio. Granelli
di cenere di Pittsburgh gli picchiettavano l'abito. Aveva trascorso due
giorni fra le macerie, aveva trovato un gruppo di superstiti e aveva guarda-
to nella loro mente in cerca del viso della donna che aveva con s il cer-
chio di vetro. Ma nessuno la conosceva. Prima d'andarsene, li aveva con-
vinti che mangiare la carne dei cadaveri era una buona cura per l'avvele-
namento da radiazioni. Li aveva perfino aiutati a iniziare.
Bon appetit, pens. Le gambe pedalavano come pistoni.
Dove sei? Non puoi essere arrivata cos lontano! Non ancora! A meno
che tu non corra giorno e notte, perch sai che ti sto al culo.
Quando i lupi erano sbucati, prima per azzannarlo, poi per scodinzolare
alle sue calcagna, aveva pensato che l'avessero presa, pi indietro, nella
Pennsylvania orientale. Ma in questo caso dov'era la borsa di pelle? Il viso
della donna non era neppure nella mente delle sentinelle di Homewood; se
lei fosse stata in paese, l'avrebbero saputo. Ma allora, dov'era? E, cosa pi
importante, dov'era quella roba di vetro?
Non gli piaceva l'idea che l'oggetto fosse in giro chiss dove. Non sape-
va che cosa fosse, n perch fosse spuntato dal nulla, ma in ogni caso vo-
leva fracassarlo sotto i tacchi, ridurlo in frammenti piccolissimi e conficca-
re quei frammenti nel viso della donna.
Sister, pens, e rise di scherno.
Strinse le dita sul manubrio. Doveva trovare il cerchio di vetro. Doveva
trovarlo. Questa era la sua festa, adesso; cose del genere non erano per-
messe. Non gli piaceva come la donna aveva guardato quell'oggetto... e
nemmeno come aveva lottato per tenerlo. Il cerchio le dava una falsa spe-
ranza. Quindi, in realt, era un gesto umanitario trovare il cerchio di vetro
e fracassarlo e costringere la donna a mangiarne i frammenti. Chiss quanti
avrebbe contagiato, se non l'avesse fermata.
Forse era gi morta. Forse uno della sua stessa razza l'aveva uccisa e le
aveva rubato la borsa. Forse, forse, forse...
C'erano troppi "forse". Dovunque fosse, chiunque lo avesse, doveva a
tutti i costi trovare il cerchio di vetro, perch un oggetto simile non doveva
esistere: quando era diventato scuro e gelido nella sua stretta, gli aveva let-
to l'anima.
Questa  la mia festa! grid, e pass sopra un morto che giaceva sulla
sua strada.
Ma c'erano tanti di quei posti in cui cercare, tante di quelle autostrade da
percorrere! La donna era certo uscita dalla S-80 prima di Homewood. Ma
in quale punto? Le aveva sentito dire: "Proseguiamo verso ovest". Avreb-
be seguito la linea di minor resistenza, no? Aveva forse trovato rifugio in
uno dei piccoli villaggi fra Jersey City e Homewood? In questo caso, era
dietro di lui, non davanti.
Ma ogni cosa e ogni persona erano morte, a est di Homewood e di quella
maledetta stazione della Croce Rossa.
Rallent, oltrepass un cartello accartocciato che diceva: PROSSIMA
USCITA: NEW CASTLE. Doveva trovare da qualche parte una cartina
stradale, forse rifare il percorso lungo un'altra autostrada. Forse lei era an-
data a sud e aveva mancato completamente Homewood. Forse in quel
momento era in una strada di campagna, chiss dove, accucciata accanto a
un fuoco e intenta a giocare con quel maledetto affare di vetro. Forse, for-
se, forse...
Il territorio era vasto. Ma lui aveva tempo, si disse mentre lasciava la S-
80 all'uscita di New Castle. Aveva domani, e dopodomani, e il giorno dopo
ancora. Era la sua festa: faceva lui le regole.
L'avrebbe trovata. Oh, s! L'avrebbe trovata e le avrebbe cacciato quella
roba di vetro su per il...
Not che il vento si era calmato. Non soffiava pi con la violenza di
qualche ora prima. Proprio a causa del vento, ancora non era riuscito a fare
una ricerca come si deve. Trovava difficolt, quando il vento era cos for-
te... ma anche il vento era amico suo, perch diffondeva la polvere della
festa.
Si lecc il dito, con la lingua scabra come quella dei gatti, e lo sollev in
aria. S, il vento era davvero calato, anche se raffiche incostanti con-
tinuavano a colpirlo in faccia e portavano con s l'odore di carne bruciata.
Era tempo - anzi, era gi passato il tempo - d'iniziare.
Nel bel viso virile, gli occhi neri rimasero immobili. La bocca si apr. Si
allarg, continu ad allargarsi.
Una mosca usc, strisciando sul labbro inferiore. Era d'un verde lucido e
ripugnante, quel genere di mosca che schizza da un cadavere rigonfio. Si
sofferm sul labbro, agitando le ali iridescenti.
Un'altra mosca strisci dalla bocca, seguita da una terza, da una quarta,
da una quinta. Altre sei uscirono insieme e si raggrupparono sul labbro in-
feriore. Un'altra decina filtr fuori come una marea verde. In pochi secondi
c'erano cinquanta e pi mosche intorno alla bocca: una schiuma verde che
ronzava e s'agitava in preda ad ansiosa aspettativa.
Via mormor lui. Il movimento delle labbra mand nell'aria il primo
gruppo di mosche, che agitarono le ali nel vento fino a raggiungere l'equi-
librio. Altre decollarono, nove o dieci alla volta, e volarono in tutte le dire-
zioni. Le mosche erano parte di lui, vivevano nell'umida cantina della sua
anima dove crescevano simili creature; compiuto il loro giro di quattro o
cinque chilometri, sarebbero tornate a lui come se fosse il centro dell'uni-
verso. E una volta tornate, lui avrebbe visto quel che esse avevano visto...
un fuoco ardente che scintillava da un cerchio di vetro; oppure la faccia
della donna, addormentata in una stanza in cui si riteneva al sicuro. Se non
l'avessero trovata stanotte, c'era sempre domani. E il giorno seguente. Pre-
sto o tardi, in una parete avrebbero trovato la fessura che l'avrebbe condot-
to a lei e stavolta avrebbe danzato sulle ossa della donna.
Il viso dell'uomo era rigido, gli occhi erano fori neri in una faccia che
avrebbe spaventato la luna. Le ultime due creature, che sembravano mo-
sche ma erano estensioni delle sue orecchie e dei suoi occhi, si aprirono un
varco fra le labbra e decollarono, dirigendosi a sudest.
E le scarpe bicolori spingevano sempre sui pedali; le gomme della bi-
cicletta cantavano; le ruote schiacciavano i morti l dove giacevano.

Libro secondo
OTTO:
un rospo con ali d'oro

L'ultimo melo / Fuggite il marchio di Caino / Il favore fatto / La Ma-
schera di Giobbe / Viandante solitario / Una mano nuova / Fiori bianchi
48
La neve cadeva dal cielo giallastro sopra una stretta strada di campagna
in quello che sette anni prima era lo stato del Missouri.
Un cavallo pezzato - vecchio, dalla groppa insellata, ma ancora forte e
volenteroso - tirava un piccolo carro costruito alla buona, coperto da un
telone verde scuro tutto rattoppato. Il carro era un curioso incrocio fra un
antico Conestoga e una roulotte U-Haul: l'intelaiatura era di legno, ma gli
assali erano di ferro e le ruote avevano pneumatici. La copertura di stoffa
era una tenda impermeabile a due posti, tesa su centine di legno. Ai lati,
dipinta in bianco c'era la dicitura Spettacolo viaggiante; sotto, caratteri pi
piccoli proclamavano: Magia! Musica! e Battete il Mefsto mascherato!
Un paio di assi robuste serviva da sedile e da appoggio al conducente del
carro, avvolto in un pesante cappotto di lana che cominciava ad aprirsi
lungo le cuciture. L'uomo calzava un cappello da cowboy con l'orlo appe-
santito dalla neve ghiacciata e un paio di stivali vecchi e logori. Portava i
guanti, indispensabili a proteggere le mani dal vento pungente, e una
sciarpa a quadri, di lana, che gli copriva la parte inferiore del viso e lascia-
va esposti gli occhi - di un colore a met fra il nocciola e il giallo topazio
- e una fetta di pelle grinzosa.
Il carro si muoveva lentamente in un paesaggio coperto di neve, fra nere
e fitte foreste d'alberi spogli. Ai lati della strada, di tanto in tanto si vede-
vano i resti d'un fienile o d'una fattoria, crollati sotto il peso di sette anni
d'inverno; l'unico segno di vita erano i corvi neri che becchettavano qua e
l la terra gelata.
Qualche metro dietro il carro avanzava pesantemente una figura grande
e grossa che indossava un lungo soprabito grigio svolazzante e faceva
scricchiolare sotto gli stivali la neve. Teneva le mani sprofondate nelle ta-
sche dei calzoni di velluto a coste marrone e aveva la testa coperta intera-
mente da una maschera da sci nera con cerchi rossi intorno agli occhi e alla
bocca. Teneva piegate le spalle, sotto la sferza del vento; le gambe gli do-
levano per il freddo. Tre metri dietro di lui veniva un terrier, con il pelo
imbiancato di neve.
Sento odore di fumo, pens Rusty Weathers e strinse gli occhi per scru-
tare nella bianca cortina. Il vento cambi direzione, lo assal da un angolo
diverso e l'odore di fumo di legna, se davvero c'era stato, svan. Ma dopo
altri dieci minuti, Rusty si disse che certo s'avvicinavano alla civilt: sulla
destra, scarabocchiata in vernice rossa sul largo tronco di una quercia spo-
glia, c'era la scritta: BRUCIA I TUOI MORTI.
Cartelli del genere erano comuni; di solito annunciavano la vicinanza di
una zona popolata. Pi avanti c'era forse un villaggio, oppure un paese fan-
tasma pieno di scheletri, a seconda di quel che le radiazioni avevano fatto.
Il vento cambi di nuovo e Rusty sent l'odore di fumo. Procedevano su
per una leggera salita; Mulo faceva del suo meglio per tirare il carro, ma
senza fretta. Rusty non lo spingeva. A che scopo? Se avessero trovato ripa-
ro per la notte, bene; altrimenti, si sarebbero arrangiati. Nel corso di sette
lunghi anni avevano imparato a improvvisare, a sfruttare al meglio quel
che trovavano. La scelta era semplice: sopravvivere o morire; parecchie
volte Rusty Weathers aveva provato l'impulso di piantare tutto e distender-
si a morire, ma Josh o Swan l'avevano spinto a continuare, con battute
scherzose o con prese in giro... proprio come Rusty aveva fatto nei loro
confronti, nel corso degli anni. Erano una vera squadra, che comprendeva
anche Mulo e Killer: nelle notti pi fredde, costretti a dormire con il mini-
mo dei ripari, si erano salvati dalla morte per congelamento proprio grazie
al calore dei due animali.
Dopotutto, pens Rusty, con un sorriso debole e truce sotto la sciarpa a
quadri, lo spettacolo deve continuare!
In cima alla salita, mentre iniziavano a scendere lungo la strada tortuosa,
Rusty scorse fra le neve un luccichio giallastro, lontano sulla destra. La lu-
ce fu oscurata per un minuto dagli alberi morti... ma poi ricomparve; e
Rusty fu sicuro che fosse il riflesso di una lanterna o di un fuoco. Inutile
chiamare Josh, sia a causa del vento, sia a causa dell'udito del compagno,
che non era pi quello d'un tempo. Ferm Mulo e premette con lo stivale la
leva di legno che bloccava l'assale anteriore. Sceso dal sedile, torn indie-
tro a mostrare a Josh la luce e a dirgli che sarebbe andato in quella direzio-
ne.
Josh annu. Solo un occhio compariva dalla maschera nera. L'altro era
oscurato da un'escrescenza cornea, grigia, simile a una crosta.
Rusty risal a cassetta, tolse il freno e mosse con gentilezza le redini.
Subito Mulo riprese a tirare il carro; Rusty ritenne che anche il cavallo a-
vesse fiutato il fumo e sapesse che forse un riparo era vicino. Un'altra stra-
da, pi stretta e non asfaltata, curvava a destra fra i campi coperti di neve.
Il riflesso luminoso aument d'intensit; ben presto, pi avanti, Rusty scor-
se una fattoria con la finestra illuminata. Accanto alla casa c'erano altri e-
difici, compreso un piccolo fienile. Gli alberi erano stati tagliati tutt'intorno
e centinaia di ceppi sporgevano dalla neve. Restava in piedi un unico albe-
ro secco e rachitico, una trentina di metri davanti alla casa. Rusty sent l'o-
dore di legna bruciata e immagin che il bosco fosse finito in cenere nel
camino. Ma il legno bruciato non aveva lo stesso odore che aveva avuto
prima del 17 luglio, per le radiazioni filtrate nelle piante: ora il fumo aveva
un odore chimico, simile a quello di plastica bruciata. Rusty ricord il dol-
ce profumo di ceppi puliti nel camino e si disse che quel particolare aroma
era perso per sempre, come il gusto dell'acqua pulita. Ora l'acqua aveva un
sapore mefitico e lasciava in bocca come una pellicola. Bere la neve di-
sciolta, che costituiva quasi tutta la scorta rimasta, comportava emicrania,
nausea, annebbiamento della vista. L'acqua pura, come quella d'un pozzo o
la minerale in bottiglia, era adesso preziosa come vino francese nel mondo
di una volta.
Rusty condusse Mulo davanti alla casa e tir il freno. Ora viene il dif-
ficile, si disse. Molte volte, fermandosi a chiedere riparo, erano stati presi a
fucilate; aveva ancora sulla guancia sinistra la cicatrice d'un proiettile di
striscio.
Nella casa non c'era segno di movimento. Rusty allung la mano dietro
di s e abbass in parte la cerniera della tenda. Dentro, distribuiti nel carro
in modo da bilanciare il peso, c'erano tutti i loro miseri averi: alcune tani-
che di plastica piene d'acqua, alcune scatole di fagioli, un sacco di bric-
chette di carbone, vestiti e coperte di scorta, i loro sacchi a pelo, la vecchia
chitarra classica Martin che Rusty imparava da solo a suonare. La musica
attirava sempre le persone, dava loro qualcosa con cui interrompere la mo-
notonia; in un paese, una donna riconoscente aveva dato loro un pollo,
quando Rusty aveva laboriosamente suonato per lei Moon River. Rusty a-
veva trovato la chitarra e una pila di libri di musica nella citt morta di
Sterling, nel Colorado.
Dove siamo? chiese la ragazza, da dentro la tenda. Se n'era stata ran-
nicchiata nel sacco a pelo, ad ascoltare il gemito inquieto del vento. Parla-
va in modo confuso, ma se pronunciava le parole lentamente, Rusty riusci-
va a capirla.
Davanti a una casa. Forse ci lasceranno usare per la notte il loro fie-
nile. Diede un'occhiata alla coperta rossa avvolta attorno a tre fucili. A-
veva a portata di mano, in una scatola da scarpe, la rivoltella .38 e le scato-
le di proiettili. Come diceva sempre la mia vecchia mamma, pens, biso-
gna combattere il fuoco col fuoco. Voleva essere pronto ad affrontare i
guai; si mosse per prendere la .38, con l'intenzione di nasconderla sotto il
cappotto, prima di accostarsi alla porta.
Swan interruppe le sue riflessioni.  pi facile che ti sparino, se prendi
la rivoltella.
Rusty esit, ricordando che impugnava il fucile, quando quella pallottola
gli aveva rigato la guancia. Gi, sembra anche a me ammise. Fammi
gli auguri. Torn a chiudere la cerniera della tenda e scese dal carro; in-
spir a fondo l'aria invernale e si avvicin alla casa. Josh rimase accanto al
carro e lo tenne d'occhio, mentre Killer faceva i suoi bisogni contro un
ceppo.
Rusty alz la mano per bussare, quando al centro della porta si apr una
feritoia; una canna di fucile scivol dolcemente a guardarlo in faccia. Oh
merda, pens Rusty; ma le gambe gli si erano bloccate e rimase l inerme.
Chi sei e cosa vuoi? domand una voce maschile.
Rusty alz le mani. Mi chiamo Rusty Weathers. Io e i miei due amici l
fuori cerchiamo un riparo prima che faccia troppo buio. Dalla strada ho
scorto la vostra luce. Vedo che avete un fienile, cos mi chiedevo se...
Da dove venite?
Da ovest. Abbiamo attraversato Howes Mill e Bixby.
Non c' rimasto niente, l.
Lo so. La prego, signore, chiediamo solo un posto dove dormire. Il no-
stro cavallo sar certo contento d'avere un tetto sulla testa.
Abbassa il fazzoletto e mostra il viso. Chi credi di essere? Jesse Ja-
mes?
Rusty abbass la sciarpa. Ci fu un momento di silenzio. Qui fuori fa un
freddo terribile, signore disse Rusty. Il silenzio si prolung. Rusty ud
l'uomo parlare con qualcuno, ma non cap che cosa dicessero. Poi la canna
di fucile si ritrasse e Rusty mand un sospiro che divenne subito una nuvo-
letta bianca. Segu il rumore di parecchi chiavistelli e la porta si apr.
Comparve davanti a lui un uomo magro, dall'aspetto duro - sulla ses-
santina, capelli ricci e canuti, la barba incolta d'un eremita - con il fucile
al fianco, ma sempre pronto all'uso. Il viso era cos duro e pieno di rughe
da sembrare pietra sbozzata; gli occhi marrone scuro si spostarono da
Rusty al carro. Cosa c' scritto sulla fiancata? Spettacolo viaggiante? Per
Giuda, cosa sarebbe?
Quel che significa. Siamo... siamo dei saltimbanchi.
Una donna anziana e canuta, con un paio di larghi calzoni blu e un pe-
sante maglione bianco, scrut cautamente da sopra la spalla dell'uomo.
Saltimbanchi ripet l'uomo. Corrug la fronte, come se sentisse un catti-
vo odore. Torn a guardare Rusty. Voi saltimbanchi avete cibo?
Abbiamo un po' di roba in scatola. Fagioli, cose del genere.
Noi abbiamo una tazza di caff e un po' di carne di porco sotto sale.
Mettete il carro nel fienile e portate i fagioli. Chiuse la porta in faccia a
Rusty.
Nel fienile, Rusty e Josh tolsero a Mulo le tirelle in modo che potesse ar-
rivare a un mucchietto di paglia con alcuni tutoli secchi. Josh vers in un
secchio un po' d'acqua per Mulo e trov un barattolo di recupero che serv
da ciotola per Killer. Il fienile, ben costruito, non lasciava entrare il vento,
perci i due animali non correvano il rischio di congelare, alla scomparsa
della luce e all'arrivo del freddo vero.
Cosa pensi? chiese sottovoce Josh a Rusty. L'accetteranno in casa?
Non so. Sembrano persone per bene, ma un po' paurose.
Si scalderebbe, se avessero un fuoco. Josh si soffi sulle mani e si
chin a massaggiarsi le ginocchia doloranti. Possiamo convincerli che
non  contagiosa.
Non sappiamo se non lo  davvero.
Tu non l'hai presa, giusto? Se fosse contagiosa, a quest'ora l'avresti da
un pezzo, non ti pare?
Rusty annu. S. Ma come li convinceremo?
Il lembo posteriore del tendone si apr. Dall'interno provenne la voce di-
storta di Swan. Rester qui. Non voglio spaventare nessuno.
Hanno un fuoco, in casa disse Josh, accostandosi al retro del carro.
Swan era in piedi, rattrappita, stagliata contro la luce fioca del lume. Se
entri con noi, va bene.
No, non va bene. Portatemi qui da mangiare. Meglio cos.
Swan aveva una coperta attorno alle spalle e alla testa. In sette anni, il
suo fisico allampanato e lungo di gambe aveva superato il metro e settanta.
A Josh si spezzava il cuore a sapere che aveva ragione lei. Se quelli della
casa erano tipi paurosi, era meglio che Swan restasse sul carro. D'accor-
do disse, con voce soffocata. Ti porter un po' di cibo. Gir le spalle al
carro, prima di mettersi a urlare.
Ti spiace passarmi un paio di scatole di fagioli? disse Rusty. Swan
prese Crybaby e batt sulle scatole, poi and a prenderne due. Le diede a
Rusty.
Rusty, se hanno dei libri di cui possono fare a meno, sarei davvero feli-
ce disse. Qualsiasi libro andrebbe bene.
Lui annu, stupito che riuscisse ancora a leggere.
Non staremo via molto promise Josh. Segu Rusty fuori del fienile.
Quando furono usciti, Swan abbass la sponda di legno e pos a terra la
scaletta a pioli. Tastando con la bacchetta da rabdomante il terreno, scese e
si diresse alla porta del fienile, sempre con le spalle e la testa avvolte nella
coperta. Killer le cammin accanto, agit furiosamente la coda e abbai
per richiamare la sua attenzione. Il modo d'abbaiare non era brioso come
quello di sette anni prima e l'et aveva appesantito l'andatura del terrier.
Swan si ferm, pos Crybaby e prese in braccio Killer. Socchiuse la por-
ta del fienile e sporse la testa, inclinata a sinistra, per scrutare fra la neve
che continuava a cadere. La fattoria aveva un'aria cos calda, cos invitan-
te... ma per lei era meglio restare l dov'era. Nel silenzio, il suo respiro ri-
suonava come un ansito asmatico.
Fra la neve, alla luce che sgorgava dalla finestra distingueva quell'unico
albero ancora in piedi. Perch solo uno? Perch il padrone della fattoria
aveva tagliato tutti gli altri e lasciato quell'albero l da solo?
Killer si allung e sporse la lingua a leccarle il viso. Swan rimase ancora
un minuto a guardare l'albero isolato, poi chiuse la porta del fienile, raccol-
se Crybaby e a tentoni si avvicin a Mulo per accarezzargli il fianco.
Nella fattoria, il fuoco ardeva nel camino di pietra. Sopra le fiamme, nel-
la pentola di ghisa sobbolliva un brodo di carne di maiale e di verdure.
L'anziano dal viso arcigno e la timida moglie trasalirono in modo evidente,
quando Josh Hutchins segu Rusty all'interno. Erano rimasti sorpresi dalla
corporatura, pi che dalla maschera; negli ultimi sette anni Josh aveva per-
so un mucchio di chili superflui, ma aveva messo su altri muscoli ed era
ancora uno spettacolo da intimorire. Il vecchio, a disagio, continu a fissa-
re le mani striate di pigmento bianco, finch Josh non se le cacci in tasca.
Ecco i fagioli disse Rusty, nervoso, porgendogli le scatole. Aveva no-
tato che il fucile era appoggiato al camino, dove l'uomo avrebbe potuto
prenderlo con facilit, se ne avesse avuto voglia.
Il vecchio prese le scatole di fagioli e le pass alla moglie. La donna
diede un'occhiata nervosa a Josh, poi torn nel retro della casa.
Rusty si tolse guanti e cappotto, li pos sopra una sedia, si tolse il cap-
pello. Ormai, a soli quarantun anni, aveva i capelli grigi e ciuffi bianchi al-
le tempie. La barba era brizzolata; la cicatrice, uno sfregio livido sulla
guancia. Intorno agli occhi aveva una fitta rete di rughe profonde. Si piaz-
z davanti al camino, crogiolandosi al calore. Avete un bel fuoco disse.
Toglie davvero il gelo di dosso.
Il vecchio fissava Josh. Puoi toglierti il cappotto e la maschera, se
vuoi.
Josh si tolse il cappotto. Sotto portava due pesanti maglioni, uno sul-
l'altro. Non accenn affatto a togliersi la maschera da sci.
L'uomo gli and vicino, ma si ferm di colpo, quando vide l'escrescenza
grigia che copriva l'occhio destro.
Josh  un wrestler disse in fretta Rusty. Il Mefisto Mascherato  lui.
Io sono un mago. Vedete, siamo una compagnia di saltimbanchi. Andiamo
di paese in paese, teniamo spettacoli per qualsiasi compenso la gente possa
darci. Josh affronta chi vuole provare a batterlo: se lo sfidante vince, il pa-
ese ha lo spettacolo gratis.
Il vecchio annu con aria assente, senza staccare gli occhi da Josh. La
donna torn, vers nella pentola il contenuto delle scatole, con un cuc-
chiaio di legno mescol il tutto. Alla fine il vecchio disse: Sembra che
qualcuno te le abbia suonate di santa ragione, amico. Quel paese si sar
beccato uno spettacolo gratis, eh? Ridacchi. Il nervosismo di Rusty si
calm un poco: per quel giorno non ci sarebbero state sparatorie. Preparo
una tazza di caff aggiunse il vecchio; e usc dalla stanza.
Josh and a scaldarsi al fuoco. La donna si ritrasse da lui, come se aves-
se la peste. Per non spaventarla, Josh torn alla finestra e fiss il mare di
ceppi e l'unico albero ancora in piedi.
Mi chiamo Sylvester Moody disse il vecchio, quando torn portando
un vassoio con delle tazze di terracotta scura. Mi chiamavano Sly, come
quel tale che ha fatto tutti quei film di pugilato. Pos il vassoio sopra un
piccolo tavolo di pino; dalla mensola del camino prese un guanto, lo calz
e stacc dal chiodo piantato nella parete interna una caffettiera tutta graf-
fiata. Buono e caldo disse, versando nelle tazze il liquido nero. Non
abbiamo n latte n zucchero, perci non chiedetene. Mosse la testa in di-
rezione della donna. Mia moglie, Carla. Diventa un po' nervosa, se ci so-
no forestieri.
Rusty prese una tazza bollente e bevve con genuino piacere, anche se il
caff era cos forte da battere Josh in un incontro di wrestling. Perch un
albero solo, signor Moody? domand Josh.
Eh?
Josh era fermo alla finestra. Perch ha lasciato solo quell'albero? Per-
ch non l'ha tagliato come gli altri?
Sly Moody prese una tazza di caff e la port al gigante mascherato. Si
sforz di non fissare le chiazze bianche della mano che accettava la tazza.
Ho vissuto in questa casa per quasi trentacinque anni rispose. Un bel
po' di tempo, nella stessa casa, nello stesso pezzo di terra. Oh, avevo un bel
campo di granturco, l dietro. Indic il retro. Coltivavo del tabacco e un
po' di fagioli; ogni anno, io e Jeannette andavamo nell'orto e... Lasci
morire la frase e diede un'occhiata a Carla, che lo guardava con occhi spa-
lancati, stupiti. Scusa, cara continu. Volevo dire, io e Carla andavamo
nell'orto e portavamo a casa cesti di ottime verdure.
La donna, soddisfatta, smise di girare lo stufato e lasci la stanza.
Jeannette era la mia prima moglie spieg Sly, sottovoce.  morta
circa due mesi dopo il disastro. Poi, un giorno, mentre camminavo lungo la
strada per la fattoria di Ray Featherstone... un paio di chilometri da qui, mi
pare... mi sono imbattuto in una macchina finita nel fosso e mezzo sepolta
in un mucchio di neve. Be', al volante c'era un morto con la faccia livida e
accanto a lui una donna quasi in fin di vita. Aveva in grembo la carcassa
sventrata d'un barboncino e stringeva in mano una lima per unghie... e non
voglio dirvi cosa aveva fatto per non morire assiderata. Comunque, era co-
s pazza da non sapere niente, neppure il proprio nome, n da dove veniva.
L'ho chiamata Carla, dal nome della prima ragazza che ho baciato.  rima-
sta; e ora pensa d'essere vissuta in questa fattoria con me da trentacinque
anni. Scosse la testa: aveva gli occhi cupi, ossessionati. Buffo... la mac-
china era una Lincoln Continental; e quando l'ho trovata, Carla era coperta
di perle e di brillanti. Ho conservato tutta quella paccottiglia in una scatola
da scarpe e l'ho data via in cambio di sacchi di farina e di pancetta. Tanto,
lei non aveva certo voglia di rivedere quei gioielli.  passata gente, ha re-
cuperato pezzi della macchina, a poco a poco non  rimasto niente. Meglio
cos.
Carla port delle scodelle e si mise a riempirle di stufato.
Brutti giorni disse piano Sly Moody, fissando l'albero. Poi lo sguardo
gli si schiar e lui rise debolmente. Quello  il mio melo! Sissignore! Ve-
dete, avevo un frutteto di meli, al di l di quel campo. Raccoglievo mele a
barili... ma dopo il disastro e la morte degli alberi, ho inziato a tagliarli per
farne legna da ardere. Non ti viene voglia di andare in mezzo alla foresta,
per far legna, eh, eh! Ray Featherstone mor assiderato a cento metri dalla
sua stessa porta. S'interruppe un momento, con un sospiro. Ho piantato
con le mie mani quei meli. Li ho visti crescere, li ho visti scoppiare di frut-
ti. Sapete cos' oggi?
No rispose Josh.
Tengo il calendario. Un segno ogni giorno. Ho consumato un mucchio
di matite. Oggi  il 26 aprile. Primavera. Sorrise con amarezza. Li ho ta-
gliati tutti tranne quello, li ho buttati nel fuoco pezzo per pezzo. Ma che io
sia dannato se abbatto anche quello. Non posso.
La cena  quasi pronta annunci Carla. Parlava con un'inflessione del
nord, assai diversa da quella strascicata di Sly, tipica del Missouri. Venite
a mangiare.
Un momento. Sly guard Rusty. Non avevi detto che eri con due a-
mici?
Infatti. Con noi viaggia anche una ragazza. ... Diede una rapida oc-
chiata a Josh, poi torn a guardare Sly.  fuori, nel fienile.
Una ragazza? Dio onnipotente, amico! Portala dentro e dalle del buon
cibo caldo! Ah... non credo...
Vai a prenderla! I fienili non sono posti per ragazze!
Rusty? Josh scrutava dalla finestra. La notte scendeva rapidamente,
ma lui vedeva ancora l'ultimo melo e la figura ferma sotto l'albero. Vieni
qui un momento.
Fuori, con la coperta attorno alla testa e alle spalle come un mantello,
Swan guardava i rami del melo rinsecchito; dopo un paio di giri di corsa
intorno all'albero, Killer abbai timidamente, con la voglia di tornare nel
fienile. Sopra la testa di Swan, i rami si mossero come braccia scheletriche
che frugassero intorno.
La ragazza avanz di qualche passo, affondando gli stivali nei quindici
centimetri di neve; pos sul tronco le mani nude.
L'albero era freddo, sotto le dita. Freddo e morto da tanto tempo.
Come ogni altra cosa, pens Swan. Alberi, erba, fiori... tutto bruciato
dalle radiazioni, tanti anni prima.
Ma era un bell'albero, si disse. Possedeva una sua dignit, come un mo-
numento; non meritava di essere circondato dai brutti residui del passato. Il
suono di dolore di quel luogo era stato certo un lungo gemito di sofferenza.
Mosse lievemente la mano lungo il legno. Anche nella morte, c'era un
che d'orgoglioso, in quell'albero, un che di spavaldo, di primordiale... uno
spirito selvaggio, come il cuore d'una fiamma che non possa mai essere e-
stinta del tutto.
Ai suoi piedi, Killer abbai, incitandola ad affrettarsi. Swan disse: E va
bene, ora ven...
Si blocc. Il vento turbin intorno a lei, le tir i vestiti. Possibile? Era
solo un sogno, oppure... Sentiva il formicolio alle dita. Appena percettibi-
le, nel gelo. Appoggi contro il legno il palmo della mano. Si sent percor-
rere dal formicolio... debole, ma crescente, a poco a poco pi intenso.
Il cuore le balz in petto. Vita, c'era ancora vita, nel profondo dell'albero.
Da tanto, tantissimo tempo non sentiva vibrare la vita, era quasi una sensa-
zione nuova. Cap in quell'istante quanto le fosse mancata. Ora una vibra-
zione simile a una corrente elettrica di media intensit sembrava sorgere
dalla terra, attraversarle le piante dei piedi, muoversi lungo il dorso, lungo
le braccia, fino alla mano appoggiata contro il legno. Quando Swan ritras-
se la mano, il formicolio cess. Lei premette di nuovo le dita sull'albero e
prov una scossa pi intensa, come se un rivolo di fuoco le scorresse lungo
la spina dorsale.
Tremava in tutto il corpo. La sensazione aumentava costantemente, ora
diventava quasi dolorosa; le ossa le dolevano per l'energia che da lei fluiva
dentro l'albero. Quando non riusc pi a sopportarla, ritrasse la mano. Le
dita continuarono a formicolare.
Seguendo l'impulso, tese l'indice e tracci sul tronco delle lettere: S...
W... A...N...
Swan! Sobbalz alla voce proveniente dalla casa. Si gir verso il suo-
no; a causa della mossa, il vento le strapp il manto improvvisato e le sco-
pr le spalle e la testa.
Sly Moody, in piedi fra Josh e Rusty, reggeva una lanterna. Alla luce
giallastra, vide che la figura sotto il melo non aveva faccia.
La testa era coperta di escrescenze grigie, iniziate sotto forma di piccole
verruche nere, ingrossate e diffuse con il passare degli anni fino a unirsi in
viticci grigi simili a liane intrecciate che si muovessero a tentoni. Come un
casco nodoso, le escrescenze avevano coperto il cranio, avevano racchiuso
i tratti del viso, l'avevano sigillato, lasciando solo una piccola feritoia sul-
l'occhio sinistro e un foro frastagliato sopra la bocca, dal quale lei respira-
va e mangiava.
Alle spalle del vecchio, Carla url. Oh... mio Dio... mormor Sly.
La figura senza faccia afferr la coperta e si avvolse la testa e le spalle;
Josh ud il grido straziante, mentre Swan correva nel fienile.
49
L'oscurit scese sulle case e sugli edifici coperti di neve di quella che era
stata Broken Bow, nel Nebraska. Filo spinato recingeva la piccola citt;
qua e l pezzi di legno e stracci bruciavano dentro vecchi bidoni di benzina
e il vento soffiava nel cielo turbini di scintille arancione. Decine di cadave-
ri congelati giacevano lungo la curva a nordovest della Statale 2; carcasse
di veicoli incendiati sputavano ancora fiamme.
Nel fortino che Broken Bow era stato negli ultimi due giorni, 317 fra
uomini, donne e bambini, malati e feriti, tentavano disperatamente di scal-
darsi intorno a un gigantesco fal acceso nella piazza centrale. Le case di
legno venivano fatte a pezzi e gettate nelle fiamme. Altri 264 fra uomini e
donne, armati di fucili, pistole, asce, coltelli, se ne stavano acquattati in
trincee frettolosamente scavate lungo il filo spinato al limitare ovest del
villaggio. Tenevano la faccia rivolta a ovest, nel lamentoso vento sottozero
che tanti ne aveva gi uccisi. Rabbrividivano nei cappotti a brandelli, ma
quella notte temevano una morte di tipo diverso.
Laggi! grid un uomo che aveva intorno alla testa una benda in-
crostata di ghiaccio. Indic un punto lontano. Laggi! Ecco che ven-
gono!
Un coro di grida e d'avvertimenti pass lungo la trincea. Fucili e pistole
furono rapidamente controllati. La trincea vibr di movimenti nervosi; il
fiato di esseri umani turbin nell'aria come polvere di diamanti.
Due fari si mossero a zigzag sull'autostrada ridotta a carnaio. Il vento
pungente port una musica orgiastica. Mentre i fari s'avvicinavano, un
uomo inagrissimo, dagli occhi infossati, con un pesante cappotto di pelle
di pecora, si alz al centro della trincea e punt il binocolo sul veicolo in
arrivo. Aveva la faccia striata di cheloidi marrone scuro.
Abbass il binocolo prima che il gelo gli saldasse al viso le occhiere.
Aspettate a sparare! grid verso sinistra. Passate parola! L'ordine per-
corse la fila. L'uomo si gir a destra e lo ripet; poi attese, la mano guanta-
ta sul mitragliatore Ingram tenuto sotto il cappotto.
Il veicolo pass davanti a un'auto in fiamme; il bagliore rossastro rivel
che si trattava di un camion: sulle fiancate, resti di vernice reclamizzavano
diversi gusti di gelato. Sopra la cabina erano sistemati due altoparlanti; il
parabrezza era stato rimpiazzato da una lastra di metallo con due feritoie
per consentire al guidatore e al passeggero la visuale. Il paraurti anteriore e
la griglia del radiatore erano schermati da lastre metalliche; dall'armatura
sporgevano punte frastagliate di metallo lunghe sessanta centimetri. Il ve-
tro dei fari era rinforzato con nastro adesivo e protetto con rete metallica.
Ai lati del camion c'erano feritoie per le armi da fuoco; in cima, da una
rozza torretta metallica spuntava il muso d'una mitragliatrice pesante.
Il camion corazzato Good Humor, con il motore modificato che sbuffa-
va, avanz, su pneumatici muniti di catene, sopra la carcassa d'un cavallo e
si ferm a una cinquantina di metri dal filo spinato. La musica allegra e
dolce, registrata su nastro, continu per altri due minuti; poi scese il silen-
zio.
Il silenzio si prolung. Dagli altoparlanti provenne una voce maschile:
Franklin Hayes! Mi senti, Franklin Hayes?
L'uomo magro e stanco, con il cappotto di pelle di pecora, socchiuse gli
occhi ma non rispose.
Franklin Hayes! continu la voce, con un'allegra nota di scherno. Ci
hai offerto un bel combattimento, Franklin Hayes! L'Esercito d'Eccellenza
ti rende onore!
Vaffanculo disse piano una donna di mezz'et, scossa dai brividi, nella
trincea accanto a Hayes. Portava alla cintura un coltello e impugnava una
pistola; una cheloide verde, a forma di giglio, le copriva quasi tutto il viso.
Sei un buon comandante, Franklin Hayes! Non pensavamo che a Dun-
ning avresti avuto la forza di sfuggirci. Credevamo che saresti morto sul-
l'autostrada. In quanti siete rimasti, Franklin Hayes? Quattrocento? Cin-
quecento? E quanti sono in grado di combattere? La met, forse? L'Eserci-
to d'Eccellenza ha pi di quattromila soldati in perfette condizioni, Fran-
klin Hayes! Alcuni di loro soffrivano insieme a te, ma hanno deciso di sal-
varsi la vita e di passare dalla nostra parte!
Qualcuno, nella trincea di sinistra spar un colpo di fucile, al quale se-
guirono parecchi altri. Hayes grid: Non sprecate proiettili, maledi-
zione! La sparatoria diminu, cess del tutto.
I tuoi soldati sono nervosi, Franklin Hayes! schern la voce. Sanno
d'essere sul punto di morire.
Non siamo soldati mormor Hayes fra s. Pazzo bastardo, non siamo
soldati! Non sapeva come la sua comunit di superstiti - un tempo supe-
rava le mille anime e cercava di ricostruire la cittadina di Scottsbluff - si
fosse trovata invischiata in quella folle "guerra" . Un pulmino guidato da
un robusto omaccione con la barba rossa era giunto a Scottsbluff e ne era
sceso un tipo dall'aria fragile, con il viso tutto fasciato, a parte gli occhi,
coperti da un paio d'occhialoni. Con voce dal timbro acuto, giovanile, ave-
va detto d'essere rimasto gravemente ustionato, anni prima; aveva chiesto
acqua e un posto dove passare la notte, ma non aveva permesso al dottor
Gardner nemmeno di toccare le fasce. Hayes stesso, in veste di sindaco di
Scottsbluff, aveva portato il giovane a visitare gli edifici in fase di rico-
struzione. Durante la notte, i due erano partiti di nascosto; tre giorni dopo,
Scottsbluff era stata assalita e rasa al suolo. Le urla della moglie e del fi-
glio echeggiavano ancora nelle orecchie di Hayes. Allora lui aveva guidato
i superstiti verso est, per sfuggire ai pazzi che li inseguivano... ma
l'"Esercito d'Eccellenza" aveva una quantit superiore di camion, di auto,
di roulotte e di benzina, pi armi, pi munizioni, pi "soldati"; il gruppo di
Hayes aveva lasciato una scia di centinaia di cadaveri.
Era un folle incubo senza fine. Un tempo Hayes era stato un eminente
professore d'economia all'universit dello Wyoming; ora si sentiva un topo
in trappola.
I fari del camion corazzato splendevano come occhi malevoli. L'E-
sercito d'Eccellenza invita tutti gli uomini, donne e bambini di sana co-
stituzione a unirsi a noi disse la voce amplificata. Dovete solo oltre-
passare il filo spinato e incamminarvi verso ovest; ci prenderemo cura di
voi... cibo caldo, letto comodo, riparo e protezione. Portate con voi armi e
munizioni, ma tenete la canna rivolta a terra. Se siete sani di corpo e di
mente, se non siete contaminati dal marchio di Caino, sarete accolti a brac-
cia aperte. Avete cinque minuti per decidere.
Il marchio di Caino, pens Hayes, torvo. Aveva gi udito la frase, da
quei maledetti altoparlanti: si riferiva alle cheloidi e alle escrescenze cor-
nee che coprivano il viso di molta gente. Loro volevano solo individui "in-
contaminati" e "sani di mente". Ma lui si poneva domande sul giovane con
gli occhialoni e le bende sul viso. Perch si fasciava, se non era "contami-
nato" anche lui dal "marchio di Caino"?
Il capo di quella banda di razziatori e di stupratori, chiunque fosse, non
era pi un essere umano. Chiss come, costui - o costei - aveva semina-
to bramosia di sangue nel cervello di quattromila e pi seguaci, che ora uc-
cidevano, saccheggiavano e incendiavano le comunit impegnate nel tenta-
tivo di riprendersi, per pura e semplice voglia di brivido.
Ci fu un grid sulla destra. Due uomini superavano a fatica il filo spi-
nato; lo scavalcarono, lasciarono sulle punte di ferro brandelli di cappotto
e di calzoni, si misero a correre verso ovest, tenendo i fucili puntati a terra.
Vigliacchi! grid qualcuno. Sporchi vigliacchi! Ma i due non si guar-
darono indietro.
Una donna pass dall'altra parte, seguita da un altro uomo. Poi un uomo,
una donna e un ragazzino abbandonarono la trincea e scapparono verso
ovest, portando con s armi da fuoco e munizioni, inseguiti da grida rab-
biose e imprecazioni; ma Hayes non li biasim. Nessuno di loro aveva
cheloidi: perch restare a farsi massacrare?
Venite a casa inton la voce amplificata. Venite a casa, all'amore, al-
le braccia aperte. Fuggite il marchio di Caino e venite a casa... venite a ca-
sa... venite a casa.
Altri varcavano il filo spinato. Svanirono a ovest nel buio.
Non soffrite in compagnia degli impuri! Venite a casa, sfuggite il mar-
chio di Caino!
Risuon un colpo di fucile: un faro del camion si ruppe, ma la rete me-
tallica devi la pallottola e la luce continu a brillare. Altra gente scavalc
la barricata e si allontan rapidamente verso ovest.
Io non vado da nessuna parte disse a Hayes la donna con la cheloide a
forma di giglio. Sono decisa a restare.
L'ultimo ad andarsene fu un adolescente che portava una doppietta e a-
veva le tasche del cappotto gonfie di cartucce.
Il tempo  scaduto, Franklin Hayes! grid la voce.
Da sotto il cappotto Hayes estrasse l'Ingram e tolse la sicura.
 ora! rugg la voce... e al suo ruggito se ne unirono altri, che si al-
zarono e si mischiarono in un unico, inumano grido di battaglia. Ma erano
ruggiti di motori accesi, scoppiettanti, che venivano in vita rombando. E
poi si accesero i fari... decine di fari, centinaia di fari, che disegnavano un
arco su entrambi i lati della Statale 2, di fronte alla trincea. Intontito dal-
l'orrore, Hayes cap che altri camion corazzati, motrici d'autotreni, macchi-
ne blindate, erano stati spinti in silenzio fin quasi alla barriera di filo spina-
to, mentre il camion con l'altoparlante distraeva l'attenzione.
I fari colpirono in pieno viso gli occupanti delle trincee, mentre i motori
acceleravano e gli pneumatici muniti di catene avanzavano schiacciando la
neve e i cadaveri congelati.
Hayes si alz per gridare: Fuoco!, ma la sparatoria era gi iniziata. I
lampi degli spari incresparono la trincea; le pallottole rimbalzarono sulle
piastre di protezione delle ruote, sullo scudo dei radiatori e delle torrette.
Ma i carri da battaglia avanzarono, quasi con comodo; l'Esercito d'Eccel-
lenza tratteneva il fuoco. Allora Hayes url: Usate le bombe!, ma nel
tumulto nessuno lo ud. Non fu necessario spiegare ai combattenti nelle
trincee che dovevano chinarsi, prendere una delle bottiglie piene di benzi-
na di cui erano muniti, accendere lo stoppino di stracci accostandolo al
fuoco dei bidoni e lanciare quelle artigianali bombe a mano.
Le bottiglie esplosero, scagliarono sulla neve benzina in fiamme; ma fra
le lingue di luce rossastra i mostri continuarono l'avanzata, intatti; gi al-
cuni superavano il filo spinato teso a meno di sei metri dalla trincea. Una
bottiglia centr la feritoia del parabrezza blindato di una Pinto; and in
mille pezzi e schizz benzina incendiata. Il guidatore rotol fuori dell'auto,
urlando, con il viso in fiamme.
Barcoll verso il filo spinato e Franklin Hayes lo abbatt con una raffica
di Ingram. La Pinto prosegu la corsa, si apr un varco nella barricata e
schiacci quattro persone che non fecero in tempo a uscire dalla trincea.
I veicoli ridussero a brandelli la barriera di filo spinato. All'improvviso
le rozze torrette e le feritoie eruttarono pallottole di fucile, di pistola, di mi-
tragliatrice, che spazzarono la trincea, mentre i seguaci di Hayes cercavano
di darsi alla fuga. A decine scivolarono indietro o giacquero immobili sulla
neve sporca, ora chiazzata di sangue. Un bidone si rovesci e appicc fuo-
co a una scorta di Molotov, che esplose nella trincea. Dappertutto c'erano
fiamme e sibili di proiettili, corpi che si torcevano, grida, confusione. In-
dietro! grid Franklin Hayes, I difensori fuggirono verso la seconda bar-
riera, arretrata di cinquanta metri: un muro alto un metro e mezzo, di mat-
toni, di legname e di cadaveri congelati d'amici e familiari, ammassati co-
me cataste.
Franklin Hayes vide soldati a piedi in rapido avvicinamento alle spalle
della prima ondata di veicoli. La trincea era abbastanza larga da bloccare
automobili e camion che tentassero di superarla, ma la fanteria dell'Eserci-
to d'Eccellenza l'avrebbe presto invasa... e, fra il fumo e i turbini di neve,
pareva che quest'ultima contasse migliaia di uomini. Hayes ud il loro gri-
do di guerra: un gemito basso, animalesco, che faceva quasi vibrare la ter-
ra.
Poi il radiatore blindato d'un camion lo fiss in viso; Hayes balz fuori
della trincea, mentre il camion si fermava a mezzo metro. Un proiettile gli
sibil sulla testa e lui inciamp sul cadavere della donna con la cheloide a
forma di giglio. Si rialz e si mise a correre, mentre i proiettili colpivano
con tonfi sordi la neve tutt'intorno; si arrampic al di l del muro di matto-
ni e di cadaveri, si gir a fronteggiare gli assalitori.
Esplosioni cominciarono ad abbattere il muro e a scagliare da tutte le
parti schegge di metallo. Usavano granate a mano, tenute di riserva fino a
quel momento. Hayes continu a sparare contro le sagome in corsa, finch
l'Ingram non gli scott le mani.
Hanno sfondato sulla destra! grid uno. Arrivano!
Sciami di uomini correvano in ogni direzione. Hayes si frug in tasca,
trov un altro caricatore e ricaric. Un soldato nemico balz sopra il muro;
Hayes ebbe il tempo di notare che aveva il viso dipinto come un indiano
sul sentiero di guerra, prima che l'uomo si girasse su se stesso e conficcas-
se un coltello nel fianco di una donna che combatteva a qualche passo di
distanza. Hayes gli spar in testa e continu a sparare, mentre il soldato
sobbalzava e cadeva.
Correte! Indietro! url qualcuno. Altre voci, altre grida, superarono il
frastuono. Non riusciamo a respingerli! Hanno sfondato!
Un uomo con il sangue che gli scorreva sulla faccia afferr il braccio di
Hayes. Signor Hayes! grid. Hanno sfondato! Non riusciamo a tenerli
indietro...
Fu interrotto dalla lama di un'ascia che gli si conficc nel cranio.
Hayes barcoll all'indietro. Si lasci sfuggire l'Ingram, cadde sulle gi-
nocchia.
Uno strattone liber l'ascia e il cadavere cadde sulla neve.
Franklin Hayes? disse una voce bassa, quasi gentile.
Hayes vide davanti a s una figura dai capelli lunghi, ma non ne distinse
il viso. Era stanco, esausto. S rispose.
 ora di dormire disse l'uomo. Sollev l'ascia.
Quando la lama ricadde, un nano acquattato in cima alle macerie del mu-
ro spicc un balzo e batt le mani.
50
Una jeep ammaccata, con un solo faro in funzione, emerse dalla neve
che cadeva sulla Statale 63 del Missouri ed entr in quella che un tempo
era stata una cittadina. Da alcune case di legno filtrava la luce di lanterne,
ma per il resto il buio regnava sulle vie.
Fermiamoci l. Sister indic un edificio di mattoni, sulla destra. Le fi-
nestre erano chiuse con assi, ma nel parcheggio dal fondo di ghiaia erano
radunate alcune vecchie auto e dei camioncini. Mentre Paul Thorson en-
trava nel parcheggio, il faro illumin un'insegna dipinta in rosso sulle assi
di una finestra: TAVERNA DELLA SECCHIA DI SANGUE.
Ah... sei sicura di volerti fermare proprio qui? domand Paul. Sister,
incappucciata nella giacca a vento blu scuro, annu. Se ci sono auto, qual-
cuno sapr certo dove trovare benzina. Diede un'occhiata alla spia del
carburante. L'ago sfiorava lo zero. Forse scopriremo anche dove diavolo
siamo.
Paul spense il riscaldamento, l'unico faro e il motore. Portava il vecchio
e fido giaccone di pelle sopra un maglione rosso di lana, una sciarpa intor-
no al collo e un berretto marrone di lana tirato fin sugli occhi. La barba era
grigio cenere, come quasi tutti i capelli, ma gli occhi erano sempre di un
intenso blu elettrico che risaltava nella faccia piena di rughe e bruciata dal
vento. Paul diede un'occhiata nervosa all'insegna e scese dalla jeep. Sister
allung la mano nello scomparto posteriore, dove una catena con lucchetto
bloccava un assortimento di sacchi di tela, scatole di cartone, cassette.
Proprio dietro lo schienale c'era una borsa di pelle marrone, assai rovinata,
che Sister port con s.
Dalla porta chiusa provennero la musica d'un piano scordato e uno scop-
pio di risa rauche. Paul raccolse il coraggio e spinse la porta; entr, con Si-
ster alle calcagna. La porta, collegata alla parete per mezzo di molle robu-
ste, si richiuse con un colpo secco. Musica e risate cessarono all'istante.
Occhi sospettosi fissarono i nuovi venuti.
Al centro della sala, seduti a un tavolo accanto alla stufa di ghisa, sei
uomini giocavano a carte. Nell'aria aleggiava una nebbiolina di fumo di si-
garette fatte a mano, che velava la luce di alcune lanterne appese ai ganci
infissi alle pareti. Altri tavoli erano occupati da alcuni uomini e da alcune
donne dall'aspetto rude. Il barista, in giacca di pelle con le frange, stava
dietro il lungo bancone segnato da fori di proiettile. Nel camino contro la
parete di fondo, ciocchi ardenti scoppiettavano mandando faville rossastre;
al piano sedeva una donna giovane e tarchiata, dai lunghi capelli neri, con
una cheloide viola che le copriva la met inferiore del viso e della gola
scoperta.
La maggior parte degli uomini portava la pistola alla cintura; alcuni fuci-
li erano appoggiati alle sedie.
Tre centimetri di segatura coprivano il pavimento; il locale puzzava di
sudore e di sporco. Si ud un ping! acuto, quando un uomo seduto al tavolo
centrale sput in un secchio un bolo di tabacco da masticare.
Ci siamo perduti disse Paul. Che citt  questa?
Un uomo rise. Aveva capelli neri e impomatati, indossava una giacca di
pelo. Soffi il fumo della sigaretta marrone. In quale citt vuoi andare,
amico?
Ci piace girare. Questo posto  indicato sulle cartine?
Gli altri si scambiarono occhiate divertite; la risata si diffuse. Quali car-
tine? domand l'uomo con i capelli impomatati. Tracciate prima del 17
luglio, o dopo?
Prima.
Le cartine di prima non servono a un cazzo disse un altro. Aveva viso
ossuto, capelli quasi a zero, quattro ami da pesca che penzolavano dal lobo
sinistro, un panciotto di pelle sopra una camicia rossa a scacchi. Intorno al-
la vita magra portava un cinturone con fondina e pistola. Tutto  cambia-
to. Le citt sono cimiteri. I fiumi hanno cambiato percorso e si sono ghiac-
ciati. I laghi sono asciutti. Al posto dei boschi ci sono solo deserti. Le car-
tine di prima non servono a un cazzo.
Paul lo sapeva benissimo. Dopo sette anni di viaggi su e gi per una de-
cina di stati, c'era ben poco che potesse ancora sorprenderlo. Questa citt
ha mai avuto un nome?
Moberly rispose il barista. Moberly, nel Missouri. Quindicimila abi-
tanti, una volta. Ora arriviamo s e no a quattrocento.
Gi, ma non sono state le atomiche, a ucciderli! intervenne, da un al-
tro tavolo, una donna avvizzita, dai capelli rossi e dalle labbra truccate. 
stato quel bruciabudella che servi tu, Derwin! Ridacchi e si port alle
labbra un boccale di liquido dall'aspetto oleoso, mentre gli altri ridevano e
schiamazzavano.
Uff, vaffanculo, Lizzie! replic Derwin. Le budella te l'eri gi bru-
ciate a dieci anni!
Sister si avvicin a un tavolo libero e vi pos sopra la borsa. Sotto il
cappuccio della giacca a vento, una sciarpa grigio scuro le avvolgeva quasi
tutto il viso. Apr la borsa e ne trasse l'atlante stradale McNally, sciupato
per l'uso continuo; lo lisci e lo apr alla cartina del Missouri. Nella luce
fioca, trov la sottile linea rossa della Statale 63 e la segu fino al puntino
contrassegnato Moberly, un centinaio di chilometri a nord di quella che era
stata Jefferson City. Siamo qui disse a Paul, che s'avvicin a guardare.
Magnifico disse lui. E allora? Quale direzione prendiamo da...
Una mano strapp dal tavolo la borsa; Sister, sorpresa, alz gli occhi.
L'uomo ossuto in panciotto di pelle arretr, borsa in mano, un sogghigno
sulle labbra sottili. Ragazzi, guardate cosa ho trovato grid. Una bella
borsa nuova!
Sister rimase immobile. Ridammela disse, a voce bassa, ma ferma.
Ci piscio dentro quando nei boschi fa troppo freddo! rispose l'uomo.
Gli altri intorno al tavolo scoppiarono a ridere. Il magro mosse gli occhi
piccoli e neri verso Paul, sfidandolo a muoversi.
Piantala di far casino, Earl! disse Derwin. Che te ne fai, di una bor-
sa?
Lo so io! Vediamo cosa c' dentro. Earl tir fuori paia di calze, fazzo-
letti, guanti. Arriv al fondo e trov un cerchio di vetro.
Il cerchio s'infiamm di rosso sangue, nella sua mano. E lui lo fiss a
bocca aperta.
Nella taverna si ud solo lo scoppiettio dei ciocchi.
La vecchia strega dai capelli rossi si alz lentamente dalla sedia. Santa
Madre di Dio mormor.
Gli uomini intorno al tavolo da gioco spalancarono la bocca; la ragazza
dai capelli neri lasci lo sgabello del piano e si avvicin zoppicando.
Earl alz il cerchio di vetro, guard i colori fluire e rifluire come sangue
nelle arterie. Ma la sua stretta produceva sfumature brutali: marrone smor-
to, giallo untuoso, nero ebano.
 mio disse Sister, con voce soffocata dalla sciarpa. Per favore, ri-
dammelo.
Paul avanz d'un passo. La mano di Earl and al calcio della rivoltella,
con riflesso da pistolero; Paul si ferm. Ho trovato un bel giocattolo,
no? disse Earl. Il cerchio pulsava pi rapidamente, diventava pi scuro e
pi brutto a ogni secondo. Tutte le punte, tranne due, si erano rotte nel cor-
so degli anni. Pietre preziose! Earl aveva appena capito da dove prove-
nivano i colori. Questa cosa vale una fortuna!
Ti ho chiesto di darmelo disse Sister.
Ho trovato una fortuna! grid Earl, con gli occhi lucenti d'avidit.
Rompo il vetro, tolgo le pietre e ho una fortuna! Sogghign come un
pazzo, sollev il cerchio al di sopra della testa e cominci a saltellare da-
vanti agli amici seduti al tavolo. Guardate qui! Ho un'aureola, ragazzi!
Paul avanz d'un altro passo e all'istante Earl si gir ad affrontarlo.
La rivoltella gi lasciava la fondina.
Ma Sister era pronta. Il fucile a pompa, che lei aveva estratto da sotto la
giacca a vento, rimbomb con la forza d'un grido di Dio.
Earl fu sollevato in aria e vol sopra i tavoli; riusc a sparare un colpo
che scheggi la trave di legno sopra la testa di Sister. Atterr in un muc-
chio informe, stringendo ancora nella mano il cerchio di vetro. I colori fo-
schi pulsarono selvaggiamente.
L'uomo con la giacca di pelo cominci ad alzarsi. Sister pomp un'altra
cartuccia nella camera fumante, si gir di scatto e gli premette la canna
contro la gola. Vuoi assaggiare? L'uomo scosse la testa e ricadde a sede-
re. Armi sul tavolo ordin Sister... e otto rivoltelle furono spinte sulle
carte sporche e sulle monete, fino al centro del tavolo.
Paul, con la Magnum pronta a sparare, rimase in attesa. Colse un movi-
mento del barista e punt la rivoltella alla testa dell'uomo. Derwin alz le
mani. Tranquillo, amico disse, nervoso. Io voglio vivere, d'accordo?
Nel cerchio, le pulsazioni luminose rallentarono, vacillarono. Paul s'ac-
cost al moribondo, mentre Sister puntava sugli altri il fucile anti-
sommossa, trovato tre anni prima in una stazione di polizia stradale ab-
bandonata, alla periferia di Wichita; aveva una potenza tale da abbattere un
elefante. Era stata costretta a usarlo solo poche volte, con gli stessi risultati
di adesso.
Paul cerc di evitare il sangue. Una mosca gli ronz davanti al viso e si
libr sopra il cerchio di vetro. Era grossa e verde, ripugnante; per qualche
istante Paul rimase di stucco, dal momento che non ne vedeva da anni:
pensava che fossero morte tutte. Una seconda mosca si un alla prima; ron-
zarono intorno al corpo sussultante e al cerchio di vetro.
Paul si chin. Il cerchio sfolgor di rosso per un istante, poi si spense.
Paul lo strapp alla stretta del cadavere e vide tornare nel vetro i colori del-
l'arcobaleno. Allora lo rimise nella borsa e lo copr con calze, sciarpe,
guanti. Una mosca gli si pos sulla guancia. Paul mosse di scatto la testa,
perch la piccola bastarda gli aveva dato l'impressione di un chiodo gelido
premuto contro la pelle.
Rimise nella borsa l'atlante stradale. Tutti gli occhi erano puntati sulla
donna con il fucile a pompa. Sister prese la borsa e arretr lentamente ver-
so la porta, tenendo l'arma puntata al centro del tavolo da gioco. Non ave-
va avuto scelta, si disse; era stata costretta a ucciderlo: ormai aveva fatto
troppo strada, con il cerchio di vetro, per lasciare che uno stupido lo faces-
se a pezzi.
Ehi disse l'uomo con la giacca di pelo. Non ve ne andrete senza che
vi offriamo da bere, no?
Eh?
Earl non valeva una cicca disse un altro; si chin a sputare tabacco nel
secchio. Quell'idiota dal grilletto facile non faceva che ammazzare gen-
te.
Ha fatto secco Jimmy Ridgeway proprio qui, un paio di mesi fa disse
Derwin. Il bastardo era troppo buono, con la pistola.
Fino a oggi disse l'altro. I giocatori gi si dividevano le monete del
morto.
Ecco qui. Derwin prese due bicchieri e li riemp con un liquido am-
brato e oleoso, versato da un barilotto. Produzione casalinga. Ha un gusto
un po' puzzolente, ma vi assicuro che vi far dimenticare tutte le preoccu-
pazioni. Tese i bicchieri a Sister e a Paul. Offre la casa.
Erano passati mesi, da quando Paul aveva bevuto l'ultimo sorso d'alcol.
Il forte odore di legno della bevanda gli aleggi intorno come profumo di
sirena. Paul si sentiva scosso: non aveva mai usato la Magnum su esseri
umani e pregava di non doverlo mai fare. Accett il bicchiere; si disse che
i vapori rischiavano di strinargli le sopracciglia, ma bevve lo stesso un sor-
so.
Gli parve d'ingurgitare metallo fuso. Con le lacrime agli occhi, toss,
sputacchi, ansim, mentre il whisky clandestino, ricavato Dio solo sapeva
da cosa, gli scorreva in gola. La megera dai capelli rossi sghignazz come
una cornacchia e anche alcuni uomini scoppiarono a ridere.
Mentre Paul cercava di riprendere fiato, Sister pos sul banco la borsa, a
portata di mano, e alz il bicchiere. Il barista disse: Gi, gli hai fatto un
favore, al vecchio Earl Hocutt. Ha sempre cercato uno che lo stirasse, da
quando sua moglie e la sua bambina morirono di febbre, l'anno scorso.
Ah, s? disse Sister, togliendosi la sciarpa dal viso. Si port il bic-
chiere alle labbra deformi e lo vuot senza battere ciglio.
Derwin spalanc gli occhi e si ritrasse con tanta rapidit da gettare a ter-
ra uno scaffale di bicchieri e di boccali.
51
Sister si aspettava quella reazione, l'aveva gi vista altre volte. Sorseggi
di nuovo il whisky, lo trov n migliore n peggiore delle tante bottiglie da
cui aveva bevuto nelle vie di Manhattan, cap che tutti nella taverna guar-
davano lei. Pens: Volete dare un'occhiata? Una bella occhiata come si de-
ve? Mise sul banco il bicchiere e si gir perch tutti la vedessero.
La megera dai capelli rossi smise di ridere di colpo, come se avesse ri-
cevuto un calcio in gola.
L'uomo che masticava tabacco inghiott la cicca. Buon Dio onnipo-
tente riusc a dire dopo.
La met inferiore del viso di Sister era una massa di escrescenze grigie,
viticci nodosi contorti e intrecciati sopra il mento, la mascella e le guance.
Le escrescenze cornee avevano stirato un poco a sinistra la bocca, confe-
rendole un ghigno sardonico. Sotto il cappuccio della giacca a vento, il
cranio era una crosta scabbiosa; le escrescenze avevano ricoperto comple-
tamente il cuoio capelluto e cominciavano a mandare filamenti duri e grigi
sulla fronte e sopra le orecchie.
Una lebbrosa! Un giocatore si alz di colpo. Ha la lebbra!
L'accenno alla temuta malattia indusse gli altri a scattare in piedi, la-
sciando perdere rivoltelle, carte, monete, e a rifugiarsi in fondo alla ta-
verna. Fuori di qui! grid un altro. Non attaccarci quella merda!
Lebbrosa! Lebbrosa! strill la vecchia strega dai capelli rossi; afferr
il boccale per tirarlo a Sister. Ci furono altre grida di minaccia, ma Sister
rimase impassibile. La scena era sempre la stessa, ogni volta che era co-
stretta a scoprirsi il viso.
Sopra il trambusto di voci, si ud un rumore acuto, insistente: crack!...
crack!... crack!
Messa in risalto dalla luce del focolare, una figura magra, in piedi contro
la parete pi lontana, batteva il bastone sopra il piano del tavolo. Il rumore
secco alla fine la spunt: nella stanza scese un silenzio inquieto.
Signore... e signori disse con voce spenta l'uomo con il bastone vi
posso garantire che l'infermit della nostra amica non  lebbra. E in realt
ritengo che non sia minimamente contagiosa... perci non c' bisogno che
vi riempiate i mutandoni.
E tu cosa ne sai, sacco di merda? replic l'uomo con la giacca di pelo.
L'altro esit, poi si mise il bastone sotto l'ascella sinistra. Venne avanti a
passo strascicato, la gamba sinistra dei calzoni piegata sotto il ginocchio.
Portava un lacero cappotto marrone scuro sopra un lurido maglione cardi-
gan beige; alle mani aveva guanti cos consumati che ne spuntavano le di-
ta.
La luce delle lampade gli illumin il viso. Capelli d'argento gli rica-
devano sulle spalle, anche se la sommit del cranio era calva e segnata di
cheloidi marrone. Aveva una barbetta corta e brizzolata, lineamenti fini,
naso sottile ed elegante. Sister pens che sarebbe stato un bell'uomo, a par-
te la vivida cheloide scarlatta che gli copriva la guancia come una macchia
di vino di Porto. L'uomo si ferm a met fra Sister e Paul e gli altri. Non
mi chiamo sacco di merda disse, con un'aria di nobilt decaduta. Gli oc-
chi grigi, incassati, tormentati, si spostarono sull'uomo con la giacca di pe-
lo. Un tempo ero Hugh Ryan. Dottor Hugh Ryan, chirurgo al Medical
Center di Amarillo, nel Texas.
Medico, tu? ribatt l'altro. Stronzate.
Il mio attuale tenore di vita induce questi signori a ritenere che io sia
nato assetato allo stadio terminale disse Ryan a Sister. Sollev la mano
tremante. Ovviamente, non sono pi in grado di reggere il bisturi. Ma chi
lo , oggi? Si accost a Sister, le tocc il viso. Il tanfo di corpo non lavato
quasi le mozz il respiro, ma lei aveva annusato di peggio. Questa non 
lebbra continu l'uomo.  una massa di tessuti fibrosi d'origine subcuta-
nea. Fino a quale profondit penetra lo strato fibroide, non lo so... ma ho
gi visto parecchie volte escrescenze simili a queste: a parer mio, non sono
contagiose.
Anche noi abbiamo visto altra gente conciata allo stesso modo disse
Paul. Era abituato all'aspetto di Sister, perch l'infermit si era manifestata
per gradi, a cominciare dalle verruche nere sul viso. Si era esaminato la
faccia e la testa, per vedere se anche a lui spuntavano escrescenze simili,
ma per il momento sembrava immune. Cosa le provoca?
Hugh Ryan alz le spalle e continu a palpare le escrescenze. Forse  la
reazione della pelle alle radiazioni, alle sostanze inquinanti, alla prolungata
mancanza di luce solare... chiss. Ho gi visto almeno un centinaio di casi,
in diversi stadi. Per fortuna pare che rimanga una piccola apertura per re-
spirare e per nutrirsi, indipendentemente dalla gravita della crescita.
 lebbra, dico io! replic la megera dai capelli rossi; ma gli uomini
tornavano a sedersi al tavolo. Alcuni lasciarono la taverna, altri conti-
nuarono a fissare Sister, affascinati e nauseati insieme.
Provoca un prurito del diavolo e a volte la testa mi duole come se do-
vesse spaccarsi ammise Sister. Come faccio a liberarmene?
Sfortunatamente non glielo so dire. Non ho mai visto la Maschera di
Giobbe regredire... ma a dire il vero ho esaminato la maggior parte dei casi
solo di passaggio.
Maschera di Giobbe? Si chiama cos?
Be', cos la chiamo io. Mi sembra un nome appropriato, non crede?
Sister grugn. Lei e Paul avevano visto decine di individui con la "Ma-
schera di Giobbe", sparsi nei nove stati attraversati fino a quel momento.
Nel Kansas, erano capitati in una colonia di quaranta individui infetti, che i
loro stessi familiari avevano scacciato dall'insediamento vicino; nello Io-
wa, Sister aveva visto un uomo che non riusciva pi a tenere dritta la testa,
tanto era incrostata. La Maschera di Giobbe colpiva con eguale crudelt
uomini e donne, anche adolescenti, ma i bambini inferiori ai sette otto anni
sembravano immuni... almeno, Sister non aveva mai visto l'infezione su
neonati e su bambini, anche se entrambi i genitori ne erano colpiti. Dovr
tenermela per tutta la vita?
Hugh scroll di nuovo le spalle. Fiss con intensit famelica il whisky di
Sister, ancora sul bancone. Lei disse: Prego! e lui lo bevve come se fos-
se t ghiacciato in un torrido pomeriggio d'agosto.
La ringrazio. Si pul sulla manica le labbra e diede un'occhiata al mor-
to sulla segatura insanguinata. La ragazza dai capelli neri gli frugava avi-
damente le tasche. In questo mondo non esiste pi ragione e torto disse
Ryan. Solo maggiore rapidit nell'estrarre la pistola e superiore livello di
violenza. Con un cenno indic il tavolo al quale sedeva prima, accanto al
camino. Prego disse a Sister, con una nota di supplica. Sapesse da
quanto tempo non parlo con una persona di evidente cultura e intelligen-
za.
Sister e Paul non avevano fretta. Sister prese la borsa, ripose il fucile
nella custodia di pelle che teneva al fianco, sotto la giacca a vento. Paul
rinfoder la Magnum. Seguirono Hugh Ryan.
Derwin trov finalmente il coraggio di uscire da dietro il bancone; l'uo-
mo con la giacca di pelo lo aiut a portare via dalla porta posteriore il ca-
davere di Earl.
Mentre Hugh sistemava sulla sedia il moncone della gamba, Sister non
pot fare a meno di notare i trofei impagliati che adornavano la parete in-
torno al camino della Secchia di Sangue: uno scoiattolo albino, una testa di
cervo con tre occhi, un cinghiale con un solo occhio al centro della fronte,
una marmotta a due teste. Derwin  cacciatore spieg Hugh. Si trovano
creature d'ogni tipo, nei boschi qui intorno. Sorprendenti, vero, gli effetti
delle radiazioni? Ammir per un istante i trofei. Viene voglia di non
dormire mai lontano dalla luce continu, riportando l'attenzione su Paul e
su Sister. Sul serio. Allung la mano verso il mezzo bicchiere di whisky
che centellinava quando i due erano entrati. Due mosche verdi gli ronzaro-
no intorno alla testa e Paul le guard girare.
Hugh indic la borsa. Non ho potuto non notare quel ninnolo di vetro.
Posso chiederle che cos'?
Solo una cosa che ho trovato.
Dove? In un museo?
No. In un mucchio di macerie.
Un oggetto assai bello. Starei attento, se fossi in lei. Ho incontrato gen-
te che le taglierebbe la testa per un boccone di pane.
Sister annu. Per questo porto il fucile... e ho anche imparato a usarlo.
Ho visto. Tracann il whisky fino all'ultima goccia e schiocc te lab-
bra. Ah! Nettare degli dei!
Non arriverei a tanto. Paul aveva ancora l'impressione che gli avesse-
ro tagliuzzato con il rasoio la gola.
Be', non tutti i gusti sono alla menta, giusto? Hugh lecc l'interno del
bicchiere, prima di deporlo. Un tempo ero un intenditore di cognac fran-
cesi. Avevo moglie, tre figli, una villa in stile spagnolo con vasca da bagno
e piscina. Si tocc il moncone. Avevo anche un'altra gamba. Ma questo
 il passato, no? Non bisogna pensare troppo al passato, se si vuole rima-
nere sani di mente. Fiss il fuoco, poi guard Sister, dall'altra parte del
tavolo. Ah. Dove siete stati? E dove andate?
Dappertutto rispose lei e in nessun posto in particolare.
Negli ultimi sette anni, Sister e Paul Thorson avevano seguito il sentiero
indicato dal sogno... una mosca cieca d'immagini che Sister aveva visto
nelle profondit del cerchio di vetro. Avevano viaggiato dalla Pennsylva-
nia al Kansas, avevano trovato la citt di Matheson... incendiata e rasa al
suolo, macerie coperte di neve. L'avevano esplorata e avevano trovato solo
scheletri e distruzione; poi erano giunti nel parcheggio d'un edificio brucia-
to, forse un grande magazzino o un supermercato.
E in quel parcheggio spazzato dalla neve, nel cuore della desolazione,
Sister aveva udito il sussurro di Dio.
Una piccola cosa, sulle prime: la punta dello stivale di Paul aveva porta-
to alla luce una carta.
Ehi! aveva esclamato Paul. Guarda qui! L'aveva ripulita del ter-
riccio e della neve, l'aveva passata a Sister. I colori erano sbiaditi, ma il di-
segno mostrava un donna bellissima, in tunica viola, sul cui capo brillava il
sole e ai cui piedi erano accucciati il leone e l'agnello; la donna reggeva
uno scudo d'argento al cui centro c'era forse una fenice fiammeggiante e
portava una fulgida corona. I capelli della donna erano in fiamme e lo
sguardo fissava coraggiosamente lontano. Sul margine superiore della car-
ta c'era una scritta sbiadita: L'IMPERATRICE.
Una carta di tarocchi aveva detto Paul. A Sister erano quasi mancate
le ginocchia.
Altre carte, cocci di vetro, indumenti e cianfrusaglie erano sepolti nella
neve. Sister aveva scorto una macchia di colore, aveva raccolto un'altra
carta... e aveva riconosciuto la figura, il sudario nero, il viso bianco simile
a maschera, gli occhi argentei e malevoli, il terzo occhio scarlatto al centro
della fronte. Aveva fatto in mille pezzi quella carta, anzich metterla nella
borsa insieme con l'Imperatrice.
E poi aveva pestato qualcosa di morbido. Si era chinata a spazzare via la
neve; nel vedere che cos'era, si era sentita gli occhi pieni di lacrime.
Una bambola bruciacchiata, dalla pelliccia azzurra. Nel raccoglierla, a-
veva visto il piccolo anello di plastica e l'aveva tirato. Nel silenzio, fra la
neve, una voce stanca aveva piagnucolato: Coookiiies. Il gemito si era
librato sul parcheggio dove scheletri sognavano.
La bambola Cookie Monster era finita nella sacca di Sister... e poi era
giunto il momento di lasciare Matheson, perch nel parcheggio non c'erano
scheletri di bambini e Sister sapeva, ora pi che mai, di cercare una bam-
bina.
Avevano vagabondato nel Kansas per pi di due anni, vivendo in diverse
comunit che lottavano per riprendersi; avevano girato a nord, nel Nebra-
ska; a est, nello Iowa; e ora, a sud, nel Missouri. Una terra di sofferenze e
di brutalit si era dispiegata davanti a loro come un'allucinazione continua,
inevitabile. In parecchie occasioni, mentre scrutava il cerchio di vetro, Si-
ster aveva scorto un viso indistinto restituirle lo sguardo, come da uno
specchio assai scolorito. Questa particolare immagine era rimasta costante
per pi di sette anni; Sister non avrebbe potuto descriverla, per pensava
che si trattasse di un viso giovane - impossibile dire se di bambino o di
bambina - cambiato nel corso degli anni. L'ultima volta l'aveva scorto
quattro mesi prima: i lineamenti sembravanao quasi scomparsi del tutto.
Da allora, l'immagine non si era ripresentata.
A volte Sister si sentiva sicura che il giorno seguente avrebbe portato
con s la risposta... ma i giorni erano passati, erano diventati settimane,
mesi, anni, e ancora lei continuava la ricerca, nella campagna devastata,
nelle cittadine abbandonate, nelle vicinanze di macerie dove un tempo sor-
gevano le citt principali. Molte volte, scoraggiata, aveva pensato di rinun-
ciare alla ricerca, di fermarsi in una delle comunit incontrate; ma questo
era successo prima che la sua Maschera di Giobbe peggiorasse. Ora pensa-
va che sarebbe stata ben accolta solo da un gruppo di persone affette dalla
sua stessa infermit.
Ma la verit era che temeva di fermarsi troppo a lungo in uno stesso po-
sto. Continuava a guardarsi alle spalle, con il timore che una figura tene-
brosa dalla faccia mutevole avesse finito per trovarla e assalirla. Nei suoi
incubi, Doyle Halland o Dal Hallmark o comunque ora si facesse chiama-
re, aveva un unico occhio scarlatto sulla fronte, come la sinistra figura del-
la carta di tarocchi, e cercava instancabilmente di trovarla.
Spesso, nel corso degli anni, Sister aveva sentito un formicolio alla pel-
le, come se lui fosse nelle vicinanze, sul punto di scoprirla. Quelle volte,
lei e Paul si erano subito rimessi in cammino; e Sister temeva gli incroci
stradali, perch sapeva che la curva sbagliata avrebbe potuto portarla nelle
grinfie del mostro in attesa.
Scacci i ricordi. E lei? Sta qui da molto?
Otto mesi. Dopo il 17 luglio, sono andato con la famiglia a nord di
Amarillo. Abbiamo vissuto tre anni in una comunit sul Purgatoire River,
a sud di Las Animas, nel Colorado. Da quelle parti ci sono un mucchio
d'indiani; alcuni avevano combattuto nel Vietnam e hanno insegnato a noi
stupida gente di citt come si costruiscono capanne di fango e come si re-
sta in vita. Sorrise dolorosamente.  davvero un colpo, abitare in una
villa da un milione di dollari e ritrovarsi da un giorno all'altro sotto un tetto
di fango e di stereo di vacca. Comunque, due nostri figli morirono il primo
anno, per avvelenamento da radiazioni; ma eravamo al caldo, quando la
neve cominci a cadere; e ci siamo sentiti maledettamente fortunati.
Perch non  rimasto l? domand Paul.
Hugh fiss il fuoco. Pass del tempo, prima che rispondesse. Era una
comunit di circa duecento anime. Avevamo una provvista di granturco,
un po' di farina e di manzo salato, un mucchio di cibo in scatola. L'acqua
del fiume non era del tutto pura, ma ci manteneva in vita. Si massaggi il
moncone. Poi arrivarono loro.
Loro? Chi?
I primi furono tre uomini e due donne. Arrivarono in una jeep e una
Buick con i parabrezza blindati. Si fermarono a Purgatoire Flats, il nome
che avevamo dato al villaggio, e chiesero di comprare met del nostro ci-
bo. Ovviamente non potevamo venderlo a nessun prezzo. Altrimenti sa-
remmo morti di fame. Allora ci minacciarono. Dissero che avremmo rim-
pianto di non avere dato loro quel che volevano. Ricordo che Curtis Pen-
narossa... il nostro sindaco, un indiano pawnee grande e grosso, reduce del
Vietnam... and nella sua capanna e usc impugnando un fucile automati-
co. Disse loro di andarsene e quelli sparirono. Hugh s'interruppe; lenta-
mente strinse i pugni, sul piano del tavolo.
Tornarono disse piano. Quella notte stessa. Oh, s, tornarono... con
trecento soldati ben armati e camion trasformati in mezzi d'assalto. Raser
al suolo Purgatoire Flats, trucidarono tutti. Tutti. Gli manc la voce; per
un minuto non riusc a continuare. La gente correva, tentava di scappare.
Ma loro avevano mitragliatrici. Fuggii con mia moglie e mia figlia. Colpi-
rono Curtis Pennarossa e gli passarono sopra con una jeep. Non aveva...
non aveva pi l'aspetto di un essere umano.
Hugh chiuse gli occhi, ma nel suo viso era scolpito un tale tormento che
Sister, per non guardarlo, fiss il fuoco. Mia moglie fu colpita alla schie-
na continu Hugh. Mi fermai ad aiutarla e dissi a mia figlia di correre al
fiume. Non l'ho pi rivista. Ma... Alzavo da terra mia moglie, quando le
pallottole mi colpirono. Due o tre, penso. Nella gamba. Qualcuno mi diede
un colpo in testa e caddi. Quando rinvenni... mi trovai con un fucile punta-
to alla faccia. E una voce maschile proclamava: "Dite a tutti che l'Esercito
d'Eccellenza  passato da qui". L'Esercito d'Eccellenza ripet Hugh con
amarezza. Riapr gli occhi, sconvolti, iniettati di sangue. Erano rimasti
quatto o cinque superstiti. Improvvisarono una barella per me. Mi portaro-
no a nord per pi di quaranta chilometri, fino a un altro villaggio... ma an-
che quello era ridotto in cenere, quando vi arrivammo. Avevo la gamba
maciullata. Bisognava amputarla. Dissi loro come fare. Sopravvissi, e con-
tinuammo. Accadde quattro anni fa. Guard Sister e si sporse un poco
dalla sedia. Per l'amor di Dio, non andate a ovest. L ci sono i campi di
battaglia.
Campi di battaglia? disse Paul. Come sarebbe?
C' la guerra, da quelle parti. Nel Kansas, nell'Oklahoma, nel Nebraska.
Anche nei due Dakota. Ho incontrato un mucchio di profughi fuggiti dai
territori dell'ovest. Li chiamano campi di battaglia perch vi combattono
diversi eserciti: la Fedelt Americana, i Predoni di Nolan, l'Esercito d'Ec-
cellenza, l'Armata Idra e forse altri cinque o sei.
La guerra  finita disse Sister, accigliandosi. Per che diavolo com-
battono?
Terra. Villaggi. Cibo, armi, benzina... tutto quel che  rimasto. Sono
fuori di senno: vogliono uccidere, e se non possono uccidere i russi, devo-
no inventarsi un nemico. Ho sentito dire che l'Esercito d'Eccellenza vuole
eliminare tutti i superstiti segnati dalle cheloidi. Si tocc la cicatrice scar-
latta che gli copriva mezza faccia. Lo ritengono il marchio di Satana.
Paul si mosse sulla sedia, a disagio. Durante i loro viaggi, lui e Sister
avevano sentito parlare di villaggi assaliti e incendiati da bande di predoni,
ma questa era la prima volta che avevano notizia di forze organizzate.
Quanto sono grandi, questi eserciti? Chi li guida?
Pazzi, sedicenti patrioti, ex militari... chi pi ne ha, pi ne metta. La
settimana scorsa sono passati da qui un uomo e una donna che avevano vi-
sto il gruppo della Fedelt Americana: quattro o cinquemila individui, gui-
dati da un predicatore folle della California, che si proclama il Salvatore e
vuole uccidere chiunque non lo segua. Ho sentito che l'Armata Idra uccide
negri, latino-americani, orientali, ebrei e chiunque considera straniero. Pa-
re che l'Esercito d'Eccellenza sia guidato da un ex militare, un eroe di guer-
ra del Vietnam. Sono loro i bastardi con gli automezzi corazzati. Dio ci
aiuti, se quei pazzi cominciano a muoversi verso est.
Noi vogliamo solo benzina sufficiente a raggiungere la prossima citt
disse Paul. Siamo diretti a sud, verso il golfo del Messico. Cerc di
schiacciare la mosca che gli si era posata sulla mano: aveva di nuovo pro-
vato la sensazione d'essere punto da un chiodo gelido.
Hugh sorrise con desiderio. Il golfo del Messico. Dio, da quanto tempo
non vedo il golfo!
Qual  la citt pi vicina, da qui? domand Sister.
Immagino che sia Mary's Rest, a sud della vecchia Jefferson City. Ma
la strada non  in buone condizioni. C'era un grosso laghetto, a Mary's
Rest. Comunque, non  lontano: una settantina di chilometri.
Come ci arriviamo, con il serbatoio vuoto?
Hugh diede un'occhiata alla segatura sporca di sangue. Be', il camion di
Earl Hocutt  parcheggiato qui di fronte. Non credo che la benzina gli ser-
va ancora, no?
Paul annu. Nella jeep avevano un pezzo di tubo di gomma da giardino e
lui era diventato assai esperto nell'arte di rubare benzina.
Una mosca si pos sul tavolo, davanti a Hugh. Il vecchio capovolse di
scatto il bicchiere e intrappol l'insetto. La mosca ronz rabbiosamente a-
vanti e indietro; Hugh la guard girare. Non si vedono spesso, le mosche
disse. Alcune si fermano qui dentro, attirate dal calore, penso. E dal san-
gue. Questa  rabbiosa come il diavolo, vero?
Sister ud il ronzio di un'altra mosca che le sfior la testa, esegu len-
tamente un giro sopra il tavolo e saett verso una fessura della parete. Qui
c' un posto dove passare la notte? domand a Hugh.
Posso trovarvene uno. Sar poco pi di un buco per terra, con un co-
perchio sopra; ma non morirete assiderati e nessuno vi taglier la gola.
Batt il dito sul vetro; la grossa mosca verde cerc di morderlo. Ma se vi
trovo un posto sicuro dove dormire continu voglio una cosa in cam-
bio.
Quale?
Hugh sorrise. Vorrei vedere il golfo del Messico.
Se lo scordi! disse Paul. Non abbiamo posto.
Oh, sareste sorpresi di scoprire dove un vecchio con una gamba sola
pu infilarsi.
Maggior peso vuol dire maggior consumo di benzina, per non parlare
di cibo e d'acqua. Mi spiace.
Peso quanto una piuma bagnata insist Hugh. E mi porter cibo e
acqua. Se volete un pagamento per il trasporto, divider con voi due botti-
glie di whisky che conservo per i casi d'emergenza.
Paul era sul punto di dire no di nuovo, ma rimase zitto. Quel whisky era
forse la roba pi cattiva che avesse mai assaggiato, ma certo gli aveva
scaldato lo stomaco.
Lei che ne dice? domand Hugh a Sister. Alcuni ponti sono crollati,
nel tratto da qui a Mary's Rest. Sar pi utile io, che non la vecchia cartina
che si porta dietro.
Sister fu tentata di dare retta a Paul. Ma poi vide la sofferenza negli oc-
chi grigi di Hugh, l'espressione da cane picchiato e abbandonato dal pa-
drone.
La prego disse Hugh. Qui per me non c' niente. Mi piacerebbe ve-
dere se le onde rotolano ancora come prima.
Sister riflett. Il vecchio poteva rannicchiarsi nel retro della jeep; e sa-
rebbe stata utile una guida per arrivare alla citt successiva. Hugh aspetta-
va la risposta. Ci trovi un posto sicuro dove passare la notte disse Sister
e domattina ne riparleremo.  il massimo che posso dirle, per il momen-
to. D'accordo?
Hugh esit, esaminando il viso di Sister. Denotava forza, si disse; e gli
occhi non erano spenti come quelli di tanti altri. Peccato che la Maschera
di Giobbe avrebbe finito per ricoprirli del tutto. D'accordo rispose; e si
strinsero la mano.
Lasciarono la Secchia di Sangue per andare a prendere la benzina dal
camion del morto. Nella taverna, la vecchia strega dai capelli rossi si avvi-
cin al loro tavolo e guard la mosca ronzare dentro il bicchiere capovolto.
Con gesto rapidissimo sollev il bicchiere e afferr la mosca che tentava di
fuggire; prima che riuscisse a liberarsi, se la cacci in bocca e la schiacci
sotto i denti.
Contorse il viso in una smorfia. Apr la bocca, sput nel fuoco un pic-
colo grumo grigiastro e verde che sfrigol come acido.
Cattivo! disse la megera; e con la segatura si pul la lingua.
52
Aspettava nel buio che tornassero a casa.
Il vento era forte. Cantava dolcemente al suo animo, parlandogli di mi-
lioni di cadaveri e di altre morti ancora da venire. Ma quando il vento era
cos forte, lui non poteva cercare molto lontano. Sedeva nel buio, con la
nuova faccia e la nuova pelle, mentre il vento sibilava intorno alla baracca
come un invitato rumoroso; pens che forse, solo forse, quella sarebbe sta-
ta la notte buona.
Ma capiva le giravolte del tempo: se non era stanotte, c'era sempre do-
mani. Sapeva essere assai paziente, all'occorrenza.
Sette anni erano passati in fretta, per lui. Aveva percorso le strade, vian-
dante solitario, attraverso l'Ohio, l'Indiana, il Kentucky, il Tennessee e
l'Arkansas. A volte si era fermato in un villaggio, a volte si era sistemato
da solo in una grotta o in un'auto abbandonata, a seconda dell'umore. Do-
vunque passasse, oscurava ogni cosa; prosciugava di speranza e di com-
passione i villaggi e lasciava che morissero, mentre gli abitanti si uccide-
vano l'un l'altro o si suicidavano. Aveva l'abilit di mostrare alla gente
quanto fosse futile la vita e quali effetti causasse la tragedia della falsa spe-
ranza. Se tuo figlio ha fame, uccidilo: cos esortava le madri affamate.
Pensa al suicidio come a un atto di nobilt, suggeriva agli uomini che gli
chiedevano consiglio. Lui era una fonte di notizie e di saggezza che non
vedeva l'ora di condividere con gli altri: tutti i cani diffondevano il cancro
e andavano uccisi; la gente con le cheloidi marrone aveva preso gusto alla
carne di bambino; costruiscono una nuova citt nelle zone selvagge del
Canada ed  l che dovreste andare; potete avere un mucchio di proteine
mangiandovi le dita... in fin dei conti, non tutte vi servono.
Rimaneva continuamente sorpreso per la facilit con cui li induceva a
credergli.
Era davvero una grande festa. Tranne che per un particolare. E quel par-
ticolare lo tormentava giorno e notte.
Dove si trovava il cerchio di vetro?
La donna, Sister, era certo morta, ormai. Di lei se ne fregava, comunque.
Ma dov'era il cerchio di vetro? Chi l'aveva? Molte volte aveva avuto la
sensazione d'essere vicino a trovarlo, la certezza che il prossimo incrocio
l'avrebbe portato dritto al cerchio; ma l'impressione si era sempre affievoli-
ta ed era toccato a lui scegliere la nuova direzione. Aveva frugato la mente
di chiunque incontrava, ma in nessuna c'era la donna, e neppure il cerchio
di vetro. Cos era andato avanti. Ma con il passare degli anni, i suoi viaggi
si erano fatti un po' meno frequenti, perch c'erano tante di quelle opportu-
nit, nei villaggi, e perch non sembrava molto importante dove fosse il
cerchio di vetro: tanto, non modificava la situazione. Quella era sempre la
sua festa, nulla era cambiato. Sentiva ancora dentro di s la minaccia che
aveva percepito nel cerchio, in quella casa del New Jersey; ma qualsiasi
cosa il cerchio fosse, non gli cambiava l'esistenza, n le cose che vedeva
intorno.
No problemo, pens... ma dov'era, il cerchio? Chi ce l'aveva? E come era
comparso?
Spesso ricordava il giorno in cui era uscito dalla Statale 80, a cavallo
della bicicletta da corsa, per puntare a sud. A volte si era domandato che
cosa sarebbe successo se invece fosse andato a est lungo la S-80. Avrebbe
trovato la donna e il cerchio di vetro? Come mai, alla stazione della Croce
Rossa, le sentinelle non l'avevano vista, se era ancora viva?
Ma non poteva vedere ogni cosa, conoscere ogni cosa; vedeva e co-
nosceva solo quel che i suoi occhi finti gli dicevano, o quello che racco-
glieva da menti umane, oppure quel che gli riferivano le creature mandate
nel buio a investigare.
E che proprio in quel momento facevano ritorno. Sent che si riunivano
da tutti i punti cardinali e si avvicinavano controvento. Si spinse verso la
porta e le ruote sotto di lui cigolarono.
La prima gli tocc la guancia e fu risucchiata nella carne come in un
vortice.
Lui rovesci gli occhi e guard dentro di s. Vide foreste scure, ud il
gemito del vento, nient'altro.
Un'altra cosa che sembrava una mosca s'infil in un buco della parete e
si pos sulla sua fronte, subito risucchiata da un'increspatura della carne.
Altre due si unirono alla prima e furono assorbite.
Lui vide altri boschi scuri, una pozzanghera congelata, la carcassa d'un
piccolo animale di chiss quale specie. Un corvo si tuff, diede un colpo di
becco, si ritrasse.
Altre mosche gli penetrarono nel viso. Altre immagini turbinarono den-
tro di lui: una donna che lavava vestiti in una stanza illuminata, due uomini
che lottavano con il coltello in un vicolo, un cinghiale a due teste che gru-
folava nell'immondizia, con i quattro occhietti umidi e lucenti.
Le mosche gli strisciarono sul viso, furono risucchiate una dopo l'altra.
Lui vide case scure, ud qualcuno suonare, male, l'armonica, qualcun al-
tro battere a tempo le mani; facce intorno a un fal, chiacchiere su com'era
un tempo il baseball nelle serate estive; un uomo e una donna macilenti, al-
lacciati sul giaciglio; mani al lavoro, che pulivano il fucile; un'esplosione
di luce e una voce che diceva: "Ho trovato un bel giocattolo..."
Alt.
L'immagine di luce e la voce s'immobilizzarono dietro le sue palpebre,
come il fotogramma di un film.
Lui trem.
Aveva ancora mosche sul viso, ma si concentr sull'immagine di luce.
Era solo un bagliore rossastro, non ne ricavava ancora molto. Strinse le
mani a pugno: le unghie lunghe e sporche incisero mezzelune nella pelle,
ma non ne usc sangue.
Avanti, pens; e il film di ricordi prese a svolgersi.
...vero? complet la voce, una voce maschile. E poi un sussurro pieno
di timore reverenziale: Pietre preziose!
Alt.
Lui guardava da sopra; e l, fra le mani dell'uomo, c'era...
Avanti.
...il cerchio di vetro, splendente di rosso scuro e di marrone. Una stanza
con segatura sul pavimento. Bicchieri. Carte sopra un tavolo.
Conosceva quel posto. Ci era gi stato e vi aveva mandato a investigare
le sue creature perch era un posto in cui i viaggiatori si fermavano. La
Secchia di Sangue era a meno di due chiometri, proprio al di l della prima
collina.
Il suo occhio interiore osserv la scena dal punto di vista d'una mosca.
Lo sparo di fucile, una calda onda d'urto, un corpo che schizzava sangue e
cadeva sui tavoli.
Una voce femminile disse: Vuoi assaggiare? Poi un ordine: Armi sul
tavolo.
Ti ho trovata, pens lui.
Scorse di sfuggita il viso della donna. Era diventata davvero una bel-
lezza, pens. Ma era lei? S, s! Doveva essere lei. Il cerchio di vetro fin
nella borsa. Doveva essere lei!
La scena continu. Un'altra faccia: un uomo con acuti occhi azzurri e
barba grigia. Lebbrosa! Lebbrosa! grid qualcuno. E poi un uomo dai
capelli argentei. Cap che quel viso apparteneva all'uomo che tutti chiama-
vano Sacco di merda. Altre voci: Prego... Derwin  un cacciatore... avevo
anche un'altra gamba... per l'amor di Dio, non andate a ovest... lo ritengono
il marchio di Satana... Lui sorrise.
...Siamo diretti a sud... immagino che sia Mary's Rest... non credo che
la benzina gli serva ancora, no?
Le voci divennero confuse, la luce cambi, in basso c'erano boschi scuri
e case.
Lui pass di nuovo in rassegna il ricordo-film. Era lei, certo. ...Siamo
diretti a sud... immagino che sia Mary's Rest...
Mary's Rest, pens. Settanta chilometri a sud. Ti ho trovata! Vai a sud, a
Mary's Rest!
Che senso aveva aspettare? Sister e il cerchio di vetro forse erano ancora
alla Secchia di Sangue, a meno di due chilometri. C'era il tempo di andare
alla taverna e...
Lester? Ti ho portato una scodella di...
Rumore di terraglie in fantumi, ansito d'orrore.
Lui lasci che gli occhi emergessero di nuovo. Sulla porta della baracca
c'era la donna che tre settimane prima l'aveva preso come aiutante; era an-
cora assai graziosa, peccato che un animale feroce le avesse sbranato la fi-
glioletta nel boschi una sera di due settimane prima, perch la bambina le
assomigliava tutta. La donna aveva lasciato cadere la scodella di minestra.
Era una puttana goffa, pens lui; ma chiunque avesse solo due dita per
mano era destinato a essere goffo.
L'altro artiglio della donna reggeva un lume; e alla luce, lei aveva visto il
viso increspato e coperto di mosche di Lester il tuttofare.
Oh, signora Sperry mormor lui. Le pseudomosche gli volteggiarono
intorno alla testa.
La donna arretr d'un passo verso la porta. Aveva la faccia impietrita in
una smorfia d'orrore. Lui si chiese come avesse fatto a giudicarla graziosa.
Non ha paura, vero, signora Sperry? le domand. Tese le mani, con-
ficc le dita nella terra battuta e si spinse avanti. Le ruote cigolarono: a-
vrebbero avuto bisogno di una buona oliatura.
Io... io... La donna cerc di parlare, ma non poteva. Le si erano grip-
pate anche le gambe. Non poteva fuggire da nessuna parte, se non nei bo-
schi.
Certo non avr paura di me disse lui, piano. Sono solo pi un mezzo
uomo, no? Apprezzo molto che lei abbia avuto compassione di un pove-
raccio come me, davvero. Le ruote cigolarono, cigolarono.
Stia... stia lontano...
Sono sempre il vecchio Lester, signora Sperry. Il vecchio Lester, nien-
t'altro. Mi dica tutto.
Lei allora quasi cedette, quasi fugg. Ma lui disse: Il vecchio Lester fa
sparire il dolore, no? E lei fu come creta molle, nelle sue mani. Perch
non posa la lampada, signora Sperry? Facciamo due chiacchiere. Sa che
aggiusto le cose.
La lanterna si abbass lentamente.
Troppo facile, pens lui. Soprattutto con lei: la donna era una morta in
piedi.
Ne era stufo. Mi pare che occorra aggiustare quel fucile disse, indi-
cando la carabina nell'angolo. Le spiace portarmelo?
Lei and a prenderlo.
Signora Sperry? Voglio che lei si metta la canna in bocca e tenga il dito
sul grilletto. S, signora, continui, cos va bene. Oh, bravissima!
Gli occhi della donna erano luminosi e scintillanti, le lacrime le roto-
lavano lungo le guance.
Ora... voglio che provi per me il fucile. Voglio che tiri il grilletto e che
mi dica se funziona. D'accordo?
Lei gli resistette: soltanto un secondo di voglia di vivere che forse non
sapeva neppure di possedere ancora.
Lester aggiusta le cose disse lui. Una piccola pressione, ora.
Il fucile spar.
Lui si trascin avanti. Le ruote cigolarono sul corpo della donna. La
Secchia di Sangue, pens. Devo andare in quella taverna!
Ma poi... no, no. Un momento. Un momento solo.
Sister era diretta a Mary's Rest. Andando a piedi per la campagna, lui
avrebbe impiegato un tempo minore di quello necessario a percorrere in
auto i resti della strada. Poteva precederla e aspettarla l. C'era un gran
numero di persone, a Mary's Rest, un gran numero d'occasioni. Tanto, a-
veva gi deciso di fare quella strada, uno dei prossimi giorni. Sister forse
aveva lasciato la taverna e si era incamminata. Questa volta non ti perdo,
giur a se stesso; arriver a Mary's Rest prima di te. Il vecchio Lester si-
stemer le cose anche per te, puttana!
Era un buon travestimento, decise. Occorrevano alcune modifiche, se
doveva percorrere a piedi quella distanza, ma ce l'avrebbe fatta. E quando
la puttana fosse arrivata a Mary's Rest, lui sarebbe stato pronto a ballare
sulle sue ossa, fino a ridurla in polvere per il pentolone.
Risucchi nel viso le ultime mosche, che per non gli portarono in-
formazioni utili. Allung la parte inferiore del tronco nel giro d'un minuto
pot mettersi in piedi.
Allora abbass le gambe dei calzoni, prima arrotolate; raccolse il carret-
tino rosso che gli era servito per muoversi e cammin, a piedi nudi nella
neve ghiacciata, verso la foresta. Si mise a canticchiare, a voce assai bassa:
Giro giro tondo, casca il mondo...
Le tenebre lo inghiottirono.
53
Un uomo alto in un lungo soprabito nero dai bottoni d'argento attravers
a passo deciso le macerie fumanti di Broken Bow, nel Nebraska. Cadaveri
giacevano sparpagliati lungo quella che era stata la via principale; i camion
dell'Esercito d'Eccellenza, simili a carri armati, passarono sopra quelli che
incontrarono. Altri soldati caricavano sui camion i sacchi recuperati di
granturco, farina, fagioli e i bidoni di petrolio e di benzina. Una pila di fu-
cili e di pistole aspettava d'essere raccolta dalla Brigata Armeria. La Briga-
ta Vestiario spogliava i cadaveri; la Brigata Ricoveri raccoglieva le tende
che ai morti non sarebbero pi servite. La Brigata Meccanici esaminava i
numerosi automezzi, macchine, roulotte e camion, caduti in mano ai vinci-
tori; quelli funzionanti sarebbero diventati veicoli di ricognizione e di tra-
sporto, gli altri avrebbero fornito pneumatici, motori, parti di ricambio.
Ma l'uomo in soprabito nero, con lucidi stivali color ebano che scric-
chiolavano sul terreno bruciato, aveva ben altro per la testa. Si ferm di
fronte a una catasta di cadaveri che venivano spogliati di ogni indumento
ed esamin alla luce del vicino fal la faccia di ciascuno. I soldati inter-
ruppero il lavoro per salutare; lui rispose in fretta al saluto e riprese l'esa-
me, poi pass al mucchio seguente.
Colonnello Macklin! chiam una voce, superando il rombo dei ca-
mion di passaggio; l'uomo si gir. La luce del fuoco cadde sulla maschera
di pelle nera che ricopriva il viso di James B. Macklin; il foro dell'occhio
sinistro era stato rozzamente cucito, ma dall'altro un occhio azzurro e geli-
do scrut la figura che s'avvicinava. Sotto il soprabito Macklin indossava
una divisa grigioverde e portava nella fondina alla cintura una .45 dal cal-
cio in madreperla. Sul taschino della giubba c'era un pezzo rotondo di stof-
fa nera con ricamate in argento le lettere EDE. Un berretto di lana verde
scuro ricopriva la testa.
Judd Lawry, con indosso una divisa simile sotto il cappotto orlato di pel-
liccia, emerse dal fumo. Portava a tracolla un M-16 e due bandoliere di
proiettili. La barba rossa e brizzolata era tagliata assai corta; i capelli, quasi
a zero. Sulla fronte, una cicatrice correva in diagonale fino alla tempia si-
nistra. Nei sette anni trascorsi al seguito di Macklin, Lawry aveva perso
una quindicina di chili di grasso e ora aveva il corpo duro  muscoloso; il
suo viso aveva assunto tratti crudeli e gli occhi si erano infossati nelle or-
bite.
Notizie, tenente Lawry? La voce di Macklin era distorta, le parole a-
vevano un tono strascicato, come se qualcosa nella sua bocca non fosse in
ordine.
Nossignore. Non si trova. Ho chiesto al sergente McCowan, su al peri-
metro nord, ma nemmeno lui ha trovato il corpo. Il sergente Ulrich ha per-
lustrato il tratto meridionale della trincea, ma senza fortuna.
E i rapporti delle squadre d'inseguitori?
Il gruppo del caporale Winslow ha trovato sei di loro a un chilometro e
mezzo a est di qui. Hanno opposto resistenza. Il gruppo del sergente Ol-
dfield ne ha trovati quattro a nord, ma si erano suicidati. Ancora non ho
notizie della pattuglia andata a sud.
Non pu essersela svignata, Lawry disse Macklin, deciso. Dobbiamo
trovare quel figlio di puttana... o il suo cadavere. Lo voglio, vivo o morto,
nella mia tenda entro due ore. Chiaro?
Signors. Far del mio meglio.
Fai pi del tuo meglio. Trova il capitano Pogue e digli che mi porti il
cadavere di Franklin Hayes; lui  abile a seguire le tracce e riuscir a tro-
varlo. E per l'alba voglio vedere i conteggi delle perdite e l'elenco delle
armi catturate. Che non succeda il casino dell'ultima volta, chiaro?
Signors.
Bene. Sar nella mia tenda. Macklin si mosse per allontanarsi, poi si
gir. Dov' Roland?
Non so. L'ho visto circa un'ora fa, al confine meridionale della citt.
Se lo vedi, digli di venire a rapporto. Azione. Macklin si diresse a
passo deciso alla sua tenda, che era anche il quartier generale.
Judd Lawry non riusc a reprimere un brivido. Da pi di due anni non
vedeva il viso del colonnello: Macklin aveva iniziato a portare quella ma-
schera di cuoio per proteggere la pelle "dalle radiazioni e dal-
l'inquinamento"... per a Lawry sembrava che la faccia di Macklin a poco
a poco cambiasse davvero forma, dal modo come la maschera si gonfiava e
tirava sopra le ossa. Lawry sapeva di che cosa si trattava: la maledetta ma-
lattia che aveva colpito un mucchio di altri soldati dell'Esercito d'Eccellen-
za... le escrescenze che ti ricoprivano il viso lasciando solo un foro per
bocca. Tutti sapevano che Macklin era rimasto contagiato, e anche il capi-
tano Croninger ne era affetto; proprio per questo il ragazzo aveva sempre il
viso fasciato. I malati pi gravi erano stati fucilati; per Lawry quella malat-
tia era molto peggio delle cheloidi pi nauseanti. Grazie a Dio, lui non l'a-
veva presa: la sua faccia gli piaceva cos com'era. Ma se le condizioni di
Macklin fossero peggiorate, il colonnello non avrebbe potuto guidare l'E-
DE ancora per molto. Questa riflessione comportava un mucchio di possi-
bilit interessanti...
Lawry borbott qualcosa, riport l'attenzione ai suoi compiti e attravers
le macerie.
Dall'altra parte di Broken Bow, il colonnello Macklin salut le due sen-
tinelle armate in servizio davanti alla grande tenda di comando ed entr.
Nella tenda era buio; Macklin ricordava d'avere lasciato sul tavolo un lume
acceso. Ma in mente aveva tante di quelle cose da non esserne sicuro. Si
avvicin al tavolo, tese l'unica mano e trov il lume. Il vetro era ancora
caldo. Si sar spento da solo, pens. Tolse il riparo di vetro, prese di tasca
un accendino e lo accost al lume; lasci che la fiamma si alzasse, poi mi-
se a posto il tubo di vetro. La luce fioca si diffuse nella tenda... e soltanto
allora il colonnello Macklin cap di non essere solo.
Al tavolo sedeva un uomo magro, con capelli biondi e arruffati lunghi
fino alla spalla, barba bionda. Gli stivali infangati poggiavano sulle varie
mappe, cartine e rapporti che coprivano il piano del tavolo. L'uomo smise
di pulirsi con un coltello le unghie assai lunghe; alla vista dell'arma, Ma-
cklin estrasse all'istante la .45 e la punt alla testa dell'intruso.
Salve disse il biondo. E sorrise. Aveva viso pallido e cadaverico: al
centro, al posto del naso, c'era un foro circondato di tessuto cicatriziale.
T'aspettavo.
Metti gi il coltello. Subito.
La lama si conficc con un tonfo sordo nella cartina del Nebraska e ri-
mase dritta, vibrando. Calma, calma disse l'uomo. Alz le mani per mo-
strare che erano vuote.
L'intruso indossava una divisa dell'EDE, macchiata di sangue; ma non
sembrava ferito di recente. L'orrenda ferita al centro della faccia, che mo-
strava le cavit nasali e la cartilagine grigia, era ben cicatrizzata. Chi sei?
Come hai evitato le sentinelle?
Sono entrato dall'ingresso di servizio. L'uomo indic la parte po-
steriore della tenda: nella stoffa c'era uno squarcio sufficiente a permettere
il passaggio. Mi chiamo Alvin. Punt sul colonnello Macklin gli occhi
verde torbido e scopr i denti in un sogghigno. Alvin Mangrim. Dovresti
avere un servizio di vigilanza migliore, colonnello. Un pazzo potrebbe en-
trare a ucciderti, se volesse.
Come te, forse?
No, io no. Rise; l'aria provoc un fischio acuto, passando nel foro al
posto del naso. Ti ho portato un paio di regali.
Potrei farti fucilare per irruzione nella tenda comando.
Il sogghigno di Alvin Mangrim rimase immutato. Non ho fatto irru-
zione. Ho fatto un taglio! Vedi, sono davvero abile, con i coltelli. Oh, s... i
coltelli mi conoscono. Mi parlano. E io faccio quel che mi dicono di fare.
Macklin fu sul punto di far saltare la testa all'intruso, ma non voleva che
sangue e cervella gli imbrattassero le carte.
Allora? Non vuoi vedere i regali?
No. Voglio che ti alzi, molto lentamente, e che cominci a cammina-
re... Ma Alvin Mangrim si sporse dalla sedia e raccolse da terra qualcosa.
Attento! lo ammon Macklin. Stava per chiamare le sentinelle, quando
Alvin Mangrim si raddrizz e pos sul tavolo la testa mozzata di Franklin
Hayes.
La faccia era livida; gli occhi rovesciati all'indietro mostravano solo il
bianco. Ecco disse Mangrim. Non  graziosa? Si sporse a battere le
nocche sul cranio. Toc, toc! Rise, con l'aria che fischiava nel cratere al
centro della faccia. Oh, in casa non c' nessuno!
Dove l'hai presa? domand Macklin.
Dal maledetto collo, colonnello. Dove credevi che fosse? Ho scavalcato
quel muro ed ecco il vecchio Franklin in persona, proprio davanti a me... a
me con l'ascia, anche.  quello che chiamo Destino. Cos gli ho mozzato la
testa e te l'ho portata qui. Sarei venuto prima, ma ho aspettato che smettes-
se di sanguinare, per non impiastrare la tenda. Hai davvero un bel postici-
no, qui dentro.
Il colonnello Macklin si avvicin alla testa, la tocc con la canna della
.45. L'hai ucciso?
No. L'ho solleticato a morte. Colonnello Macklin, per essere un uomo
tanto intelligente, mi sembri lento di comprendonio.
Con la canna della rivoltella, Macklin sollev il labbro superiore. I denti
erano bianchi e regolari.
Vuoi staccarglieli? domand Mangrim. Farebbero una graziosa col-
lana per la donna dai capelli neri con cui ti ho visto.
Macklin lasci ricadere il labbro. Chi diavolo sei? Come mai non t'ho
mai visto?
Sono stato nelle vicinanze. Ho seguito l'EDE per quasi due mesi, credo.
Io e alcuni miei amici abbiamo il nostro campo personale. La divisa l'ho
presa a un soldato morto. Mi va benino, non ti pare?
Macklin sent un movimento alla sua sinistra e si gir in tempo per vede-
re Roland Croninger entrare nella tenda. Il givane indossava un lungo
cappotto grigio con il cappuccio tirato sulla testa; a soli vent'anni, il capi-
tano Roland Croninger, un metro e ottantatr, era solo un. paio di centime-
tri pi basso di Macklin e magro come uno spaventapasseri: divisa e cap-
potto gli ballavano addosso. I polsi sporgevano dalle maniche, le mani e-
rano sottili come stecchi. Aveva comandato l'attacco che aveva distrutto le
difese di Broken Bow e aveva suggerito lui d'inseguire fino in fondo Fran-
klin Hayes. Ora si ferm di scatto e dal cappuccio scrut, attraverso gli oc-
chialoni dalle lenti spesse, la testa che adornava il tavolo del colonnello
Macklin.
Sei il capitano Croninger, vero? disse Mangrim. Ho visto in giro an-
che te.
Cosa succede qui? La voce di Roland aveva sempre un tono acuto.
Quest'uomo mi ha portato un regalo. Ha ucciso Franklin Hayes, o cos
sostiene.
Certo che l'ho ucciso. Zac, zac! Mangrim batt sul tavolo il taglio del-
la mano. Via la testa!
Questa tenda  vietata disse freddamente Roland. Potresti essere fu-
cilato, per l'intrusione.
Volevo fare una sorpresa al colonnello.
Macklin abbass la pistola. Alvin Mangrim non era venuto con cattive
intenzioni, decise. Aveva violato una delle regole pi ferree dell'EDE, ma
la testa mozzata era davvero un bel regalo. Compiuta la missione - Hayes
era morto, l'EDE aveva fatto un buon bottino in automezzi, armi e benzina,
oltre a incrementare di un centinaio d'uomini le sue forze - Macklin si
sentiva rilassato, come sempre dopo una battaglia. Era come desiderare
una donna al punto da avere male alle palle: una volta presa, avuta la pos-
sibilit di fare quel si voleva, ci si stancava. Possedere la donna non con-
tava: era l'atto di prendere... donne, territorio, vite umane... a far ribollire il
sangue di Macklin.
Mi manca il fiato disse all'improvviso. Inspir a fondo, ma gli sem-
brava di non riuscire a mandare nei polmoni aria sufficiente. Credette di
scorgere il Soldato Ombra proprio dietro Alvin Mangrim; batt le palpebre
e l'immagine spettrale spar. Mi manca l'aria ripet e si tolse il berretto.
Non aveva capelli. Lo scalpo era coperto d'escrescemze simili a cirripedi
attaccati a palafitte marce. Macklin allung la mano sulla nuca e trov il
gancio della maschera. La protezione di cuoio ricadde e lui inspir profon-
damente da quel che gli restava del naso.
La sua faccia era una massa deforme di piastre cornee simili a croste che
gli racchiudevano completamente i tratti del viso, tranne un occhio, una
narice e una fessura sulla bocca. Sotto le escrescenze, la faccia di Macklin
bruciava e prudeva terribilmente, le ossa dolevano come se le piegassero in
forme nuove. Macklin non osava pi guardarsi allo specchio e quando
scopava Sheila Fontana, lei - come un certo numero di altre donne al se-
guito dell'EDE - serrava gli occhi e girava il viso dall'altra parte. Ma
Sheila Fontana, ormai, era fuori di testa, buona solo per essere scopata: tut-
te le notti urlava che un certo Rudy strisciava nel suo letto stringendo fra le
braccia il cadavere d'un neonato.
Alvin Mangrim rimase in silenzio per un momento. Poi disse: Be', qua-
lunque cosa sia, ne hai una bella dose.
Hai consegnato il regalo disse Macklin. Ora esci subito dalla mia
tenda.
Ho detto che avevo portato due regali. Non vuoi vedere il secondo?
Il colonnello Macklin ti ha detto di uscire. A Roland non piaceva quel
figlio di puttana biondo, non ci avrebbe pensato due volte a farlo fuori.
Ancora eccitato dalla strage, aveva nelle narici, come un delizioso profu-
mo, l'odore del sangue. Negli ultimi sette anni era diventato un profondo
conoscitore dell'arte di uccidere, mutilare, torturare. Quando il Re voleva
informazioni da un prigioniero, aveva solo da convocare ser Roland, che
aveva una roulotte dipinta di nero dove molta gente aveva cantato con l'ac-
compagnamento di catene, mole, martelli e seghe.
Alvin Mangrim si chin di nuovo. Macklin punt la .45, ma il biondo
mise sul tavolo una piccola scatola chiusa da un nastro azzurro vivo. Ec-
co disse, offrendogliela. Prendi.  per te.
Il colonnello esit, rivolse una rapida occhiata a Roland, poi depose la
pistola a portata di mano e prese la scatola. Strapp il nastro e sollev il
coperchio.
L'ho fatta io. Ti piace?
Macklin allung la sinistra nella scatola... e ne trasse una mano destra,
coperta da un guanto di pelle nera. Una ventina di chiodi ne trafiggevano il
dorso in modo che la punta acuminata sporgesse dal palmo.
L'ho intagliata io disse Mangrim. Sono un bravo falegname. Sai che
Ges era un falegname?
Incredulo, Macklin fiss la realistica mano di legno. Cosa sarebbe, uno
scherzo?
Mangrim parve ferito. Amico, ho impiegato tre giorni a farla come vo-
levo! Vedi, pesa proprio come una mano vera;  cos ben bilanciata che
non t'accorgeresti mai che  di legno. Non so cosa sia successo alla tua
mano vera, ma pensavo che questa l'avresti gradita.
Il colonnello esit, perplesso. La mano di legno, stretta nel guanto di
pelle, era irta di punte come un porcospino. Cosa dovrebbe essere? Un
fermacarte?
No. Dovresti portarla al polso spieg Mangrim. Come una mano ve-
ra. Vedi, uno guarda la mano con tutti quei chiodi che sporgono e pensa,
"Cazzo, il bastardo non sa proprio cos' il dolore!" Con quella al polso, se
uno ti risponde, gli molli un manrovescio e sta' sicuro che le labbra non le
avr pi. Mangrim sogghign allegramente. L'ho fatta proprio per te.
Sei pazzo disse Macklin. Ti mancano tutte quante le rotelle! Perch
diavolo dovrei portare...
Colonnello? lo interruppe Roland. Forse sar pazzo, ma la ritengo
una buona idea.
Eh?
Roland si tir indietro il cappuccio. La faccia e la testa erano coperte da
luride bende fissate con nastro adesivo. Dove le fasce non si sovrap-
ponevano bene, spuntavano escrescenze grigie, dure come piastre cornee.
Le bende, fittamente incerottate sulla fronte, sulle guance e sul mento, ar-
rivavano al bordo degli occhialoni. Roland tolse un pezzo di nastro adesi-
vo, srotol una trentina di centimetri di benda e la strapp. La porse a Ma-
cklin. Ecco disse. Provi a legarsela al polso.
Macklin guard Roland come se pensasse che anche a lui avesse dato di
volta il cervello; poi prese la benda e il cerotto e s'industri ad applicare al
moncherino la mano falsa. Alla fine riusc a sistemarla, con il palmo chio-
dato all'interno. Fa un certo effetto disse. Sembra che pesi cinque chi-
li. Ma, a parte la bizzarra sensazione di avere all'improvviso una nuova
mano, pareva proprio vera: chi non sapesse niente, avrebbe creduto che la
mano con il palmo trafitto da chiodi fosse davvero attaccata al polso. Ma-
cklin tese il braccio, lo mosse lentamente in aria. Certo, l'aggancio al polso
era ancora fragile; se doveva tenerla, l'avrebbe fatta legare saldamente con
robusto nastro adesivo. Gli piaceva l'effetto. Di colpo cap perch: era un
perfetto simbolo di disciplina e di autocontrollo. Se un uomo sopportava
- anche solo simbolicamente - un simile dolore, allora aveva il dominio
supremo del proprio corpo; era un uomo che andava temuto, che andava
seguito.
Dovrebbe portarla sempre sugger Roland. Soprattutto quando ci sa-
ranno da negoziare rifornimenti. Non credo che il capo di qualsiasi comu-
nit resisterebbe a lungo, dopo averla vista.
Macklin era incantato. La nuova mano sarebbe stata un'arma psicologica
devastante e anche assai pericolosa in uno scontro corpo a corpo. Avrebbe
dovuto fare molta attenzione, se gli veniva voglia di grattarsi i resti del na-
so.
Sapevo che ti sarebbe piaciuta disse Mangrim, soddisfatto per la rea-
zione del colonnello. Sembra che ce l'hai dalla nascita.
Questo ancora non giustifica la tua presenza nella tenda disse Roland.
Vuoi proprio farti fucilare.
No, per niente, capitano. Voglio il grado di sergente nella Brigata Mec-
canici. Gli occhi verdi si spostarono da Roland al colonnello Macklin.
Sono bravo anche con le macchine. So riparare qualsiasi cosa. Datemi i
pezzi e io li metto insieme. E so anche costruire cose nuove. Sissignore,
fammi sergente della Brigata Meccanici e ti mostrer cosa posso fare per
l'Esercito d'Eccellenza.
Macklin esit, esaminando la faccia priva di naso di Alvin Mangrim.
Quello era il tipo d'uomo di cui l'EDE aveva bisogno: aveva coraggio e
non temeva di correre rischi per ottenere quel che voleva. Ti far ca-
porale rispose. Se esegui bene il lavoro e mostri attitudine al comando,
fra un mese esatto ti promuovo sergente della Brigata Meccanici. Ti va be-
ne?
L'altro scroll le spalle e si alz. Direi di s. Caporale  meglio di solda-
to semplice, no? Posso dire ai soldati semplici cosa devono fare, giusto?
E un capitano pu sbattere il tuo culo davanti a un plotone. Roland
avanz di fronte a lui. Si squadrarono come due animali ostili. Un lieve
sorriso aleggi sulle labbra di Alvin Mangrim. La faccia bendata, grotte-
sca, di Roland rimase impassibile. Alla fine Roland disse: Entra di nuovo
senza permesso in questa tenda e provvedo io stesso a spararti... o forse
preferisci un giro guidato nella roulotte degli interrogatori?
Un'altra volta. Signore.
Vai a rapporto dal sergente Draeger, nella tenda della Brigata Mec-
canici. Scattare!
Mangrim stacc il coltello dal piano del tavolo. Si avvicin allo squarcio
nella tenda, si chin; ma prima di strisciare fuori, si gir a guardare Ro-
land. Capitano? disse, a voce bassa. Se fossi in lei, starei attento ad an-
dare in giro nel buio. Per terra c' un mucchio di vetri rotti. Potrebbe cade-
re e magari mozzarsi la testa. Capito cosa voglio dire? Prima che Roland
potesse rispondere, strisci fuori e spar.
Bastardo! riboll Roland. Finir davanti al plotone d'esecuzione!
Macklin rise. Fu lieto di vedere Roland, sempre cos controllato, im-
passibile come una macchina, uscire dai gangheri, una volta tanto. Di-
venter tenente in sei mesi dichiar. Ha il tipo d'immaginazione su cui
l'EDE prospera. Si avvicin al tavolo e fiss la testa di Franklin Hayes;
con un dito della sinistra segu il contorno di una delle cheloidi marrone
che macchiavano la carne livida e fredda. Maledetto dal marchio di Cai-
no comment. Prima ci liberiamo di simili sozzure, prima ricostruiremo
il mondo com'era. No, meglio di com'era. Allung la mano nuova e la
batt sulla cartina del Nebraska, impalandola con i chiodi; la trascin a s
sul piano del tavolo.
Alle prime luci, manda pattuglie di ricognizione a est e a sudest disse
a Roland. Ordina che esplorino fino al buio, prima di tornare. Quanto
ci fermiamo qui?
Finch l'EDE non si  riposato e non  di nuovo in forze. Voglio che
tutti i veicoli siano revisionati e pronti a muoversi. Il grosso dei camion,
delle auto e delle roulotte - compresa l'Airstream di Macklin - si trova-
va a dodici miglia a ovest di Broken Bow; con la luce del giorno si sarebbe
riunito al battaglione operativo avanzato. A partire dal campo di Freddie
Kempka, Macklin aveva creato un esercito mobile in cui ciascuno aveva
un compito preciso, compresi fanti, ufficiali, meccanici, cuochi, fabbri,
sarti, due medici e persino prostitute campali come Sheila Fontana. Tutti
erano tenuti insieme dalla guida di Macklin, dalla necessit di cibo, acqua
e riparo... e dalla convinzione che i superstiti con il marchio di Caino an-
dassero sterminati. Era risaputo che chi aveva su di s il marchio di Caino
infettava la razza umana con geni avvelenati dalle radiazioni; se l'America
doveva tornare tanto potente da restituire il colpo ai russi, bisognava can-
cellare il marchio di Caino.
Macklin studi la cartina del Nebraska. Mosse gli occhi verso est, lungo
la linea rossa della Statale 2, attraverso Grand Island, Aurora, Lincoln, fino
alla linea azzurra del fiume Missouri. Da Nebraska City, l'EDE poteva
marciare sia nello Iowa, sia nel Missouri... territori vergini, con nuove co-
munit e provviste di cui impadronirsi. E poi, superata l'ampia distesa del
Mississippi, l'intera parte orientale del paese sarebbe stata davanti all'EDE,
pronta a essere presa e ripulita, proprio come avevano ripulito larghe se-
zioni dello Utah, del Colorado, del Wyoming e del Nebraska. Ma dopo
ogni villaggio, c'era sempre il successivo e Macklin era inquieto. Aveva
udito rapporti riguardanti l'Armata Idra, i Predoni di Nolan e la cosiddetta
Fedelt Americana. Non vedeva l'ora d'incontrare questi "eserciti". L'EDE
li avrebbe schiacciati, come aveva distrutto il Partito del Popolo Libero,
dopo mesi di guerra fra le Montagne Rocciose.
Puntiamo a est disse a Roland. Attraversiamo il Missouri. Il suo u-
nico occhio nel viso coperto d'escrescenze brill per l'eccitazione della
caccia. Macklin sollev la destra e la vibr a mezz'aria, velocemente, sem-
pre pi velocemente.
I chiodi provocarono un sibilo irreale, simile a grida umane.
54
Ehi! Ehi, venite a vedere!
La porta del fienile si spalanc e Sly Moody entr a precipizio, con il
vento del mattino alle calcagna. All'istante Killer salt fuori da sotto il car-
ro e cominci ad abbaiare a mitraglia.
Venite a vedere! grid Moody, con la faccia rossa d'eccitazione e
fiocchi di neve che si scioglievano sui capelli e sulla barba. Si era vestito
in fretta e furia, si era gettato sui mutandoni un cappotto marrone e ai piedi
portava ancora le pantofole. Dovete venire a vedere!
Di che diavolo farnetica, amico? Rusty si alz a sedere sul mucchio di
fieno dove aveva dormito e si strofin gli occhi arrossati. Riusciva solo a
distinguere la fioca luce che entrava dalla porta spalancata. Cristo santo!
Non  ancora l'alba!
Josh, in piedi, si era appena tirato sul viso la maschera e la sistemava in
modo da vederci. Aveva dormito accanto al carro e nel corso degli anni
aveva imparato che svegliarsi subito all'erta era un buon sistema per rima-
nere vivi. Cosa c'? domand a Moody.
L fuori! Il vecchio punt il dito tremante in direzione della porta.
Dovete venire a vedere! Dov' la ragazza?  sveglia? Guard i lembi
chiusi della tenda.
Cos' questa confusione? domand Josh. La sera prima, Sly Moody
aveva detto a Josh e a Rusty di tenere Swan nel fienile; loro due avevano
preso le scodelle di stufato e avevano mangiato con lei; e Swan si era mo-
strata nervosa e muta come la sfinge. Non aveva senso, per Josh, che ora
Moody volesse vedere Swan.
Chiamatela! disse Moody. Portatela fuori e venite a vedere! E usc
in fretta nel vento freddo, mentre Killer gli abbaiava dietro.
Chi avr tirato i fili del nostro amico? brontol Rusty tra s, mentre
s'infilava cappotto e stivali.
Swan? chiam Josh. Swan, sei...
La tenda si apr e comparve Swan, alta e snella e sfigurata, faccia e testa
simili a un casco bitorzoluto. Portava jeans, un pesante maglione giallo e
un cappotto di velluto a coste; ai piedi aveva scarponi da escursionista.
Reggeva in mano Crybaby, ma quel giorno non aveva badato a nasconder-
si il viso. Tastando con la bacchetta da rabdomante il terreno, scese la sca-
letta e pieg di lato la testa in modo da vedere Josh attraverso la piccola fe-
ritoia dell'occhio. La testa le diventava sempre pi pesante, pi difficile da
controllare. A volte temeva che il collo fosse sul punto di spezzarsi e quel
che c'era sotto le escrescenze le bruciava cos selvaggiamente che spesso
non riusciva a trattenere un grido di dolore. Una volta aveva usato un col-
tello contro quella cosa repellente e deforme che la sua testa era diventata,
e si era messa a colpire come impazzita. Ma le escrescenze erano troppo
resistenti per tagliarle, rigide come armatura metallica.
Parecchi mesi prima aveva smesso di guardare nello specchio magico.
Non riusciva pi a sopportarlo, anche se la sagoma che portava il cerchio
luminoso era sembrata farsi pi vicina... ma anche l'orribile faccia di luna,
con i lineamenti mutevoli e mostruosi, era parsa avvicinarsi.
Venite! Sly Moody li chiamava dal davanti della casa. Presto!
Cosa vuole mostrarci? domand Swan a Josh.
Non so. Andiamo a scoprirlo.
Rusty si mise il cappello da cowboy e li segu fuori. Swan camminava
lentamente, le spalle piegate sotto il peso della testa.
Poi, all'improvviso, Josh si blocc. Mio Dio disse sottovoce, in tono
pieno di meraviglia.
Avete visto? gracchi Sly Moody. Guardate! Guardate bene!
Swan inclin la testa in direzione diversa, in modo da vedere davanti a
s. Sulle prime non fu sicura di quel che vide, a causa della neve che turbi-
nava. Dietro di lei, anche Rusty si era fermato di colpo; non credeva ai
suoi occhi, di certo era ancora addormentato e sognava. Si lasci sfuggire
un breve ansito di stupore reverenziale.
Ve l'avevo detto, no? grid Moody e inizi a ridere. Carla era in piedi
accanto a lui, avvolta in un cappotto e in un bianco berretto di lana, con
espressione sbalordita. Ve l'avevo detto! ripet Moody e si mise a balla-
re una giga fra i ceppi di melo, sollevando piccoli sbuffi di neve.
L'unico melo ancora in piedi non era pi spoglio. Dai rami rugosi erano
sbocciati centinaia di fiori bianchi; e quando il vento li trasportava a rotea-
re via come minuscoli ombrelli d'avorio, lasciavano il posto a foglioline di
un verde brillante.
 vivo! grid gioiosamente Sly Moody, battendo i tacchi fra loro, in-
ciampando, cadendo e rialzandosi, il viso infarinato di neve. Il mio albero
 tornato alla vita!
Oh mormor Swan. I fiori di melo volarono intorno a lei. Ne sent la
fragranza nel vento... il dolce profumo della vita. Pieg la testa a guardare
il tronco del melo. E l, come marchiate a fuoco nel legno, c'erano l'im-
pronta del suo palmo e le lettere tracciate con il dito: S... W... A... N...
Una mano le tocc la spalla. Era Carla: la donna arretr d'un passo,
quando Swan finalmente riusc a girare la testa deforme. Negli occhi di
Carla c'era una luce d'orrore... ma anche le lacrime. La donna cercava di
parlare, ma non riusciva a evocare le parole. Le sue dita strinsero la spalla
di Swan. Finalmente la donna disse: Sei stata tu. Tu hai ridato vita all'al-
bero, vero?
Non so disse Swan. L'ho... l'ho solo risvegliato.
 fiorito nel giro d'una notte! Sly Moody danz intorno al melo, come
se fosse un "albero di maggio" , ornato di banderuole dai vividi colori. Si
ferm, allung la mano ad afferrare un ramo, lo tir in basso perch tutti
vedessero. Ha gi le gemme! Dio santo, avremo un barile pieno di mele,
il primo maggio! Non ho mai visto un albero cos matto! Scosse il ramo e
rise come un fanciullo mentre i fiori bianchi turbinavano via. Poi il suo
sguardo cadde su Swan e il sorriso svan. Lasci il ramo, per un attimo fis-
s in silenzio la ragazza, mentre fra loro volavano fiocchi di neve e fiori di
melo spinti dal vento e l'aria si riempiva di profumo e della promessa di
frutta e di sidro.
Se non l'avessi visto con i miei occhi disse Sly Moody, con voce sof-
focata dall'emozione non l'avrei mai creduto. Non  naturale che un albe-
ro sia spoglio il giorno prima e coperto di fiori il giorno dopo. Diavolo,
quest'albero ha perfino foglie nuove! Cresce come cresceva una volta,
quando aprile era un mese tiepido e si sentiva l'estate bussare alle porte!
La voce gli manc e il vecchio dovette aspettare un attimo prima di conti-
nuare. So che c' il tuo nome, sull'albero. Non so perch sia fiorito all'im-
provviso... ma se  un sogno, non voglio svegliarmi. Annusa l'aria! Senti il
profumo! All'improvviso venne avanti, prese la mano di Swan, se la pre-
mette sulla guancia. Emise un singhiozzo soffocato e cadde in ginocchio
nella neve. Grazie disse. Grazie, grazie infinite.
Josh si accost all'albero, pass il dito sulle lettere che formavano il no-
me di Swan, bruciate nel legno, come incise con la fiamma ossidrica.
Come hai fatto? le domand, non sapendo che altro dire.
L'ho soltanto toccato rispose lei. Ho avuto la sensazione che non fos-
se morto e l'ho toccato perch volevo che continuasse a vivere. Era imba-
razzata nel vedere il vecchio in ginocchio davanti a lei e desider che si al-
zasse e smettesse di piangere. La donna guardava Swan, con un miscuglio
di repulsione e di meraviglia, come si potrebbe guardare un rospo con ali
d'oro. Swan era ancora pi nervosa di quando, la sera prima, aveva spaven-
tato il vecchio e la donna. La prego disse, tirandolo per il cappotto. La
prego, signore, si alzi.
 un miracolo mormor Carla, guardando i fiori portati dal vento. L
vicino, Killer correva sulla neve cercando di addentarli. Ha fatto un mira-
colo! Due lacrime le scivolarono lungo le guance, si ghiacciarono come
brillanti ancora prima d'arrivare alla linea della mascella.
Swan era nervosa e infreddolita, temeva che la testa deforme le si pie-
gasse troppo da una parte e le spezzasse l'osso del collo. Non poteva sop-
portare pi il vento pungente e si sottrasse alla stretta di Sly Moody; si di-
resse al fienile, tastando con Crybaby la neve davanti a s, mentre il vec-
chio e gli altri la guardavano allontanarsi. Killer le correva intorno, un fio-
re di melo fra i denti.
Fu Rusty, il primo a ritrovare la voce. Qual  la citt pi vicina? do-
mand a Sly Moody ancora ginocchioni. Siamo diretti a nord.
Il vecchio batt le palpebre, con il dorso della mano si pul gli occhi.
Richland disse. Poi scosse la testa. No, no. Richland  morta. L'anno
scorso la gente se n' andata, o  morta di tifo. Si rialz a fatica. Mary's
Rest disse infine. Dovrebbe essere il pi vicino villaggio, grande o pic-
colo. Si trova a una novantina di chilometri a nord di qui, al di l della S-
44. Non ci sono mai stato, ma ho sentito dire che Mary's Rest  una citta-
dina vera.
Andremo a Mary's Rest, allora disse Josh a Rusty. Sembra un posto
buono quanto un altro.
Moody all'improvviso si scosse dallo sbalordimento. Non dovete an-
darvene! Potete stare qui con noi. Abbiamo cibo in abbondanza, troveremo
posto per voi in casa! Sant'Iddio, per nulla al mondo lascerei che quella ra-
gazza dorma nel fienile un'altra notte!
Grazie disse Josh ma dobbiamo proseguire. Il cibo serve a voi. E
come ha detto Rusty, siamo saltimbanchi. Tiriamo avanti cos.
Sly Moody afferr Josh per il braccio. Ascolta, non sai cosa ti ritrovi,
amico! Quella ragazza fa i miracoli! Ma guarda l'albero! Ieri era morto,
oggi senti il profumo dei fiori. Amico, la ragazza  speciale. Non sai cosa
pu fare, se ci si mette!
Cosa pu fare? Rusty era perplesso; si sentiva fuori del suo campo,
come quando prendeva lo specchio di Fabrioso e vi scorgeva solo tenebre.
Guarda l'albero e pensa a un frutteto! disse Sly Moody, eccitato.
Pensa a un campo di granturco, o di fagioli, di zucchine, di una cosa
qualsiasi. Quella ragazza ha in s il potere della vita! Non capisci? Ha toc-
cato quell'albero e l'ha fatto rivivere. Amico, quella Swan potrebbe risve-
gliare la terra intera!
 solo un albero obiett Josh. Come fai a sapere che potrebbe fare la
stessa cosa a un intero frutteto?
Stupida creatura, cos' un frutteto, se non una serie di alberi? Non so
come ha fatto, non so chi , ma se fa rivivere un melo, pu far rivivere an-
che i frutteti e i campi di granturco! Sei pazzo a portare per le strade una
persona con un simile dono di Dio! Nelle campagne intorno circolano as-
sassini, banditi, pazzi e il Diavolo sa che altro. Se restate qui, pu comin-
ciare a lavorare i campi, a fare quel che sa per risvegliarli!
Josh lanci un'occhiata a Rusty, che scosse la testa; allora si sottrasse
gentilmente alla stretta di Sly Mody. Dobbiamo proseguire.
Perch? Dove? Cosa cercate, che meriti d'essere trovato?
Non lo so ammise Josh. In sette anni di vagabondaggi di villaggio in
villaggio, lo scopo della vita era diventato muoversi, anzich stabilirsi.
Eppure Josh si augurava che un giorno o l'altro trovassero un luogo adatto
a viverci per pi di qualche mese alla volta... e forse un giorno sarebbe riu-
scito ad andare a sud fino a Mobile, in cerca di Rose e dei figli. Lo sa-
premo quando lo troveremo, credo.
Moody riprese a protestare, ma la donna disse: Sylvester? Comincia a
fare molto freddo, qui fuori. Mi pare che loro abbiano gi deciso e secondo
me  giusto che facciano come ritengono meglio.
Il vecchio esit, guard di nuovo l'albero, annu. Va bene brontol.
Dovete andare per la vostra strada, immagino. Guard con occhi duri
Josh, almeno dieci centimetri pi alto di lui. Ora ascolta bene, amico
disse. Proteggi la ragazza, hai capito? Forse un giorno vedr con chiarez-
za quel che secondo me deve fare. Proteggila, hai capito?
S disse Josh. Ho capito.
Allora andate disse Sly Moody. Josh e Rusty si avviarono verso il fie-
nile e Moody aggiunse: Dio sia con voi! Raccolse dalla neve una man-
ciata di fiori e li annus.
Un'ora dopo, quando il carro dello Spettacolo viaggiante si era gi allon-
tanato verso nord lungo la strada, Sly Moody indoss il cappotto pi pe-
sante e gli stivali; disse a Carla che non sopportava di starsene l seduto
nemmeno un istante ancora. Avrebbe attraversato il bosco per andare da
Bill McHenry a raccontargli la storia della ragazza che sapeva ridare vita a
un albero solo toccandolo con la mano. Bill McHenry aveva un camionci-
no e un po' di benzina; Sly Moody disse che avrebbe parlato della ragazza
a tutti quelli a portata di voce, perch aveva assistito a un miracolo e nel
mondo la speranza non era ancora morta del tutto. Avrebbe trovato una
collina su cui salire, per gridare al mondo il nome della ragazza; e quando
le mele sarebbero maturate, avrebbe preparato uno stufato di mele e avreb-
be invitato chiunque vivesse nelle fattorie desolate per chilometri intorno a
mangiare con lui i frutti del miracolo.
E poi circond con le braccia le spalle della donna che aveva preso come
moglie e la baci; e gli occhi di lei scintillarono come stelle.

NOVE:
la fonte e il fuoco

Segni e simboli / Il compito del chirurgo / La curva / La sarta
55
La jeep procedeva con fracasso sulla strada piena di solchi e coperta di
neve, oltrepassando carcasse di autoveicoli spinte ai lati. Qua e l un cada-
vere congelato giaceva in un cumulo di neve grigia; Sister ne vide uno con
le braccia alzate al cielo come in un'ultima invocazione di piet.
A un bivio privo di cartelli stradali Paul rallent. Gir la testa a guardare
Hugh Ryan, rannicchiato sul sedile posteriore, fra i bagagli. Il vecchio
stringeva fra le mani la stampella e russava. Ehi! lo chiam Paul; gli
diede un colpetto. Sveglia!
Hugh brontol, apr infine gli occhi dalle palpebre pesanti. Cosa c'?
Siamo gi arrivati?
Diavolo, no! Mi sa che abbiamo preso la strada sbagliata, una decina di
chilometri fa. Non c' segno di vita, da queste parti. Dal parabrezza diede
un'occhiata alle nubi che minacciavano neve. La luce cominciava ad affie-
volirsi. Paul non aveva voglia di guardare l'indicatore di benzina perch
sapeva che viaggiavano con le ultime gocce. Credevo che conoscessi la
strada!
La conosco assicur Hugh. Ma  un pezzo che non mi avventuro co-
s lontano da Moberly. Gir lo sguardo sul paesaggio brullo. Siamo a un
incrocio annunci.
Lo so. Quale strada prendiamo?
Dovrebbe esserci un cartello. Forse il vento lo ha buttato gi. Cambi
posizione, cerc un punto di riferimento. In realt non era mai stato da
quelle parti, ma non l'aveva detto a Paul e a Sister, perch voleva andare
via da Moberly, temendo d'essere ucciso durante la notte e derubato del
suo deposito segreto di coperte. Vediamo un po', mi pare che bisogna gi-
rare all'altezza di un grosso bosco di vecchie querce.
Paul alz gli occhi al cielo: ai lati della stretta strada c'erano solo fitti bo-
schi. Ascoltami bene disse. Siamo chiss dove, abbiamo terminato la
benzina... e questa volta non ci sono serbatoi di camion da cui prelevarla.
Presto sar buio e secondo me abbiamo sbagliato strada. Adesso dimmi
perch non dovrei torcere quel tuo maledetto collo rinsecchito!
Hugh parve offeso. Perch rispose con grande dignit sei una perso-
na perbene. Rivolse una rapida occhiata a Sister, che si era girata a fissar-
lo con aria di rimprovero. Conosco la strada. Sul serio. Non vi ho indicato
come girare intorno a quel ponte crollato?
Da che parte? domand Sister, concisa. Sinistra o destra?
Sinistra rispose Hugh. E subito rimpianse d'averlo detto, ma ormai era
troppo tardi e non voleva fare la figura dello sciocco.
Meglio che Mary's Rest sia oltre la prossima curva disse Paul, in tono
truce. Se no, fa poco ci toccher andare a piedi. Cambi marcia e gir a
sinistra. La strada serpeggi in un corridoio di alberi morti i cui rami in-
trecciati nascondevano il cielo.
Hugh rimase in attesa della punizione divina. Sister prese la borsa, apr
la cerniera, tir fuori il cerchio di vetro e lo tenne in grembo, fissando lo
scintillio delle gemme imprigionate.
Cosa vedi? domand Paul. Niente?
Sister scosse la testa. I colori pulsavano, ma ancora non formavano im-
magini. Il funzionamento e la natura del cerchio di vetro rimanevano anco-
ra un mistero. Secondo Paul, le radiazioni avevano fuso vetro, gemme e
metalli preziosi in una sorta d'antenna ipersensibile; ma nessuno di loro
due poteva dire su che cosa fosse sintonizzata. Per erano d'accordo sul
fatto che il cerchio di vetro li guidava verso qualcuno.
Siamo pi vicini alla risposta, o pi lontani? pens Sister, mentre scru-
tava nel cerchio. Chi cerchiamo? E perch? Sapeva che queste domande
avrebbero ricevuto in risposta simboli e immagini, ombre e suoni che po-
tevano essere remote voci umane, cigolio di ruote o latrati di cane.
Un brillante sfolgor come una meteora e la luce s'incresp lungo fi-
lamenti d'argento e di platino. Altri brillanti sfavillarono come per reazione
a catena. Sister sent che il potere del cerchio di vetro l'afferrava, la trasci-
nava nel suo interno, sempre pi in profondit, fra gli scoppi di luce che
lampeggiavano con ritmo ipnotico.
Non si trovava pi nella jeep con Paul Thorson e il medico di Amarillo,
ma in un campo innevato pieno di ceppi. Rimaneva un unico albero, e que-
st'albero era coperto di fiori bianchissimi che il vento soffiava via. Sul
tronco c'erano le impronte di un palmo, come marchiate a fuoco nel le-
gno... dita lunghe e sottili, le mani di una persona giovane.
E, di traverso, alcune lettere, che parevano tracciate da un dito di fuoco:
S... W... A... N...
Sister cerc di girare la testa per vedere altri particolari, ma la scena di
sogno inizi a svanire; si rese conto della presenza di figure indistinte, di
voci lontane: un momento forse intrappolato nel tempo e in qualche modo
trasmesso a lei come una telefoto attraverso cavi spettrali. E poi, all'im-
provviso, il sogno a occhi aperti termin e Sister fu di nuovo nella jeep,
con il cerchio di vetro fra le mani.
Lasci uscire il fiato che aveva trattenuto. Era di nuovo l disse a Paul.
L'ho visto di nuovo... l'albero solitario fra una fila di ceppi, con l'impronta
del palmo e la parola "cigno" impressa a fuoco sul tronco. Ma l'immagine
era pi nitida dell'altra sera e mi  parso... mi  parso di sentire profumo di
mele. Il giorno precedente avevano viaggiato senza fermarsi, diretti a
Mary's Rest, e avevano trascorso la notte fra le macerie di una fattoria; l
Sister aveva guardato nel cerchio di vetro e per la prima volta aveva scorto
l'albero in fiore. Ora la visione era stata pi nitida: aveva notato ogni parti-
colare dell'albero, ogni ramo rugoso, perfino le minuscole gemme verdi
che spuntavano sotto i fiori. Credo che ci avviciniamo disse; e il suo
cuore correva. L immagine era pi netta. Siamo vicini, non c' dubbio!
Ma gli alberi sono tutti morti le ricord Paul. Basta guardarsi in-
torno. Non c' niente in fiore... e niente mai ci sar. Perch quel coso ti
mostra un albero fiorito?
Non lo so. Si concentr di nuovo sul cerchio di vetro. Le luci pulsa-
rono, in sintonia con il ritmo pi rapido del suo cuore, ma non la invita-
rono a percorrere il sentiero del sogno. Il messaggio era stato trasmesso e,
almeno per il momento, non sarebbe stato ripetuto.
Cigno. Paul scosse la testa. Non ha il minimo senso.
No, deve avere senso. Basta solo mettere insieme i pezzi.
Paul strinse il volante. Sister disse, con una traccia di compassione
continui a ripeterlo da anni. Guardi in quel pezzo di vetro come se fossi
una zingara che legge le foglie di t. Ed eccoci qui, ad andare avanti e in-
dietro, a seguire segni e simboli che forse non significano un bel niente.
Le scocc un'occhiata penetrante. Hai mai pensato a questa possibilit?
Abbiamo trovato Matheson, no? Abbiamo trovato le carte di tarocchi e
la bambola. Mantenne ferma la voce, ma c'erano stati molti giorni e molte
notti in cui si era permessa di pensare la stessa cosa... ma solo per un atti-
mo, e poi la sua determinazione era tornata. Credo che il cerchio ci con-
duca da qualcuno... da qualcuno molto importante.
Intendi dire che vuoi credere.
Voglio dire che lo credo davvero! replic lei, brusca. Come potrei
continuare, altrimenti?
Paul sospir. Era stanco, la barba gli prudeva, sapeva di puzzare come
una gabbia di scimmie allo zoo. Da quanto non faceva il bagno? Nelle ul-
time settimane era riuscito al massimo a darsi una ripulita strofinandosi
con cenere e neve. Negli ultimi due anni avevano girato intorno all'argo-
mento del cerchio come una coppia di pugili troppo prudenti. Paul stesso
non vi scorgeva nient'altro che colori e si era domandato varie volte se la
donna con cui viaggiava - e che a dire il vero era giunto ad amare e a ri-
spettare - non s'inventasse quei segni e non li interpretasse come conve-
niva per continuare quella ricerca pazzesca.
Credo disse Sister che sia un dono. Credo d'averlo trovato per un
motivo. Credo che ci guidi per una ragione. E tutto quel che ci mostra  un
indizio del luogo dove dobbiamo andare. Non capi...
Stronzate! sbott Paul. Quasi premette il pedale del freno, ma temeva
che la jeep slittasse fuori strada. Sister lo guard. La faccia della donna,
coperta dalle ripugnanti escrescenze, rispecchiava sbalordimento, collera,
disillusione. Paul continu: Hai visto una stronzissima faccia di clown, in
quel maledetto affare, ricordi? Hai visto una specie di vecchio Conestoga
tutto rovinato. Hai visto migliaia d'altre cose che non hanno senso e basta!
Hai voluto andare a est, perch le visioni o i sogni a occhi aperti o che
merda sono, diventavano pi forti. E poi hai voluto tornare a ovest, perch
le visioni si affievolivano e cercavi di mettere a fuoco la direzione. Dopo,
hai voluto andare a nord, e poi a sud... e poi nord e sud di nuovo. Sister, tu
vedi quel che tu vuoi vedere, in quella maledetta cosa! S, abbiamo trovato
Matheson, nel Kansas! E allora? Forse da piccola hai udito qualcuno no-
minare Matheson. Non ci hai mai pensato?
Sister rimase in silenzio, si strinse al petto il cerchio di vetro e final-
mente disse quel che voleva dire da tanto, tanto tempo. Credo mormor
che questo  un dono di Dio.
Certo. Paul sorrise con amarezza. Be', guardati attono. Dai solo u-
n'occhiata. Hai mai pensato alla possibilit che Dio sia impazzito?
Con gli occhi pieni di lacrime brucianti, Sister si gir dall'altra parte: a
nessun costo avrebbe permesso che Paul la vedesse piangere.
Quel cerchio sei tu, non lo capisci? continu Paul. Quel che tu vedi.
Quel che tu senti, che tu decidi. Se la maledetta cosa ti guida da qualche
parte... o da qualcuno... perch non ti mostra chiaro e tondo dove andare?
Perch si prende gioco di te? Perch ti d questi "indizi" a spizzichi e boc-
coni?
Perch rispose Sister, con un lieve tremito nella voce ricevere un do-
no non significa saperlo usare. Il difetto non  nel cerchio di vetro...  in
me, perch c' un limite alle cose che posso capire. Faccio del mio meglio
e forse... forse la persona che cerco non  neppure pronta per essere trova-
ta.
Eh? Figuriamoci!
Forse le circostanze non sono quelle giuste. Forse il quadro non  com-
pleto ed ecco perch...
Oh, Cristo esclam Paul stancamente. Ora deliri, sai? Inventi cose
che non sono vere, perch desideri fortemente che siano vere. Non vuoi
ammettere che abbiamo sprecato sette anni della nostra vita a cercare fan-
tasmi.
Sister guard la strada snodarsi davanti a loro e condurre la jeep in una
foresta fitta e buia. Se la pensi cos domand infine perch hai viaggia-
to con me per tutto questo tempo?
Non so. Forse anch'io volevo credere, tanto quanto te. Convincermi che
c'era un certo metodo in questa follia. E invece non c'. Non c' mai stato.
Ricordo una radio a onde corte disse Sister.
Eh?
Una radio a onde corte ripet lei. Quella che usavi per impedire alle
persone nella tua baracca di suicidarsi. Sei riuscito a farle tirare avanti, hai
dato loro speranza.
Gi. E allora?
Non hai sperato mai, anche tu, che dalla radio uscisse una voce umana?
Non ti sei mai detto che il giorno seguente, o quello dopo ancora, sarebbe
giunto un segnale da altri superstiti? Tu, Paul, non ti sei preso tutta quella
briga solo per mantenere in vita alcuni estranei. L'hai fatto anche per man-
tenere in vita te stesso. E speravi che un giorno ci sarebbe stato qualcosa di
diverso dalla statica, nella radio. Bene, questa  la mia radio. Pass la
mano sul vetro liscio. Sintonizzata su una forza che non posso neppure
cominciare a capire... ma non dubiter certo. No. Andr avanti, un passo
alla volta. Con te o senza di...
Che diavolo... la interruppe Paul, mentre uscivano da una curva. In
mezzo alla strada, sotto il baldacchino d'alberi, c'erano tre grossi pupazzi
di neve, con berretti e guanti di lana, pietre per gli occhi e il naso. Uno fu-
mava una pipa di tutolo. Paul cap subito che non sarebbe riuscito a fer-
marsi in tempo, ma schiacci ugualmente il freno. Le ruote slittarono e il
paraurti anteriore urt un pupazzo di neve.
L'urto quasi scagli Paul e Sister contro il parabrezza; dietro, Hugh emi-
se un grugnito e sbatt i denti. Il motore toss e si spense. Al posto del pu-
pazzo, c'era ora un mucchio di neve che rivelava un blocco stradale mime-
tizzato, formato da pezzi di metallo, legno, pietre.
Merda! disse Paul, quando riusc infine a trovare la voce. Qualche
stupido ha messo un maledetto...
Un paio di gambe e di logori stivali marrone piombarono sul cofano del-
la jeep.
Sister vide una figura incappucciata, con un lungo e lacero cappotto
marrone, la mano stretta intorno alla fune legata ai rami sopra la strada.
L'altra mano impugnava una pistola .38, puntata contro Paul Thorson.
Altre figure uscivano in fretta dal bosco e convergevano sulla jeep.
Banditi! piagnucol Hugh, con gli occhi sbarrati per il terrore. Ci deru-
beranno e ci taglieranno la gola!
Neanche per idea disse Sister, calma; pos la mano sul calcio del fuci-
le a pompa, incuneato fra i sedili. Lo punt contro la figura sul cofano.
Stava per sparare, quando le portiere della jeep si spalancarono di colpo.
Una decina di pistole, tre fucili e sette lance di legno ben appuntite mi-
nacciarono Sister; altrettante armi erano puntate su Paul. Non ucci-
deteci! grid Hugh. Vi prego, non uccideteci! Vi daremo tutto quel che
volete!
Puoi ben dirlo, pens Sister, perch tu non hai un accidente! Guard la
muraglia di armi da fuoco e di lance, calcol quanto avrebbe impiegato a
girare il fucile e sparare ai banditi... e cap che al minimo movimento era
spacciata. Rimase immobile, una mano sul fucile e l'altra a protezione del
cerchio di vetro.
Gi dalla jeep ordin la figura sul cofano. La sua era una voce gio-
vane, la voce di un ragazzo. La pistola si spost verso Sister. Togli le dita
dal grilletto, se non vuoi che te le faccia saltare.
Sister esit. Scrut la faccia del ragazzo, ma non distingueva i linea-
menti a causa del cappuccio. Ma la pistola era ferma, come se il braccio
del ragazzo fosse fatto di pietra; e il tono della voce non lasciava dubbi.
Sister tolse il dito dal grilletto.
Paul cap che non avevano scelta. Borbott un'imprecazione e scese di
macchina; gli sarebbe piaciuto avere fra le mani il collo di Hugh Ryan.
Che bella guida sei disse Sister a Hugh. Scese anche lei.
Guard dall'alto in basso i banditi che l'avevano catturata.
Erano bambini.
Magri e luridi, andavano dai nove, dieci anni forse ai sedici... e non riu-
scivano a staccare lo sguardo dal cerchio di vetro pulsante di colori.
56
Una banda vociante e turbolenta di ventisette piccoli banditi spinse nel
bosco innevato Paul, Sister e Hugh, pungolandoli con la canna dei fucili e
con le lance acuminate. A un centinaio di metri dalla strada, i tre ri-
cevettero l'ordine di fermarsi; alcuni ragazzi spostarono rami e cespugli
che mascheravano l'ingresso di una piccola grotta. La canna d'un fucile
spinse dentro Sister e gli altri la seguirono.
Subito dopo l'apertura, la grotta si allargava in un'ampia caverna dal sof-
fitto alto. L'ambiente era umido, ma illuminato da decine di candele; al
centro ardeva un piccolo fuoco il cui fumo si arricciava verso un foro del
soffitto. Altri otto bambini, tutti magri e malaticci, aspettavano il ritorno
dei loro compagni con il bottino; quando le borse furono aperte, i bambini
gridarono e risero, sparpagliando gli abiti di scorta di Sister e di Paul. I
piccoli banditi afferrarono cappotti e maglioni troppo larghi per loro, si
misero addosso sciarpe e berretti di lana, ballarono intorno al fuoco come
una banda di apache. Uno stapp una fiasca del whisky di Hugh: le grida
divennero pi forti; la danza divent pi sfrenata. Al clamore rauco si un
il frastuono di pezzi di legno battuti insieme, l'acciottolio di sassolini den-
tro zucche secche, il ritmo di bacchette su scatole di cartone.
Hugh si resse in equilibrio precario sulla gruccia e sull'unica gamba,
mentre i bambini turbinavano intorno a lui e lo punzecchiavano con le lan-
ce. Aveva udito storie sui banditi della foresta e non gli andava l'idea di es-
sere scalpato e scorticato. Non uccideteci! grid superando il tumulto.
Vi prego, non... Cadde a sedere, quando un decenne con l'aria da duro,
capelli neri e arruffati, fece volare con un calcio la stampella. Segu uno
scroscio di risa; altre lance punzecchiarono Paul e Sister. Quest'ultima
guard in fondo alla caverna: tra il fumo, un bambino piccolo e magro, con
i capelli rossi e il colorito cereo, stringeva fra le mani il cerchio di vetro e
lo fissava, attento... finch un altro glielo strapp e si mise a correre intor-
no al fuoco. Un terzo bambino cerc d'impadronirsi del tesoro. Si scaten
una zuffa nell'entusiasmo della caccia e Sister perse di vista il cerchio. Un
bambino le mise sotto il naso il suo stesso fucile e le sghignazz in faccia,
quasi a sfidarla a fare una mossa. Poi si gir in fretta, afferr la fiasca di
whisky e si un alla danza di vittoria.
Paul aiut Hugh a rialzarsi. Una lancia lo colp alle costole e lui si gir
con furia verso il tormentatore, ma Sister gli afferr il braccio e lo tratten-
ne. Un bambino con ossa di piccoli animali fra i capelli biondi e arruffati
spinse la lancia verso la faccia di Sister e si ferm appena in tempo per non
cavarle un occhio. Lei lo fiss, impassibile; il piccolo bandito sghignazz
come una iena e saltell via.
Il bambino che aveva preso la Magnum di Paul danz davanti a loro,
reggendo a fatica la pesante rivoltella. La fiasca di whisky, passata in giro,
contribu a infiammare l'eccitazione. Sister ebbe paura che i bambini co-
minciassero a sparare a caso: in un ambiente cos ristretto, i rimbalzi delle
pallottole sarebbero stati micidiali. Scorse lo scintillio del cerchio di vetro,
quando un bambino lo strapp a un altro; poi due piccoli banditi si azzuf-
farono per prenderlo e Sister si sent male, al pensiero che il cerchio andas-
se in frantumi. Avanz d'un passo, ma fu bloccata dal pronto sollevarsi di
sei o sette lance.
E poi accadde la cosa terribile: un bambino, gi intontito dal whisky,
sollev in alto il cerchio di vetro... e fu placcato da un altro che voleva af-
ferrarlo. Il cerchio sfugg dalle mani e rote in aria. Come al rallentatore,
Sister vide il cerchio cadere verso il pavimento di pietra, grid: No!, ma
non poteva impedirlo. Il cerchio di vetro cadeva... cadeva... cadeva...
Una mano l'afferr prima che toccasse terra; il cerchio risplendette di co-
lori infuocati, come se meteore esplodessero al suo interno.
L'aveva afferrato al volo il ragazzo con cappotto e cappuccio, quello che
si era lasciato cadere sul cofano della jeep. Era pi alto degli altri di alme-
no trenta centimetri; quando s'avvicin a Sister, gli altri si scostarono per
fargli spazio. Il suo viso era sempre celato dal cappuccio. Le grida e il fra-
stuono della musica improvvisata si affievolirono, mentre il ragazzo pi al-
to avanzava senza fretta in mezzo agli altri. Il cerchio di vetro ardeva di
pulsazioni forti e lente. Il ragazzo si ferm davanti a Sister.
Cos'? domand, tenendo il cerchio davanti a s. Gli altri avevano
smesso di danzare e di gridare; cominciarono ad affollarsi per guardare la
scena.
Appartiene a me rispose Sister.
No. Apparteneva a te. Ho chiesto cos'.
... Sister esit, cercando di decidere che cosa dire.  una magia ri-
prese.  un miracolo, se sai come usarlo. Ti prego... e not nelle sue
stesse parole un insolito tono di supplica di non romperlo.
E se lo rompo? Se lo lascio cadere? La magia si versa fuori?
Sister rimase in silenzio. Il ragazzo la prendeva in giro.
Lui scost il cappuccio e mise in mostra il viso. Non credo alla magia
dichiar. Va bene per sciocchi e bambini.
Era pi anziano degli altri... aveva forse diciassette, diciotto anni. Era al-
to quasi quanto Sister; la larghezza delle spalle rivelava che sarebbe diven-
tato un uomo grande e grosso, una volta cresciuto. Aveva il viso magro e
pallido, zigomi sporgenti e occhi color cenere; nei capelli castano scuro,
lunghi fino alla spalla, si era legato ossicini e piume; sembrava severo e se-
rio quanto un vecchio capo indiano. Peli sottili castano chiaro gli copriva-
no la parte inferiore del viso, dalla mascella quadrata e decisa. Le folte so-
pracciglia scure rendevano pi severa l'espressione del viso; il setto nasale
era appiattito e storto, come quello d'un pugile. Era un bel giovanotto, ma
certamente pericoloso. E, cap Sister, non era n bambino n sciocco.
Il giovane fiss in silenzio il cerchio. Dove andavate? domand poi.
A Mary's Rest rispose nervosamente Hugh. Siamo solo poveri vian-
danti. Non intendiamo...
Silenzio ordin il giovane. Hugh chiuse di colpo la bocca. Il giovane
fiss Paul negli occhi per qualche secondo, poi borbott e riport lo sguar-
do su Sister. Mary's Rest ripet. Siete a pi di venti chilometri a est di
Mary's Rest. Perch andavate laggi?
Passavamo da l per proseguire verso sud disse Sister. Pensavamo di
trovare cibo e acqua.
Ah, s? Be', avete sfortuna, allora. Il cibo  quasi finito, a Mary's Rest.
Muoiono di fame, l, e il loro laghetto s' prosciugato circa cinque mesi fa.
Per bere, fanno sciogliere la neve, come chiunque altro.
 radioattiva disse Hugh. Bere la neve disciolta vi far morire.
E tu chi sei? Un esperto?
No, ma sono... ero... medico e so di cosa parlo.
Medico? Che genere di medico?
Chirurgo disse Hugh, con una traccia d'orgoglio nella voce. Ero il
miglior chirurgo di Amarillo.
Chirurgo? Vuoi dire che operavi gli ammalati?
Esatto. E non ho mai perso un paziente, per giunta.
Sister decise di fare un passo avanti. La mano del ragazzo corse alla pi-
stola che portava alla cintura, sotto il cappotto. Senti disse Sister ta-
gliamo corto. Hai gi tutto quel che possediamo. Faremo a piedi il resto
della strada... ma voglio indietro il cerchio. Lo voglio subito. Se hai inten-
zione di uccidermi, fai meglio a sbrigarti, perch o mi dai il cerchio o te lo
strappo.
Il giovane rimase immobile, sfidandola con il suo sguardo da falco.
Ci siamo, pens Sister, con il cuore che le martellava. Allung la mano,
ma il giovane scoppi a ridere e arretr d'un passo. Sollev il cerchio, co-
me se volesse lasciarlo cadere sul pavimento della grotta.
Sister si blocc. No disse. Per favore, non farlo.
La mano di lui si trattenne a mezz'aria. Sister si prepar a scattare, se lui
avesse aperto le dita.
Robin? chiam una voce debole dal fondo della grotta. Robin?
Il giovane fiss Sister ancora per qualche secondo, con occhi duri e scal-
tri; poi ammicc e le porse il cerchio. Tieni. Non vale una merda, tanto.
Sister lo prese, con un'ondata di sollievo.
Non andrete da nessuna parte disse il giovane. Soprattutto tu, Doc.
Eh? Hugh fu trafitto dal terrore.
Forza, in fondo alla caverna ordin il giovane. Tutti e tre. Esita-
rono. Subito. Il tono di voce era quello di chi  abituato a essere ub-
bidito.
Andarono in fondo alla caverna. Sister vide altri bambini. Tre di loro a-
vevano la Maschera di Giobbe, in vari stadi di crescita; uno riusciva a sten-
to a tenere dritta la testa deforme. Per terra, in un angolo, sopra un giaci-
glio di paglia e di arbusti, giaceva un bambino dai capelli castani, sui dieci
anni, con il viso lustro di sudore. Sul petto livido, appena sotto il cuore,
aveva una sorta di medicazione sudicia da cui filtrava sangue. Il ferito, nel
vederli, cerc di sollevare la testa, ma non ne aveva la forza. Robin?
mormor. Sei qui?
Sono qui, Bucky. Robin si chin accanto a lui e gli scost dalla fronte
i capelli madidi.
Mi fa male... tanto. Bucky toss e sulle labbra gli comparve sangue
schiumoso. Robin si affrett a pulirlo. Non mi farai andare fuori dov'
buio, vero?
No disse Robin, piano. Non ti far andare fuori dov' buio. Guard
Sister, con occhi vecchi di cent'anni. Buck  stato ferito tre giorni fa.
Con dita gentili sollev la medicazione. La ferita era un foro scarlatto con
orribili bordi gonfi d'infezione. Robin spost lo sguardo su Hugh, poi sul
cerchio di vetro. Non credo nella magia e nei miracoli disse. Ma forse 
una sorta di miracolo che oggi abbiamo trovato te, Doc. Gli estrarrai il
proiettile.
Io? Hugh rischi di soffocare. Oh, no. Non posso. Io no.
Hai detto che operavi la gente ammalata. Che non hai mai perso un pa-
ziente.
Ma era una vita fa! gemette Hugh. Guarda la ferita!  troppo vicina
al cuore. Sollev la mano tremante. Non taglierei nemmeno la lattuga,
con una mano del genere!
Robin si alz, si avvicin a Hugh fino a essere quasi naso contro naso.
Sei medico disse. Gli toglierai il proiettile e lo guarirai, oppure comin-
cia a scavare la fossa per te e per i tuoi amici.
Non posso! Non ho strumenti, luce, disinfettanti, sedativi! Non opero
da sette anni! E comunque non ero cardiochirurgo. No, mi spiace. Il bam-
bino non ha la minima...
La rivoltella di Robin, col cane alzato, premeva contro la gola di Hugh.
Un medico che non pu aiutare gli altri non merita di vivere. Consumi so-
lo aria, no?
Per favore... per favore... ansim Hugh, con occhi fuori delle orbite.
Un momento disse Sister. Hugh, il foro c' gi. Devi solo estrarre il
proiettile.
Oh, certo, certo! Solo estrarre il proiettile! Hugh ridacchi, sull'orlo di
una crisi isterica. Sister, il proiettile pu essere dovunque! Con cosa fer-
mo il sangue? Come tolgo il maledetto pezzo di piombo? Con le dita?
Abbiamo coltelli disse Robin. Li scalderemo nel fuoco. Cos sono
puliti, giusto?
Non esiste niente di "pulito", in queste condizioni! Dio santo, non sai
cosa mi chiedi di fare!
Non chiedo. Dico di fare. Forza, Doc.
Hugh guard Paul e Sister, in cerca d'aiuto; ma loro non potevano fare
nulla. Non posso mormor con voce rauca. Per favore... lo uccider, se
cerco di togliere il proiettile!
Morir di sicuro, se non provi. Il capo qui sono io. Quando d la pa-
rola, la mantengo. Bucky  stato ferito perch l'ho mandato con altri a fer-
mare un camion di passaggio. Ma non era ancora pronto a uccidere, e nep-
pure abbastanza veloce da schivare un proiettile. Spinse la rivoltella con-
tro la gola di Hugh. Ma io sono pronto a uccidere. L'ho gi fatto. Ho
promesso a Bucky che avrei fatto per lui tutto il possibile. Allora, togli il
proiettile, o vi ammazzo tutt'e tre?
Hugh deglut, con occhi umidi per la paura. Ho... ho dimenticato un
mucchio di cose.
Ricordale. E in fretta.
Hugh tremava. Chiuse gli occhi, li riapr. Il bambino non era svanito.
Hugh sentiva il battito del cuore in tutto il corpo. Aveva solo ricordi con-
fusi, persi in una sorta di nebbia. Il giovane aspettava, con il dito sul gril-
letto. Hugh cap che doveva andare a istinto, e che Dio aiutasse tutti loro,
se sbagliava. Mi occorre... aiuto riusc a dire. Non mi reggo bene in
equilibrio. E luce. Mi serve tutta la luce possibile. Mi servono... tre o quat-
tro coltelli ben affilati, con la lama stretta. Strofinateli nella cenere e mette-
teli sul fuoco. Mi servono stracci e... oh, Cristo, mi servono pinze e forcipi
e sonde e non posso uccidere il bambino, maledetto te! Lanci a Robin
uno sguardo di fuoco.
Ti trover quel che ti serve. Non quella merda da medici. Ma il resto,
s.
E whisky disse Hugh. La fiasca. Per il bambino e per me. Voglio un
po' di cenere per pulirmi le mani e pu darsi che mi serva un secchio per
vomitarci dentro. Con la mano tremante spinse via la rivoltella. Come ti
chiami, giovanotto?
Robin Oakes.
Va bene, allora, signor Oakes. Quando comincio, non toccarmi nem-
meno con un dito, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa tu pensi che dovrei
fare. Avr paura sufficiente per tutt'e due. Hugh guard la ferita e trasal.
Era brutta, davvero brutta. Con che arma  stato ferito?
Pistola, credo.
Non mi dice niente sulla grandezza del proiettile. Oh, Cristo,  una fol-
lia! Non posso estrarre il proiettile da una ferita cos vicina al... La rivol-
tella si alz di nuovo. Hugh vide il dito del giovane, pronto sul grilletto;
trovarsi cos vicino alla morte gli restitu l'arroganza che aveva ad Amaril-
lo. Toglimi di davanti la pistola, piccolo maiale grid; vide Robin batte-
re le palpebre. Far quel che posso... ma non ti prometto miracoli, capi-
sci? Allora? Cosa stai l a fare? Vammi a prendere quel che mi serve!
Robin abbass la pistola. And a prendere whisky, coltelli e cenere.
Occorse una ventina di minuti per ubriacare Bucky come Hugh voleva.
Sotto la direzione di Robin, gli altri bambini sistemarono le candele intor-
no al ferito. Hugh si pul con la cenere le mani e attese che la lama dei col-
telli s'arroventasse.
Ti ha chiamato Sorella disse Robin a Sister. Sei una suora?
No,  il mio nome.
Oh.
Il giovane parve deluso. Perch? domand Sister.
Robin scroll le spalle. C'erano delle suore, dove stavamo, nella casa
grande. Le chiamavo merli, perch ti volavano sempre addosso se pensa-
vano che avevi fatto qualcosa di sbagliato. Ma alcune erano brave. Sorella
Margaret diceva d'essere sicura che per me tutto si sarebbe sistemato. A-
vrei trovato una famiglia e una casa e tutto il resto. Diede un'occhiata in
giro alla caverna. Bella casa, eh?
Finalmente Sister cap. Vivevi in un orfanotrofio?
Gi. Come tutti gli altri. Un mucchio si ammal e mor, quando venne
il freddo. Soprattutto quelli molto piccoli. Il suo sguardo s'oscur. Padre
Thomas mor e lo seppellimmo dietro la casa grande. Sorella Lynn mor, e
poi Sorella May e Sorella Margaret. Padre Cummings se ne and durante
la notte. Non lo biasimo... chi ha voglia di prendersi cura di un mucchio di
giovinastri sgangherati? Anche altri se ne andarono. L'ultimo a morire fu
Padre Clinton, e allora restammo da soli.
Non c'erano altri ragazzi pi grandi?
Oh, s. Alcuni rimasero, ma la maggior parte se ne and per conto suo.
Finii per essere il pi anziano. Se me ne fossi andato, chi si sarebbe preso
cura dei pi piccoli?
Cos hai trovato questa caverna e ti sei messo a derubare la gente?
Certo. Perch no? Voglio dire, il mondo  impazzito, no? Perch non
dovremmo derubare la gente, se  l'unico modo per restare vivi?
Perch non  giusto rispose Sister. Il giovane rise. Lei aspett che
smettesse, poi continu: Quante persone hai ucciso?
Dalla faccia di Robin spar ogni traccia di sorriso. Il giovane si guard le
mani, piccole, rozze, piene di calli. Quattro. Ma tutt'e quattro mi avrebbe-
ro ucciso, se avessero potuto. Si strinse nelle spalle, a disagio. Niente di
speciale.
I coltelli sono pronti disse Paul. Sorreggendosi alla stampella davanti
al bambino ferito, Hugh trasse un respiro profondo e abbass la testa.
Rimase in questa posizione per un minuto. Va bene. La voce era bassa
e rassegnata. Porta i coltelli. Sister, ti spiace metterti in ginocchio accanto
a me e tenermi fermo?  necessario anche che alcuni bambini impediscano
a Bucky di muoversi. Non deve dimenarsi.
Non basta stordirlo con un pugno? disse Robin.
No. Si rischiano danni al cervello; e poi, il primo impulso di chi viene
stordito  quello di vomitare. Meglio che non succeda, vero? Paul, tieni
ferme le gambe di Bucky. Mi auguro che la vista di un po' di sangue non ti
rivolti lo stomaco.
I bambini portarono una pentola con i coltelli roventi. Sister depose a
terra accanto a s il cerchio di vetro, si mise in ginocchio a fianco di Hugh
e ne sostenne il peso. Bucky, ubriaco e delirante, diceva di udire il cinguet-
tio d'uccelli. Sister tese l'orecchio: ud solo il gemito acuto del vento all'in-
gresso della grotta.
Dio mio, ti prego, guidami la mano mormor Hugh. Prese un coltello.
La lama era troppo larga. Ne prese un altro. Anche il pi stretto dei coltelli
disponibili sarebbe stato goffo come un pollice rotto. Un movimento falso,
e la lama sarebbe entrata nel ventricolo sinistro; allora niente avrebbe fer-
mato il fiotto di sangue.
Forza lo incit Robin.
Comincio quando sono pronto! Non un maledetto secondo prima! Ora
scostati da me, ragazzo!
Robin arretr, ma rimase abbastanza vicino da guardare.
Alcuni bambini bloccavano a terra le braccia, la testa e il corpo di
Bucky; quasi tutti gli altri, anche quelli con la Maschera di Giobbe, si era-
no radunati l intorno. Hugh guard il coltello: la lama tremava e non ave-
va modo di fermarla. Prima che i nervi gli saltassero del tutto, si chin e
premette la lama rovente contro un labbro della ferita.
Ne schizz liquido purulento. Il corpo di Bucky scatt come la lama di
un coltello a serramanico; il bambino url per il dolore atroce. Tenetelo
gi! grid Hugh. Gli altri lottarono per tenerlo fermo e perfino Paul trov
difficolt a bloccargli le gambe. Hugh spinse il coltello pi a fondo; le urla
di Bucky echeggiarono contro le pareti.
Robin grid: Lo uccidi! Hugh non gli bad. Prese la fiasca di whisky
e vers il liquido alcolico sulla ferita. Ora gli altri quasi non riuscivano a
tenere fermo Bucky. Hugh riprese a sondare la ferita, e il cuore gli batteva
in petto come se volesse schizzarne fuori.
Non vedo il proiettile! disse Hugh.  penetrato troppo! Il sangue
sgorgava a profusione, denso e scuro. Hugh stacc frammenti d'osso da
una costola scheggiata. La massa rossa e spugnosa del polmone sobbalza-
va e gorgogliava sotto la lama. Tenetelo fermo, per l'amor di Dio! grid
Hugh. La lama era troppo larga. Non era uno strumento chirurgico, era un
attrezzo da macellaio. Non ci riesco! Non ci riesco! gemette Hugh. Get-
t via il coltello.
Robin gli premette la pistola sul cranio. Togli il proiettile!
Non ho gli strumenti adatti! Non posso lavorare senza...
Vaffanculo gli strumenti! grid Robin. Usa le dita, se non hai altro!
Ma togli il proiettile!
Bucky gemeva, batteva selvaggiamente le palpebre, cercava di ran-
nicchiarsi in posizione fetale. Occorreva tutta la forza degli altri, per impe-
dirglielo. Hugh era sconvolto. Nessun coltello aveva la lama abbastanza
sottile. La pistola di Robin gli premette il cranio. Hugh spost la testa, vide
per terra il cerchio di vetro.
C'erano due punte sottili e il mozzicone di altre tre.
Sister disse. Mi serve una di quelle punte, come specillo. Puoi rom-
perne una per me?
Sister esit solo un secondo. Nella mano di Hugh, la punta s'infiamm di
colori.
Hugh allarg la ferita e inser la spunta nel foro scarlatto.
Fu costretto ad andare in profondit, mentre la spina dorsale gli for-
micolava al pensiero di quel che forse la punta graffiava. Tenetelo fer-
mo! ammon, inclinando il pezzo di vetro, un centimetro verso sinistra. Il
cuore faticava, il corpo superava un'altra soglia di shock. Lo specillo sci-
vol pi a fondo e ancora non trov il proiettile.
A un tratto Hugh ebbe l'impressione che il vetro gli diventasse tiepido
fra le dita... pi che trepido: quasi caldo.
Dopo due secondi, ne fu sicuro: lo specillo si scaldava. Bucky rabbri-
vid, rovesci gli occhi e per fortuna perdette conoscenza.
Dalla ferita provenne uno sbuffo di vapore, simile a un respiro. Hugh
credette di sentire l'odore di tessuti bruciati. Sister? Non... non so cosa
succede, ma penso...
Lo specillo tocc un oggetto solido, nelle pieghe di tessuto spugnoso, un
centimetro sotto la coronaria sinistra. Trovato! gracchi Hugh. Cerc di
determinare le dimensioni del proiettile, muovendo l'estremit dello specil-
lo. Il sangue era dappertutto, ma non aveva il colore rosso vivo del sangue
arterioso e fluiva pigramente. Il vetro era caldissimo, l'odore di carne bru-
ciata si era fatto pi intenso. Hugh si rese conto che la sua gamba e la met
inferiore del corpo erano congelati, ma dalla ferita sgorgava vapore. Gli
venne in mente che il pezzo di vetro incanalava chiss come il calore del
suo stesso corpo, lo intensificava e lo riversava nella ferita. Hugh sent il
potere, nella mano... un potere calmo, magnifico. Sembrava scorrergli nel
braccio come la scossa di un fulmine, schiarirgli il cervello, eliminare la
paura e le ragnatele del whisky. All'improvviso i trent'anni d'esperienza
medica rifluirono dentro di lui. Hugh si sent giovane, robusto, senza pau-
ra.
Poteva estrarre quel proiettile. S. Poteva farlo!
Le mani non gli tremavano pi.
Doveva scavare sotto il proiettile, sollevarlo con lo specillo fino ad af-
ferrarlo con due dita. La coronaria e il ventricolo sinistri erano molto, mol-
to vicini. Lavor con movimenti di precisione geometrica.
Piano lo ammon Sister, ma cap che non occorreva avvertirlo. Hugh
chin il viso sulla ferita. Luce! grid. Robin avvicin una candela.
Il proiettile si distric dai tessuti circostanti. Hugh ud uno sfrigolio, sen-
t odore di carne e di sangue bruciati. Ma non ebbe il tempo di distrarsi. La
punta di vetro era adesso quasi troppo calda per tenerla in mano, ma lui
non osava lasciarla. Si sent come sprofondato nel ghiaccio fino al petto.
Lo vedo! disse. Piccolo, grazie a Dio! Infil due dita nella ferita ed
estrasse un pezzetto di piombo che sembrava l'otturazione d'un dente; lo
lanci a Robin.
Poi estrasse lo specillo e tutti udirono lo sfrigolio della carne e del san-
gue. Hugh non credeva ai suoi occhi: nel ritrarsi, la punta di vetro cauteriz-
zava i tessuti lacerati.
Usc, come verga incandescente, dalla ferita: fra rapidi sibili, il sangue
coagul, i bordi infetti raggrinzirono in un fuoco livido che dur pochi i-
stanti e subito si estinse. Dove pochi secondi prima c'era un foro, ora si ve-
deva un cerchio marrone e bruciato.
Hugh tenne la scheggia di vetro davanti al viso; i suoi lineamenti furono
bagnati da una pura luce bianca. Il vetro scottava, ma la parte rovente del
fuoco guaritore era concentrata sulla punta. Hugh cap che la scheggia a-
veva cauterizzato le vene capillari e aveva tagliato la carne, come avrebbe
fatto un laser chirurgico.
La fiamma interiore del vetro si affievol. Le gemme racchiuse nella
scheggia si mutarono in piccoli ciottoli color ebano, i fili di metallo pre-
zioso divennero linee di cenere. La luce continu a indebolirsi, finch non
rimase solo una scintilla in punta. La scintilla puls con il battito del cuore
di Hugh - una volta, due, tre - e si spense come una stella morta.
Bucky respirava ancora.
Hugh, con la faccia striata di sudore e di nebbiolina insanguinata, alz lo
sguardo su Robin. Apr la bocca, non trov le parole. Sent che la parte in-
feriore del corpo tornava a scaldarsi. Immagino disse infine che non ci
ucciderai, per oggi.
57
Josh diede di gomito a Swan. Ti senti bene?
S. Swan sollev dalle pieghe del cappotto la testa deforme. Non so-
no ancora morta.
Controllavo soltanto. Per tutto il giorno sei stata in silenzio.
Pensavo.
Oh. Guard Killer correre pi avanti lungo la strada, fermarsi, ab-
baiare perch lo raggiungessero. Mulo procedeva al massimo della sua ve-
locit e Josh teneva allentate le redini. Rusty avanzava a fatica accanto al
carro, quasi sepolto nel cappello da cowboy e nel pesante cappotto.
Il carro dello Spettacolo viaggiante continu a scricchiolare lungo la
strada bordata di fitti boschi. Le nubi sembravano toccare la cima degli al-
beri e il vento era quasi cessato... circostanza fortunata e rara. Il tempo era
imprevedibile... a volte, nella stessa giornata, c'erano una bufera di neve e
un temporale, e magari il giorno dopo la brezza si trasformava in tromba
d'aria.
Da due giorni non vedevano anima viva. Erano giunti a un ponte crollato
e avevano dovuto fare un giro di alcuni chilometri per tornare sulla strada
principale; un po' pi avanti, la strada era bloccata da un albero caduto, per
cui era stato necessario un altro giro. Ma quel giorno, circa cinque chilo-
metri prima, erano passati davanti a un albero sul cui tronco era scritto:
PER MARY'S REST. Josh aveva respirato meglio: almeno andavano nella
direzione giusta e certo Mary's Rest non era lontano.
Posso chiederti a cosa pensi? domand Josh.
Swan scroll le spalle magre sotto il cappotto e non rispose.
L'albero disse Josh. Pensi all'albero, vero?
S. Non riusciva a togliersi di mente i fiori di melo sbocciati fra la ne-
ve e i ceppi... la vita in mezzo alla morte. Ci penso parecchio.
Non so come hai fatto, ma... Scosse la testa. Le regole del mondo so-
no cambiate, pens; ora i misteri predominano. Ascolt per un momento il
cigolio degli assali e lo scricchiolio della neve sotto gli zoccoli di Mulo,
poi non riusc a trattenersi. Che... che effetto ti ha fatto?
Non so. Un'altra scrollata di spalle.
S, lo sai, invece. Non essere schiva. Hai fatto una cosa meravigliosa, e
mi piacerebbe sapere che impressione hai avuto.
Swan rest in silenzio. Quindici metri pi avanti, Killer abbai un paio
di volte. Swan lo interpret come segnale che la via era sgombra. Mi 
sembrato... d'essere una fontana rispose. E l'albero beveva. Mi sembrava
anche d'essere fuoco e per un minuto... sollev il viso deforme verso il
cielo cupo ho pensato di poter guardare in alto e ricordare com'era quan-
do si vedevano le stelle, su nel buio... simili a promesse. Ecco cosa ho pro-
vato.
Josh cap che l'esperienza di Swan trascendeva di molto i suoi sensi, ma
intuiva il pensiero della ragazza a proposito delle stelle. Non le vedeva da
sette anni. Di notte c'era solo una tenebra smisurata, come se anche le luci
dei cieli si fossero spente.
Il signor Moody aveva ragione? domand Swan.
A che proposito?
Ha detto che se potevo risvegliare un albero, potevo anche far crescere
di nuovo frutteti e campi di granturco. Ha detto... che ho in me il potere
della vita. Aveva ragione?
Josh non rispose. Ricord anche un'altra frase di Sly Moody: Amico,
questa Swan pu risvegliare la terra intera!
Sono sempre stata brava a far crescere piante e fiori continu Swan.
Quando volevo che una pianta malata si riprendesse, impastavo fra le dita
la terra; la maggior parte delle volte, le foglie marrone cadevano e rispun-
tavano quelle verdi. Ma non avevo mai provato a guarire un albero. Voglio
dire... far crescere un giardino  una cosa, ma gli alberi sanno badare a se
stessi. Pieg la testa per guardare Josh. E se davvero potessi far crescere
i frutteti e le messi? Se il signor Moody avesse ragione, se ci fosse in me
qualcosa che pu risvegliare le piante e farle ricrescere?
Non so disse Josh. Immagino che ti renderebbe una donna molto po-
polare. Ma un albero non  un frutteto. Si mosse a disagio sul sedile duro.
Parlare di questi argomenti lo innervosiva. Proteggi la bambina, pens. Se
Swan poteva davvero far scaturire la vita nella terra morta, allora era forse
questo potere meraviglioso la ragione dell'ordine di PawPaw?
In lontananza, Killer abbai di nuovo. Swan si tese: i latrati erano di-
versi, pi rapidi e pi acuti. Un avvertimento. Ferma il carro disse.
Eh?
Ferma il carro.
Il tono deciso indusse Josh a tirare le redini.
Anche Rusty, con la parte inferiore del viso riparata da una sciarpa di la-
na sotto il cappello da cowboy, si arrest. Ehi! Perch ci fermiamo?
Swan ascolt i latrati di Killer, al di l della curva. Mulo cambi posi-
zione fra le tirelle, alz la testa a fiutare l'aria, emise un basso brontolio.
Fiutava lo stesso pericolo gi individuato da Killer. Un altro avvertimento,
pens Swan, guardando la strada. Tutto le parve normale, ma il suo unico
occhio funzionava saltuariamente; presto la vista le sarebbe venuta meno.
Cosa c'? domand Josh.
Non so. Ma a Killer non piace.
E se dopo la curva ci fosse la citt? disse Rusty. Vado avanti a ve-
dere. Infil le mani nelle tasche del cappotto e si avvi alla curva. L'ab-
baiare di Killer divenne frenetico.
Rusty! Aspetta! chiam Swan, ma la sua voce era cos distorta che lui
non cap e continu a passo svelto.
Josh ricord che Rusty era disarmato. Chiss che cosa c'era, dietro la
curva. Rusty! grid, ma l'altro gi la imboccava. Oh, merda! disse
Josh. Apr il lembo della tenda, tolse il coperchio alla scatola da scarpe che
conteneva la .38 e caric in fretta la rivoltella. L'abbaiare di Killer echeg-
giava nei boschi; fra qualche istante Rusty avrebbe scoperto il motivo dei
latrati.
Al di l della curva, Rusty vide solo la strada e altri alberi. Killer, fermo
in mezzo alla carreggiata, una decina di metri pi avanti, abbaiava selvag-
giamente contro qualcosa che si trovava sulla destra. Il terrier aveva il pelo
ritto.
Cosa diavolo t'ha morsicato il culo? disse Rusty; Killer gli corse fra le
gambe, rischiando di farlo cadere. Vecchio cagnaccio scemo! Rusty al-
lung la mano per prenderlo in braccio... e allora sent l'odore.
Un odore acuto, rancido.
Lo riconobbe. Il sentore intenso d'animale selvatico.
Con un ringhio acutissimo, che gli risuon quasi nell'orecchio, una sa-
goma grigia saett dal bosco. Rusty non vide che cos'era, ma alz di scatto
il braccio a proteggersi gli occhi. L'animale lo urt alla spalla. Per un atti-
mo, Rusty si sent preso in un intrico di filo spinato vivente. Barcoll al-
l'indietro, cerc di gridare, ma era senza fiato per il colpo. Il cappello vol
via, schizzato di sangue. Rusty cadde sulle ginocchia.
Intontito, vide l'animale che l'aveva colpito.
Acquattata a meno di due metri da lui, con la schiena inarcata, c'era una
linee rossa quasi della grandezza di un vitello. Gli artigli snudati della bel-
va sembravano pugnali ricurvi, ma la cosa che sconvolse Rusty fu il fatto
che il mostro aveva due teste.
Mentre un muso dagli occhi verdi mandava un verso acuto simile allo
stridio di lama di rasoio strofinata sul vetro, l'altro snud le zanne e soffi
come un radiatore sul punto di esplodere.
Rusty cerc di fuggire carponi. Il corpo si rifiut di muoversi. Il braccio
destro non funzionava a dovere, il sangue gli colava dal viso. Perdo san-
gue, pens. Perdo un mucchio di sangue! Oddio, sono...
La linee rossa s'avvent come una molla rilasciata, con gli artigli e la
doppia serie di zanne pronti a farlo a pezzi.
Ma fu assalita a mezz'aria da un altro animale: Killer quasi gli stacc un
orecchio. Atterrarono insieme in un turbine di furia e di latrati, mentre peli
e sangue volavano da tutte le parti. Ma lo scontro termin in un attimo: la
robusta linee rossa gir Killer sulla schiena e con una bocca zannuta gli
squarci la gola.
Rusty cerc di alzarsi, barcoll e cadde di nuovo. La linee rossa si gir
verso di lui. Una serie di zanne cerc di morderlo, mentre l'altra testa fiu-
tava l'aria. Rusty alz lo stivale per prendere a calci il mostro, quando lo
vide venire all'attacco. La linee si acquatt sulle zampe posteriori. Avanti,
pens Rusty, falla finita, bastarda con due te...
Ud il colpo di pistola e vide lo schizzo di neve un paio di metri dietro la
linee. Il mostro si gir di scatto. Rusty vide Josh arrivare di corsa.. Josh si
ferm, prese la mira e spar. Il proiettile manc di nuovo il bersaglio; ora
la linee prese a girarsi da una parte e dall'altra, come se i due cervelli non
riuscissero a mettersi d'accordo sulla direzione da prendere. Le teste cerca-
rono di mordersi, allungandosi sull'unico collo.
Josh piant i piedi, mir con l'unico occhio, premette il grilletto.
Un foro comparve nel fianco della linee; una testa emise un guaito acuto,
la seconda ringhi di sfida. Josh spar di nuovo e sbagli il colpo. Ma con
i due proiettili successivi centr il bersaglio. Il mostro trem, balz verso i
boschi, si gir, strisci di nuovo verso Rusty. Gli occhi di una testa, rove-
sciati all'indietro, mostravano il bianco; ma l'altra era ancora viva e le zan-
ne snudate puntavano alla gola dell'uomo.
Rusty url, mentre il mostro avanzava. Giunta a meno di mezzo metro,
la linee fu scossa da un brivido; le zampe cedettero di colpo e la belva cad-
de sulla strada, mentre la testa ancora viva azzannava l'aria. Rusty si allon-
tan strisciando dal mostro e subito fu sommerso da una terribile ondata di
debolezza. Rimase l disteso, mentre Josh gli correva al fianco.
Il lato destro della faccia era squarciato dall'attaccatura dei capelli alla
mascella; lo strappo nella manica mostrava la spalla destra maciullata.
Ho comprato la fattoria, Josh. Rusty riusc a trovare un debole sorriso.
L'ho comprata, vero?
Resisti. Josh si cacci la pistola sotto il braccio e sollev da terra
Rusty; se lo caric sulla schiena, con la tecnica dei pompieri. Swan si av-
vicinava, cercava di correre, ma era sbilanciata dal peso della testa. A
qualche passo di distanza, le fauci della linee si chiusero con lo scatto di
una tagliola; il corpo trem, gli occhi si rovesciarono come orribili palline
di vetro verde. Josh pass davanti alla linee e si ferm accanto a Killer: il
terrier tir fuori la lingua e gli lecc lo stivale.
Cos' successo? grid Swan, sconvolta. Cosa c'?
Nell'udire la voce, Killer cerc di alzarsi a quattro zampe, ma ormai non
controllava pi il corpo. Ricadde sul fianco, con la testa inerte e gli occhi
gi vitrei.
Josh? chiam Swan. Teneva le mani protese davanti a s, perch qua-
si non vedeva dove andava. Parla, maledizione!
Killer emise un breve ansito e mor. Josh si frappose fra Swan e il ter-
rier. Rusty  stato ferito disse. Da una lince. Dobbiamo sbrigarci a por-
tarlo in citt! La prese per il braccio e la tir via, prima che vedesse il terrier morto.
Con delicatezza Josh adagi Rusty sul retro del carro e gli mise addosso
la coperta rossa. Rusty tremava, era quasi incosciente. Josh disse a Swan di
stare vicino al ferito e and sul davanti del carro. Prese le redini di Mulo e
schiocc la lingua. Il vecchio cavallo, forse sorpreso dal verso o dall'insoli-
ta tensione sulle redini, mand dalle froge una nuvoletta di vapore e si lan-
ci al piccolo galoppo, tirando il carro con forza nuova.
Swan sollev il lembo della tenda. E Killer? Non possiamo lasciarlo.
Josh non riusc a dirle che il cane era morto. Trover la strada, vedrai.
Mosse di nuovo le redini contro il posteriore di Mulo. Forza, Mulo! Vai, bello!
Il carro super la curva, pass con le ruote ai due lati di Killer; e gli zoc-
coli di Mulo sollevarono schizzi di neve, mentre il cavallo galoppava verso Mary's Rest.
...
.
...
58.
.
La strada prosegu per altri due chilometri, prima che i boschi lasciasse-
ro posto a un terreno ondulato e brullo, dove forse un tempo c'erano campi
arati lungo i pendii delle colline. Adesso era un deserto coperto di neve, in-
terrotto da alberi neri, contorti in forme tormentate e surrealistiche. Per
c'era una specie di paese: ai lati della strada erano raggnippate forse trecen-
to baracche di legno, segnate dalle intemperie. Sette anni prima, pens
Josh, una vista del genere avrebbe significato che entrava in un ghetto, ma
ora lo rallegrava al punto da piangere. Vicoli fangosi passavano fra le ba-
racche, il fumo si alzava nell'aria gelida dai tubi di stufa che sporgevano
dai tetti. Lumi brillavano dietro finestre isolate da fogli di giornali ingialliti
e di riviste. Cani pelle e ossa ringhiarono e latrarono attorno alle zampe di
Mulo, quando Josh ferm il carro in mezzo alle baracche. Dall'altra parte
della strada, un poco pi avanti, un mucchio di travi annerite indicava il
punto in cui un edificio di Mary's Rest era bruciato. L'incendio risaliva a
qualche tempo prima, perch nuova neve si era ammassata sulle macerie.
Ehi! grid Josh. Aiutateci!
Alcuni bambini magri, con indosso cappotti a brandelli, uscirono dai vi-
coli a vedere che cosa accadeva. C' un medico, qui? domand loro
Josh, ma quelli si sparpagliarono di nuovo nei vicoli. La porta di una ba-
racca vicina si apr e un viso dalla barba nera scrut fuori con diffidenza.
Ci serve un medico! disse Josh. Il barbuto scosse la testa e chiuse la porta.
Josh spinse Mulo pi avanti. Continu a gridare chiedendo un medico;
alcuni aprirono la porta e lo guardarono passare, ma nessuno offr aiuto.
Un poco pi oltre, un branco di cani strappava brandelli dai resti di un a-
nimale mezzo sepolto nel fango; i randagi ringhiarono e cercarono di az-
zannare Mulo, ma il vecchio cavallo non si lasci intimorire e tir dritto.
Dal vano di una porta si sporse un vecchio emaciato e coperto di stracci,
con la faccia chiazzata di cheloidi rosse. Non c' posto, qui. Non c' cibo!
Non vogliamo forestieri! grid, colpendo con un bastone nodoso la fian-
cata del carro.
Josh aveva gi visto un mucchio di posti squallidi, ma questo era il peg-
giore di tutti: un villaggio di estranei, dove a nessuno importava un fico di
chi viveva o moriva nel tugurio accanto. Vi incombeva una funesta atmo-
sfera di disfatta e di scoraggiamento; perfino l'aria puzzava di marciume
rancido. Se la ferita di Rusty non fosse stata cos grave, Josh avrebbe spin-
to il carro dritto al di l di quella piaga di villaggio, in piena campagna,
dove l'aria aveva ancora un odore mezzo decente.
Una figura dalla testa deforme barcoll lungo la strada. Josh riconobbe
la stessa malattia che affliggeva lui e Swan. Diede una voce allo sventura-
to, ma lui o lei, chiunque fosse, si gir, s'infil di corsa in un vicolo e
scomparve. A qualche passo di distanza giaceva un cadavere nudo, che
mostrava i denti in quello che forse era un sogghigno di liberazione. Alcu-
ni cani lo annusavano, ma non avevano ancora iniziato il festino.
E poi Mulo si ferm come se avesse urtato in un muro di mattoni, cacci
un nitrito acuto e quasi s'impenn. Ehi! Calma, ora! grid Josh, cercan-
do di mantenere il controllo del cavallo.
Nella strada, davanti a loro, c'era qualcuno. La figura indossava una
sbiadita giacca di jeans e un berretto verde; sedeva sopra un carrettino ros-
so da bambini. Non aveva gambe: i calzoni arrotolati erano vuoti dalla co-
scia in gi. Ehi! disse Josh. C' un medico, in questo paese?
Il viso si gir lentamente verso di lui. Era quello di un uomo con una
barba castano chiaro, rada e arruffata, e occhi incerti e tormentati. Ci oc-
corre un medico disse Josh. Puoi aiutarci?
Forse l'uomo aveva sorriso, ma Josh non ne fu sicuro. L'uomo disse:
Benvenuto!
Un medico! Capisci?
Benvenuto! ripet l'uomo; e rise. Josh cap che era pazzo. L'uomo tuf-
f le mani nella fanghiglia e spinse il carrettino per attraversare la strada.
Benvenuto! grid, scomparendo in un vicolo.
Josh rabbrivid, e non solo per il freddo. Gli occhi di quell'uomo... erano
gli occhi pi spaventosi che avesse mai visto. Calm Mulo e lo spinse di
nuovo avanti.
Continu a gridare richieste d'aiuto. Di tanto in tanto un viso si sporgeva
a guardare dal vano della porta e subito si ritraeva. Rusty morir, pens
Josh; perder tutto il sangue e non un solo bastardo in questo villaggio
d'inferno muover un dito per salvarlo!
Volute di fumo giallastro si librarono attraverso la strada, mentre le ruo-
te del carro passavano fra pozzanghere di rifiuti umani. Aiutateci! Josh
cominciava a perdere la voce. Per favore... per l'amor di Dio... aiutateci!
Cristo! Cosa c' da gridare tanto?
Sorpreso, Josh gir la testa in direzione della voce. Ferma sulla soglia di
un tugurio decrepito c'era una nera dai lunghi capelli grigio ferro. Indossa-
va un cappotto ricavato cucendo insieme un centinaio di pezzi di stoffe di-
verse.
Devo trovare un medico! Puoi aiutarmi?
Cos'hai che non va? Gli occhi, color dei centesimi di rame, si soc-
chiusero. Tifo? Dissenteria?
No. Il mio amico  ferito.  nel retro.
Non ci sono medici a Mary's Rest. Il medico  morto di tifo. Nessuno ti
pu aiutare.
Perde un mucchio di sangue! Dove posso portarlo?
Portalo al Pozzo sugger la donna. Aveva lineamenti marcati, viso re-
gale. Un paio di chilometri sempre dritto. Ci vanno a finire tutti i ca-
daveri. Da dietro la porta, un bambino sui sette, otto anni, sporse in-
curiosito il viso scuro; la donna gli pos la mano sulla spalla. Non c'
nessun posto dove portarlo, tranne quello.
Rusty non  morto, signora! replic Josh. Ma morir di sicuro, se
non trovo aiuto! Mosse le redini di Mulo.
La nera lo lasci avanzare di qualche metro, poi disse: Aspetta!
Josh ferm il cavallo.
La donna scese i gradini davanti alla baracca e si avvicin al retro del
carro, mentre il bambino la guardava, nervoso. Apri quest'affare! disse...
e di colpo la falda posteriore del tendone si apr. La donna si trov a faccia
a faccia con Swan: arretr d'un passo, trasse un respiro profondo, raccolse
di nuovo il coraggio e guard dentro il carro l'uomo bianco tutto insangui-
nato, disteso sotto la coperta rossa. Non si muoveva.  ancora vi-
vo?domand la donna alla figura senza viso.
S, signora rispose Swan. Ma respira con difficolt.
La donna cap il S, ma non il resto. Cos' accaduto?
Assalito da una linee disse Josh, avvicinandosi. Era talmente scosso
da reggersi a stento. La donna gli rivolse una lunga, penetrante occhiata,
con quei suoi occhi color rame. La bestiaccia aveva due teste aggiunse
Josh.
Gi. Ce n' un mucchio, di mostri cos, nei boschi. T'ammazzano di si-
curo. Diede un'occhiata alla baracca, guard di nuovo Rusty. L'uomo e-
mise un debole gemito e la nera vide l'orribile ferita sulla faccia. Lasci
uscire il fiato, a denti stretti. Be', portatelo dentro, allora.
Puoi aiutarlo?
Vedremo. Mentre si dirigeva alla baracca, si volt per dire: Sono sar-
ta. Assai brava, con ago e filo per suture. Portalo dentro.
L'interno della baracca era squallido quanto l'esterno, ma c'erano due
lumi accesi e, alle pareti, pezzi di stoffa dai colori vivaci. Al centro della
stanza c'era una stufa di fortuna, ottenuta mettendo insieme parti di lavatri-
ce, di refrigeratore e forse d'un camion o di un'automobile. Alcuni pezzi di
legno ardevano dietro la grata che un tempo era una griglia di radiatore e
fornivano calore solo nel raggio di qualche passo. Il fumo si alzava verso
l'imbuto infilato nel tetto e riempiva la baracca di una nebbiolina giallastra.
Il mobilio - un tavolo e due sedie - era rozzamente ricavato da assi tar-
late di pino. Vecchi giornali coprivano le finestre e il vento sibilava nelle
fessure delle pareti. Sul tavolo c'erano ritagli di stoffa, forbici, aghi e simi-
li; un cestino conteneva altri pezzi di stoffa di colori e disegni diversi.
Non  molto disse la donna, con una scrollata di spalle. Ma c' chi
possiede anche meno. Portatelo qui. Indic a Josh un secondo locale, pi
piccolo, con un branda di ferro e un materasso imbottito di giornali e di
stracci. Per terra, accanto alla branda, c'era un mucchietto di stracci, un
guanciale fatto con pezzi di stoffa cuciti insieme, una coperta leggera: il
giaciglio, pens Josh, del bambino. Nella stanza non c'erano finestre; ma vi
ardeva un lume, dietro il quale era posto un pezzo di lamiera lucida per ri-
flettere la luce. Alla parete, un quadretto a olio mostrava un Ges nero so-
pra una collina circondata di pecore.
Mettilo disteso disse la dorina. Non sul mio letto, stupido! Per terra.
Josh distese Rusty a terra, la testa sul guanciale.
Levagli la giacca e il maglione, cos vedo se nel braccio resta ancora un
po' di carne.
Josh esegu, mentre Swan era ferma sulla soglia, la testa piegata da un
lato per vedere. Il bambino, dalla parte opposta, fissava Swan.
La donna prese il lume e lo pos accanto a Rusty. Mand un lieve fi-
schio. Raschiato fin quasi all'osso. Aaron, porta qui gli altri lumi. Poi
vammi a prendere l'ago d'osso, quello lungo, il gomitolo di filo e un paio
di forbici affilate. Sbrigati!
S, mamma disse Aaron e pass di corsa davanti a Swan.
Come si chiama il tuo amico?
Rusty.
 ridotto male. Non so se riesco a ricucirlo, ma far del mio meglio.
Ho solo neve sciolta per pulire le ferite. Certo, non  bello mettere quella
merda nelle... S'interruppe, guardando la pelle chiazzata di Josh, che si
era tolto i guanti. Sei bianco o nero? domand.
Ha ancora importanza?
No. Non credo. Aaron port i due lumi e la donna li dispose intorno
alla testa di Rusty, mentre il bambino andava a prendere il resto. Un no-
me ce l'hai?
Josh Hutchins. La ragazza si chiama Swan.
La donna annu. Con dita lunghe e delicate sfior gli orli laceri della fe-
rita alla spalla. Glory Bowen. Vivo cucendo vestiti per gli altri, ma non
sono medico. Al massimo, ho aiutato qualche donna a partorire... ma so
cucire stoffa, pelle di cane e di vacca; forse la pelle umana non  molto di-
versa.
All'improvviso Rusty s'irrigid. Apr gli occhi e cerc di alzarsi a sedere,
ma Josh e Glory Bowen lo tennero disteso. Rusty lott per qualche istante,
poi parve capire dove si trovava e si rilass. Josh? disse.
S, sono qui.
La bastarda m'ha preso, eh? Quella vecchia bastarda di una linee a due
teste. M'ha preso proprio a calci in culo. Batt le palpebre, guard Glory.
E tu chi sei?
Sono la donna che fra tre minuti odierai rispose la nera con calma.
Aaron arriv portando una sottile e acuminata scheggia d'osso lunga alme-
no otto centimetri e la mise sul palmo della madre, insieme con un piccolo
gomitolo di filo che sembrava incerato e con un paio di forbici. Poi si ri-
trasse dall'altra parte della stanza, continuando a muovere avanti e indietro
lo sguardo, da Swan agli altri.
Cosa mi fai? Rusty vide l'ago d'osso, mentre Glory infilava nella cru-
na un pezzo di filo e vi faceva un piccolo nodo. Quello a cosa serve?
Lo scoprirai fin troppo presto. Glory prese uno straccio e asciug su-
dore e sangue dal viso di Rusty. Devo darti un paio di punti. Devo ricu-
cirti come una bella camicia nuova. Ti va?
Oh... Dio fu tutto quel che Rusty riusc a dire.
Dobbiamo legarti, oppure ti mostrerai uomo? Non abbiamo niente per
togliere il dolore.
Continua solo... a parlarmi disse Rusty. D'accordo?
Certo. Di cosa parliamo? Punt l'ago vicino alla carne lacerata della
spalla di Rusty. Che ne dici del cibo? Pollo fritto. Un pentolone di Colo-
nel Sanders con sugo bollente. Ti va? Inclin l'ago nella giusta direzione
e si mise al lavoro. Vero che ne senti il profumo?
Rusty chiuse gli occhi. S mormor, con voce rauca. Oh, s... certo
che lo sento.
Swan non sopportava di vederlo soffrire. And nell'altra stanza, si acco-
st alla stufa per scaldarsi. Aaron si sporse dal vano a scrutarla, poi ritrasse
di scatto la testa. Swan ud Rusty trattenere il fiato; allora and alla porta e
usc.
Sal sul carro a prendere Crybaby, poi and ad accarezzare il collo di
Mulo. Era preoccupata per Killer. Come avrebbe fatto a trovarli? E se una
linee aveva ridotto Rusty in quello stato, cosa avrebbe fatto al terrier?
Trover la strada, vedrai aveva detto Josh.
Hai una testa l dentro? domand una vocetta curiosa, al suo fianco.
Aaron era fermo a qualche passo da lei.
Sai parlare, vero? Ti ho sentita dire qualcosa a mia mamma.
So parlare rispose Swan. Devo parlare lentamente, per, per farmi
capire.
Oh. La tua testa sembra una grossa zucca.
Swan sorrise e la pelle del viso si stir tanto da darle l'impressione che si
lacerasse. Il bambino era sincero, non crudele. Hai ragione disse. E, s,
ho una testa, qui dentro; ma  tutta coperta.
Ho visto altri come te. Mamma dice che non  una vera malattia. Ti
becchi quella cosa e te la tieni per tutta la vita.  vero?
Non so.
Dice che non si attacca, per. Se si attaccava, ormai qui tutti ce l'a-
vevano. Che bastone  quello?
Una bacchetta da rabdomante.
Una cosa?
Swan gli spieg che una bacchetta da rabdomante trovava l'acqua, se sa-
pevi come impugnare i rami biforcuti, ma che lei non l'aveva mai trovata.
Le parve che la voce gentile di Leona Skelton veleggiasse nel tempo per
sussurrarle: Il lavoro di Crybaby non  ancora terminato... nient'affatto!
Allora forse tu non la impugni giusta disse Aaron.
La uso solo come bastone per sorreggermi. Non ci vedo bene.
Credo anch'io. Non hai occhi!
Swan rise e sent i muscoli del viso sgelarsi. Il vento port un'altra zaffa-
ta del nauseante lezzo di marcio che Swan aveva notato appena erano en-
trati a Mary's Rest. Aaron? domand. Cos' questo puzzo?
Quale puzzo?
Il bambino ci aveva fatto l'abitudine, cap Swan. Dappertutto c'erano ri-
fiuti umani e immondizia; ma quel tanfo era ancora pi nauseante. Viene
e va disse. Lo porta il Vento.
Ah, dev'essere il laghetto. Quel che resta, voglio dire. Non  molto lon-
tano. Vuoi vederlo?
No, pens, Swan, non voleva avvicinarsi a una cosa cos rivoltante. Ma
Aaron sembrava ansioso di compiacerla e lei era anche un po' curiosa. Va
bene, ma dobbiamo camminare pianissimo. E non scappare via lasciando-
mi l, d'accordo?
D'accordo rispose il bambino. Corse prontamente avanti per una deci-
na di metri in un vicolo fangoso; si gir e aspett che lei lo raggiungesse.
Swan lo segu nei vicoli stretti e luridi. Parecchie baracche erano state
bruciate e la gente si scavava ancora rifugi fra le macerie. Swan tast avan-
ti con Crybaby e si spavent quando un cane scheletrico balz fuori da un
altro vicolo; Aaron tir un calcio al cane e lo mise in fuga. Dietro una por-
ta chiusa, un neonato piangeva per la fame. Pi avanti, Swan quasi in-
ciamp in un uomo rannicchiato nel fango. Abbass la mano per toccarlo
sulla spalla, ma Aaron disse:  morto! Vieni, non  lontano!
Passarono fra le miserabili baracche d'assicelle sovrapposte e sbucarono
in un vasto campo coperto di neve grigia. Qua e l giaceva il cadavere rat-
trappito e congelato d'un essere umano o d'un animale. Vieni! disse Aa-
ron, saltellando impaziente. Lui era nato fra la morte, l'aveva vista tante di
quelle volte da considerarla ormai uno spettacolo normale. Scavalc il ca-
davere di una donna e continu gi per una lieve discesa, fino al laghetto
che nel corso degli anni aveva attirato a Mary's Rest centinaia di viandanti.
Eccolo l disse Aaron, quando Swan gli fu accanto.
Una trentina di metri pi avanti c'era quello che un tempo era davvero
un laghetto, annidato ora fra alberi morti. Forse restavano cinque centime-
tri d'acqua verdastra proprio al centro e tutt'intorno c'era fango giallastro
pieno di crepe, dall'aria nociva.
E in quel fango erano mezzo sepolte decine di scheletri umani e animali,
come se le sciagurate creature vi fossero state risucchiate mentre cercava-
no di arrivare alle ultime gocce d'acqua contaminata. Alcuni corvi, appol-
laiati sulle ossa, aspettavano. Nel fango c'erano anche mucchi di escremen-
ti umani congelati e d'immondizia; il tanfo diede a Swan il voltastomaco:
era acre come quello di una piaga aperta o di un bugliolo non lavato.
Qui  il massimo cui puoi arrivare senza stare male disse Aaron. Ma
volevo mostrartelo. Non ha un colore curioso?
Dio mio! Swan cerc di soffocare i conati di vomito. Perch nessuno
lo pulisce?
Pulisce cosa? domand Aaron.
Il laghetto! Una volta non era cos, giusto?
Oh, no! Mi ricordo quando c'era l'acqua. Vera acqua da bere. Mamma
dice per che si  esaurito. Dice che non poteva durare per sempre, tanto.
Swan fu costretta a distogliere lo sguardo. Sul pendio, una figura so-
litria riempiva di neve un secchio. Sciogliere la neve grigia per avere ac-
qua da bere significava morte lenta, ma era meglio del lago velenoso.
Possiamo tornare disse Swan. Inizi a risalire lentamente l'altura, ta-
stando con Crybaby il terreno davanti a s.
Superata la cima, inciamp in un cadavere che giaceva sulla sua strada.
Si ferm a guardare la piccola figura d'un bambino. Non poteva dire se
fosse stato un maschietto o una femminuccia, ma era morto disteso sullo
stomaco, con una mano artigliata al terreno e l'altra stretta a pugno. Swan
fiss quelle manine, livide e ceree contro la neve. Perch questi cadaveri
sono qui intorno? domand.
Perch  l che sono morti rispose Aaron, come se lei fosse la zuccona
pi stupida del mondo. Questo qui cercava di scavare qualcosa.
Radici, forse. A volte riesci a strappare radici dal terreno, a volte no.
Quando mamma le trova, ne fa una minestra.
Radici? Che tipo di radici?
Certo che fai un mucchio di domande disse lui, spazientito, e allung
il passo.
Che tipo di radici? ripet Swan, lentamente ma in tono fermo.
Radici di granturco, mi pare! Aaron scroll le spalle. Mamma dice
che una volta c'era un grande campo di granturco laggi, ma  morto tutto.
Rimangono solo alcune radici... se uno ha la fortuna di trovarle. Vieni, ora.
Ho freddo!
Swan guard il campo brullo che si estendeva dalle baracche al laghetto.
I cadaveri vi giacevano come bizzarri punti interrogativi scarabocchiati so-
pra una lavagna grigia. La vista del suo unico occhio svaniva e tornava,
quel che c'era sotto la spessa crosta d'escrescenze bruciava e ribolliva. Le
mani bianche e congelate del bambino attirarono di nuovo la sua attenzio-
ne. Era rimasta colpita da qualcosa, in quelle mani... ma non sapeva cosa.
Il lezzo del laghetto le sconvolse lo stomaco; Swan segu Aaron e torn
verso le baracche.
Una volta c'era un grande campo di granturco laggi, aveva detto Aaron.
Ma  morto tutto.
Con la bacchetta, Swan gratt la neve. La terra era nera e dura. Se rima-
nevano radici, erano molto sotto la crosta.
Camminavano ancora fra i vicoli tortuosi, quando Swan ud Mulo ni-
trire: era un grido d'allarme. Acceler il passo, muovendo con forza davan-
ti a s la bacchetta da rabdomante.
Mentre uscivano dal vicolo accanto alla baracca di Glory Bowen, Mulo
mand un nitrito acuto, di rabbia e di paura. Swan pieg la testa per vedere
che cosa succedeva; alla fine distinse parecchi individui coperti di stracci
che sciamavano sul carro e lo facevano a pezzi, strappavano la tenda e si
azzuffavano per i brandelli, arraffavano coperte, cibo in scatola, vestiti e si
allontanavano di corsa con il bottino. Fermi! grid. Naturalmente, nes-
suno le bad. Uno sciacallo cerc di staccare Mulo dai finimenti, ma il ca-
vallo s'impenn e scalci con tanta forza da farlo fuggire. Altri cercavano
di smontare le ruote. Fermi! grid Swan, avanzando a passo incerto.
Qualcuno la urt, la sbatt nel fango gelido e quasi la calpest. L vicino,
due uomini si azzuffavano nel fango per il possesso di una coperta. La zuf-
fa fin quando un terzo arraff la coperta e se la svign.
La porta della baracca si spalanc. Josh aveva udito il grido di Swan e
adesso vide il carro ridotto a pezzi. Fu preso dal panico. Avevano solo
quello! Un uomo correva tenendo sottobraccio un fagotto di maglioni e di
calze; Josh lo insegu, ma scivol nel fango. Gli sciacalli si allontanarono
in tutte le direzioni, portando via gli ultimi pezzi di tenda, tutto il cibo, le
armi, le coperte, ogni cosa. Una donna con una cheloide arancione che le
copriva mezza faccia cerc di strappare di dosso a Swan il cappotto, ma
Swan si pieg in due e la donna le diede un pugno, gridando di rabbia.
Quando Josh si alz, la donna fugg in un vicolo.
A un tratto erano spariti tutti, com'era sparito anche il contenuto del car-
ro... compresa la maggior parte del carro stesso.
Maledizione! imprec Josh. Non era rimasto niente, tranne l'inte-
laiatura e Mulo, che ancora sbuffava e sgroppava. Siamo nella merda fino
al collo, pens Josh; non abbiamo pi niente da mangiare, non ci resta
neppure un maledetto calzino! Stai bene? disse a Swan, aiutandola a
rialzarsi. Aaron, accanto a lei, allung la mano per toccare la testa bitorzo-
luta come una zucca, ma la ritrasse all'ultimo istante.
S disse Swan. La spalla le doleva un poco, dove l'avevano urtata. S,
credo di s.
Josh l'aiut a reggersi in piedi. Ci hanno preso tutto quel che aveva-
mo! disse, infuriato. Nel fango c'erano alcuni oggetti abbandonati: una
tazza di stagno ammaccata, uno scialle liso, uno stivale consunto che
Rusty intendeva riparare e che non si era mai deciso ad aggiustare.
Se lasci roba in giro, te la rubano di sicuro! disse Aaron, saggiamente.
Anche gli stupidi lo sanno!
Forse ne hanno pi bisogno di noi rispose Swan.
Josh prov l'impulso di ridere, ma si trattenne. Swan aveva ragione. Lo-
ro, almeno, avevano cappotto e guanti, calze pesanti e stivali robusti. Inve-
ce alcuni di quegli sciacalli non erano molto lontani dall'indossare solo l'a-
bito della Genesi... a parte il fatto che non si poteva essere pi lontani di
cos dal giardino dell'Eden.
Swan and a calmare Mulo, accarezzandolo sul muso. Il cavallo per
non smise di mandare brontolii nervosi e sinistri.
Meglio entrare disse Josh a Swan. Il vento diventa pi forte.
Swan si avvicin, ma si ferm quando con Crybaby tocc qualcosa di
duro nel fango. Si chin con prudenza, frug nella fanghiglia, si rialz
reggendo in mano lo scuro specchio ovale che qualcuno aveva lasciato ca-
dere. Lo specchio magico, pens. Da molto tempo non lo guardava. Ma
adesso lo ripul strofinandolo sulla gamba dei jeans e lo tenne davanti a s,
reggendolo per il manico in cui erano intagliate le due maschere che guar-
davano in direzioni diverse.
Cos' quella roba? domand Aaron. Riesci a vederti l dentro?
Swan vedeva solo il debole contorno della sua testa; pens che sembrava
davvero una vecchia zucca piena di bitorzoli. Abbass il braccio... e in
quel momento qualcosa lampeggi nel vetro. Swan alz di nuovo lo spec-
chio e si gir in modo che l'oggetto fronteggiasse un'altra direzione; cerc
il lampo di luce, ma non lo trov. Si spost d'un passo sulla destra... e ri-
mase senza fiato.
Le parve che a meno di tre metri dietro di lei ci fosse la figura che reg-
geva il cerchio ardente di luce... vicina, adesso, molto vicina. Swan non
riusciva ancora a distinguerne i lineamenti. Sentiva, tuttavia, che nel viso
della figura c'era qualcosa di sbagliato: era distorto e deforme, ma non co-
me il suo. La figura poteva essere quella di una donna, solo dal portamen-
to. Cos vicina, cos vicina... eppure Swan sapeva che se lei si fosse volta-
ta, dietro di s non avrebbe visto nessuno, a parte le baracche e i vicoli.
In quale direzione  rivolto lo specchio? domand a Josh.
Nord rispose lui. Siamo arrivati da sud. Da quella parte. Indic la
direzione opposta. Perch? Non avrebbe mai capito che cosa vedeva,
Swan, quando guardava in quell'affare. Se glielo domandava, lei scrollava
le spalle e metteva via lo specchio. Ma a lui lo specchio continuava a ri-
cordare quel versetto della Bibbia che a sua madre piaceva leggergli: In-
fatti ora vediamo oscuramente in un vetro, ma poi faccia a faccia.
La figura con l'ardente cerchio di luce, pens Swan, non era mai stata
cos vicina. A volte era stata tanto lontana che la luce era solo una scintilla
nel vetro. Non sapeva chi fosse quella figura, n che cosa fosse il cerchio
di luce; ma sapeva che tutt'e due erano molto importanti. E ora la donna
era vicina, forse si trovava da qualche parte a nord di Mary's Rest.
Fu sul punto di parlarne a Josh, quando vide comparire nello specchio,
da sopra la sua spalla sinistra, la faccia con la carne lebbrosa, simile a per-
gamena: riemp l'intero specchio; la bocca dalle labbra grigie si apr in un
ghigno; sulla fronte si spalanc un occhio scarlatto dalla pupilla d'ebano;
nella guancia si allarg come uno squarcio una seconda bocca, piena di
denti affilati; e i denti si tesero come se volessero mordere Swan alla nuca.
La ragazza si gir con tale rapidit che il peso della testa rischi di farla
girare come una trottola.
Alle sue spalle, la strada era deserta.
Swan abbass lo specchio; aveva visto fin troppo, per un solo giorno. Se
le immagini dello specchio magico erano vere, la figura con il cerchio di
luce era molto vicina.
Ma ancora pi vicino era il mostro che le ricordava il Diavolo dei ta-
rocchi di Leona Skelton.
Josh guard Swan salire i gradini ed entrare nella baracca di Glory Bo-
wen; poi rivolse lo sguardo a nord, lungo la strada: non c'era alcun movi-
mento, a parte il fumo che si dissolveva nel vento. Guard di nuovo il car-
ro e scosse la testa. Non avrebbero rubato anche il cavallo, perch Mulo
avrebbe preso a calci chiunque gli si fosse avvicinato; in quanto al carro,
non vi era rimasto nient'altro da portare via. C'era tutto il nostro cibo
disse, quasi fra s. Fino all'ultima maledetta briciola.
Oh, conosco un posto dove puoi acchiapparne di grossi disse Aaron.
Basta sapere dove sono ed essere svelto ad afferrarli.
Svelto ad afferrare cosa?
Topi spieg il bambino, come se anche il pi stupido sapesse che
quella era la prima fonte di sostentamento della gente di Mary's Rest, negli
ultimi anni. La cena di stasera, se restate.
Josh deglut; ma non era del tutto estraneo al gusto di selvatico della
carne di topo. Spero che abbiate sale disse, seguendo Aaron su per i
gradini. A me piacciono ben salati.
Un attimo prima di arrivare alla porta, sent un brivido alla nuca. Ud
Mulo sbuffare e nitrire, guard ancora verso la strada. Aveva la snervante
impressione di essere osservato... no, peggio, di essere analizzato.
Ma non c'era nessuno. Proprio nessuno.
Il vento turbin intorno a lui. A Josh parve di udire uno squittio nel ven-
to... simile al cigolio di ruote bisognose di grasso. Il cigolio svan in un i-
stante.
La luce calava rapidamente. E quello era un posto dove Josh non avreb-
be camminato nei vicoli di notte nemmeno per una bistecca con l'osso. En-
tr nella baracca e chiuse la porta.
...
.
...
FINE Parte 4.